Un giorno nella fabbrica della fortuna

da Lakeland (Florida)

Il bunker si nasconde in fondo a un corridoio anonimo, con le pareti irrobustite da maglie d’acciaio e le finestre blindate da sensori su ogni vetro. Per poter entrare, dopo cortesi insistenze, sono d’obbligo una scorta doppia e un codice segreto di una sequenza esagerata di numeri. Qualche secondo ancora, la serratura si sblocca ed eccolo lì il colosso innervato di luci, chip e cavi, il cervellone incaricato di dispensare milioni di euro, il direttore d’orchestra di una gioia totalmente casuale: è il futuristico computer che coordina la stampa dei biglietti del «Gratta e Vinci», che distribuisce il montepremi partorendo i tagliandi fortunati e sparpagliandoli negli scatoloni destinati ai punti vendita. Ubbidisce al pilota automatico di un ferreo algoritmo criptato, non agli ordini umani e a loro possibili tentazioni; resta immune agli attacchi hacker perché non collegato a internet, si difende da intrusioni fisiche grazie a 64 telecamere con rilevatori di movimento che continuano a registrare anche quando salta la corrente. O qualcuno la fa saltare.

Il cervellone che regola il funzionamento della pressaIgt-Lottomatica

Se la rete cellulare dà forfait, un vistoso telefono rosso da era analogica garantisce il collegamento con le forze dell’ordine, mentre i tesserini elettronici tracciano qualsiasi spostamento dei dipendenti e segnalano eventuali anomalie. Sembrano cautele degne di una struttura militare, premesse da spy story, però siamo in una tipografia. O meglio una zecca, da cui non esce nemmeno una banconota ma un bene più prezioso: «Ogni biglietto è fiducia condensata in un rettangolo di carta. Fiducia che sia stato realizzato a regola d’arte e dia a chiunque lo acquisti la medesima probabilità di successo» dice Marzia Mastrogiacomo, direttore dell’area Lotto e Lotterie di Lottomatica e guida di Panorama nella fabbrica di Lakeland, sonnacchiosa cittadina dalla Florida vicino Tampa, a non troppi chilometri da Orlando. È qui che vengono creati buona parte dei «Gratta e vinci» italiani e di altri 55 Paesi, dalla Svizzera al Messico, dalla Giamaica all’Australia, all’interno di un polo d’eccellenza da 9 mila metri quadri in grado di produrre 11 miliardi di pezzi l’anno e di funzionare senza sosta, 24 ore su 24.

Marzia Mastrogiacomo, direttore dell’area Lotto e Lotterie di LottomaticaIgt-Lottomatica

Appartiene a Igt, società di cui fa parte la stessa Lottomatica. Non ha uguali al mondo per competenza e livello d’innovazione, impiega 300 addetti, si sviluppa intorno a un cuore pulsante, un fulcro: la pressa. Una matrona da record che occupa 100 metri e digerisce rotoli di carta da 10 mila metri di lunghezza e 1.500 chili di peso l’uno. Il suo compito è sfornare 48 mila biglietti al minuto in uno sterminato capannone dove una parete è rivestita con le bandiere dei tanti clienti internazionali dello stabilimento. Quella degli Stati Uniti, per una licenza di comprensibile sciovinismo, pende maestosa e solitaria dal soffitto.

«Ogni biglietto è fiducia condensata in un rettangolo di carta. Fiducia che sia stato realizzato a regola d’arte e dia a chiunque lo acquisti la medesima probabilità di successo»

«La pressa» spiega Mastrogiacomo «ha 22 stazioni e due piani. A quello inferiore stampa gli elementi invariabili, le parti comuni a tutti i biglietti; a quello superiore le sequenze mutevoli, vincenti e non, da svelare grattando la superficie». Che, a sorpresa, non è un adesivo, né un materiale speciale: si tratta di strati d’inchiostro adagiati su un sigillo a base d’acqua. Un sistema pulito, brevettato, che impedisce di vedere gli elementi nascosti spiando in controluce. Uno dei tanti accorgimenti che animano il lavoro qui a Lakeland, dominato da una lampante ossessione per la sicurezza: l’area nella quale i camion prelevano gli scatoloni si apre solo quando si abbassa una fitta saracinesca metallica che blinda l’area della produzione; in un laboratorio adiacente alla fabbrica principale opera una squadra che, camice incluso, sembra uscita fuori da una puntata di «CSI»: è una scientifica delle lotterie che esegue sessanta test all’ora per verificare che i tagliandi siano immuni a manipolazioni con alcol (si utilizza la vodka, gli addetti giurano di non berla in servizio), vapore, scariche elettriche e altri sistemi truffaldini usati dai malintenzionati per scoprire se un biglietto è fortunato senza annullarlo. C’è persino una macchina con un braccio metallico su cui incastrare una moneta: controlla la resistenza delle superfici di carta a vari livelli e intensità di pressione.

Nulla è casuale: i responsabili e il loro staff seguono fedelmente il «working paper», quello che qui tutti chiamano «la Bibbia». Un librone foderato in plastica che detta aspetto grafico e quantità complessiva da produrre. «Al momento» ricorda Mastrogiacomo «in Italia sono presenti oltre 40 diverse tipologie di “Gratta e vinci”, che generano una raccolta annua di 9 miliardi di euro». Di questo importo, una media del 74 per cento viene restituita in vincite e il 14 per cento in tasse; meno del 12 per cento è trattenuto dai venditori e da Lottomatica, che pure deve sostenere i costi di stampa, distribuzione e trasporto. Gli scatoloni partono dalla Florida e raggiungono via mare Livorno o Civitavecchia in circa tre settimane: «Solo a destinazione» continua la responsabile «quando lasciano i nostri magazzini nazionali e arrivano in bar, tabacchi, Autogrill e presso gli altri distributori, vengono attivati e sono pagabili ai giocatori».

Controllo di qualità su un bigliettoIgt-Lottomatica

È l’ultimo sigillo di qualità impresso dallo stabilimento della Florida: il cervellone crea un equivalente digitale criptato della lotteria, inviato separatamente a Lottomatica. Dà modo di riconoscere univocamente ogni singolo biglietto tramite il codice a barre stampato sul retro e una combinazione di tre cifre nascoste nella parte da grattare. È una sorta di filigrana che azzera i falsari perché rende inutile qualsiasi tentativo d’imitazione, contraffazione, incasso illecito. È una tutela soprattutto per i consumatori: basta acquistare i tagliandi da uno qualsiasi dei 69 mila esercizi autorizzati sparsi lungo la Penisola per avere la certezza di essere pagati in caso di vincita. Ecco la fiducia dentro un rettangolo di carta, l’effetto pratico del motto che ballonzola in caratteri maiuscoli sugli schermi dei computer della fabbrica della fortuna: «We don’t do ordinary things». «Non facciamo cose ordinarie».

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