Rapiti dalla magia di Homo Faber

Non direttamente, ma allargando i confini della riflessione si potrebbe arrivare a dire che la ricerca meticolosa e pignola sulla riscoperta del mondo delle arti e dei mestieri, così attiva in questi ultimi anni, di fatto è una risposta a tutte quelle domande che ruotano intorno al rapporto tra uomo, lavoro e felicità.

Il tema è molto sentito e la pandemia ha fatto da detonatore per alcune tendenza già mature da qualche decennio, perché ci ha spinto a ridefinire le nostre priorità, tra le quali il lavoro, che non occupa affatto i primi posti: da qui il fenomeno delle «grandi dimissioni» con 20 milioni di professionisti che hanno abbandonato il proprio impiego solo negli Stati Uniti.

«Si è abbassata la soglia di tolleranza verso una vita che non rende felici, a partire dalla dimensione professionale. Molti si stanno ritraendo da un mondo del lavoro che si sta mostrando ancora poco attento alle necessità del singolo e soprattutto alla sua realizzazione» così scrivono, a quattro mani, il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti e il manager delle risorse umane Paolo Iacci nel saggio Dialogo sul lavoro e la felicità (Egea) nel quale, tra citazioni dei classici ed esempi concreti, raccontano della necessità di superare gli ostacoli che impediscono all’uomo di realizzare se stesso, riscoprendo l’importanza della speculazione, della fantasia, della creatività e della manualità nei luoghi di lavoro così da invertire «una rotta pericolosa».

Per avere spunti ispiratori, per bearsi della fisicità di mani laboriose, per ammirare capolavori che poco hanno a che fare con le catene di montaggio di Amazon vale la pena di provare l’esperienza di Homo Faber. Crafting a more human future, evento giunto alla sua seconda edizione, ideato dalla Michelangelo Foundation, nata per volontà di Johann Rupert, presidente del gruppo svizzero Richemont International, e di Franco Cologni, ex-presidente di Cartier International.

A guidarci lungo il ricco percorso di Homo Faber, che si svolgerà dal 10 aprile al 1° maggio sull’isola di San Giorgio a Venezia, è Alberto Cavalli, curatore generale dell’evento. «Abbiamo lavorato circa tre anni alla realizzazione di questo evento, cambiando anche prospettiva e quindi inserendo, oltre ai grandi maestri, anche i giovani artigiani e oltre agli oggetti decorativi anche quelli funzionali. Lo scopo è di rendere Homo Faber un’esperienza che faccia comprendere come il lavoro non sia solo retribuzione, ma la consapevolezza di poter creare bellezza. Un modo per dire alle nuove generazioni che il talento rende liberi di esprimersi».

L’itinerario suggerito dal curatore Cavalli inizia alla fermata del vaporetto San Zaccaria dove uno shuttle gratuito (il costo del biglietto per l’ingresso, invece, è di 10 euro) condurrà di fronte, sull’isola di San Giorgio presso l’ex Scuola Nautica, restaurata di recente dalla Fondazione Michelangelo: qui la curatrice Judith Clark attraverso suggestioni, percorsi e ispirazioni, che celebrano l’identità di 15 maison come Aquaflor, Hermès, Alaïa, racconta l ’evoluzione del concetto di «ornamento», e della sua traduzione estetica e artigianale.

Si prosegue poi verso la maestosa piscina olimpionica che è stata trasformata dal regista e drammaturgo Bob Wilson in un tributo al Giappone, Paese ospite d’onore della manifestazione, attraverso la messa in scena dell’adattamento dello stesso Wilson della Madama Butterfly di Puccini. Non mancheranno i costumi di Frida Parmeggiani e i video ritratti della coreografa Suzushi Hanayagi.

Uscendo dalla piscina, si attraversano i giardini fino ad arrivare alla sala da tè che la designer Tapiwa Matsinde ha trasformato in un interno bohémien arredato con pezzi meravigliosi di artigiani e artisti di tutto il mondo, per sorseggiare circondati da tanta bellezza il tè creato apposta per Homo Faber da Mariage Frères.

Sul giardino si aprono altri due spazi, uno dei quali, a cura di Jean Blanchart e Stefano Boeri, è dedicato ai maestri d’arte che stanno trasmettendo il loro talento ai giovani artigiani, con tanto di dimostrazioni dal vivo.

Attraverso la stanza Bellezza in fiore, in cui le creazioni di flower designer internazionali dialogano con i vasi Venini, si entra nell’edificio palladiano della Fondazione Cini e nel chiosco dei cipressi, un luogo che di per sé è una scoperta continua.

«A questo punto l’immersione nell’eleganza, nella raffinatezza e nella bellezza è totale, il tutto sublimato dalla presenza dei 12 Tesori viventi del Giappone, magnifici capolavori dell’alto artigianato tradizionale nipponico provenienti da storici atelier che la fotografa Rinko Kawauchi ha ritratto, e noi esposto con orgoglio», conclude Cavalli.

Ma il percorso non è concluso, tocca ai visitatori esplorarlo personalmente.

Lino Tagliapietra (Russell_Johnson)


Komao Hayashi Master from The Ateliers of Wonders series 2020 (Rinko Kawauchi - Michelangelo Foundation)


Darren Appiagyei (Jermaine Miller)


Artisan from CaMacana (Ettore Visentin)


Fortuny Delphos 1930s Isabelle de Borchgrave


Panel Tracing Venice De Castelli (Alberto Parise)


ZIP Antique Artisan from VCA (Van Cleef Arpels)


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