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Florida, sogno di un viaggio impossibile – La recensione

Academy Two, Ufficio stampa Paola Leonardi, F comme Film Severine Brigeot ressources
Claude (Jean Rochefort) a bordo dell'aereo che lo porta a Miami: viaggio reale o metafisico?
Academy Two, Ufficio stampa Paola Leonardi, F comme Film Severine Brigeot ressources
Carole (Sandrine Kiberlain) e Claude (Jean Rochefort): lei quasi "vittima" di un padre svagato e un po' dispettoso
Academy Two, Ufficio stampa Paola Leonardi, F comme Film Severine Brigeot ressources
La brava Sandrine Kiberlain nei panni di Carole sulle rive del lago davanti alla casa paterna
Academy Two, Ufficio stampa Paola Leonardi, F comme Film Severine Brigeot ressources
Jean Rochefort sul set con il regista del film Philippe Le Guay
Academy Two, Ufficio stampa Paola Leonardi, F comme Film Severine Brigeot ressources
Difficile per Carole (Sandrine Kiberlain) conversare con suo padre Claude (Jean Rochefort) sempre più preda della demenza senile
Academy Two, Ufficio stampa Paola Leonardi, F comme Film Severine Brigeot ressources
Jean Rochefort, magnifico protagonista di "Florida", che a volte si crogiola, beatamente inebetito, sulle sue stesse lacune

Certe caratteristiche della demenza senile hanno una loro dimensione cinematografica. Proprio per essere a volte comiche, altre volte tragiche. Del resto sono anche i valori che appartengono alla commedia , quella di confine, ma assai specifica, col dramma. Termini che in qualche modo Philippe Le Guay - regista, sceneggiatore e attore parigino cinquantenne, conosciuto in Italia per Molière in biclicletta (2013), un po’ meno per Le donne del 6° piano (2011) – concreta in Florida (uscita 5 maggio), traendo spunto dalla pièce teatrale Le père di Florian Zeller, molto fortunata, premiata e rappresentata in Francia.

Un luogo della mente

Il titolo rimanda a un luogo della mente. Geografico sì, ma interiore ed astratto. La Florida, appunto. Dove il protagonista di questa storia, l’ottantenne Claude (Jean Rochefort), sa che vive una delle sue due figlie, la minore; e passa il tempo ad aspettarne il ritorno, col proposito alternativo di raggiungerla. Se non che la mente di Claude è traballante e non ricorda (forse non vuole ricordare) che quella figlia “americana” è morta nove anni prima in un incidente stradale;  e si trasformerebbe in autentica deriva del pensiero se ad accudire il papà non ci fosse l’altra figlia Carole (Sandrine Kiberlain), talmente dedita a lui da trascurare buona parte della propria vita, pure sentimentale.

Un'assistenza logorante

Il tempo di Claude trascorre così nella bella villa svizzera sulla riva del lago. Eliminando una badante dopo l’altra tra finte remissività, dispetti e presunzione d’autonomia, richiamando Carole – che si occupa dell’industria cartiera una volta paterna - ad una continua, affettuosa, paziente ma logorante assistenza. Però i segni della stravaganza e dell’incipiente follia dell’uomo sono ingravescenti e fanno lampeggiare pericoli, tanto che la ragazza, neppure più giovanissima, decide di sistemare suo padre in una lussuosa casa di riposo; dov’egli, sognando sempre il ritorno dell’altra figlia o il viaggio per andare a farle visita, sceglie la seconda opzione imbarcandosi su un aereo per la Florida. Alla volta di una Miami rivelatrice, metafisica e, sotto certi aspetti, magica.

Raffinato gioco temporale

L’epilogo, che giustamente non va rivelato, è poetico e quieto,  vagamente malinconico ma non triste. Le Guay evoca Alain Resnais e non ha tutti i torti. Il gioco temporale attivato nel film in tre piani fra presente, flash-back effettivo e flash-forward  illusionistico, è raffinato, efficace e dinamico, confortato e agevolato da un montaggio funzionale. Si sorride spesso delle vacuità di Claude, che a volte si crogiola, beatamente inebetito, sulle sue stesse lacune; e altre volte deraglia clamorosamente dalla realtà, a tratti generando perfino il sospetto che lo faccia apposta. Con una sua speciale dimensione di vanità.

Quel Claude ironico e assente

Il viaggio nell’alienazione, in fondo, è allegro, a tratti crepuscolare, più di rado doloroso e allarmante sul precipizio della senilità mentale ancor prima che fisica. Traballante, ameno e a volte lugubre, Jean Rochefort dà vita ad uno splendido Claude, caracollante sulle sue molleggiatissime sneakers, ironico, perduto, assente, addirittura con soprassalti d’una sessualità ormai innocente, disarmata, obliata. Il film ce ne racconta anche i traumi, memorizzati e rimossi, che lo hanno portato fin qui. Motivandone lo smarrimento. Accanto a lui Sandrine Kiberlain è una Carole nella quale molte figlie si possono riconoscere, amorevoli “vittime” di padri tornati bambini.

In fondo alla strada, sull’orizzonte dell’improbabile, l’aspettativa di una inesistenza, di qualcosa che non potrà avvenire,  di qualcuno  che non arriverà. Se non nella sfera di un universo ipotetico. Un po’ Beckett, un po’ Buzzati. Godot e i Tartari del Deserto. Con la vita che sfila via consumandosi nell’attesa.

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