In Italia una serie lunghissima di sigle, dai garibaldini ai partigiani «cristiani» fino agli oppositori del (defunto) dittatore Francisco Franco, riceve generosi fondi dal ministero della Difesa. Anche in tempi di crisi pandemica. Per farne cosa? Iniziative culturali e sociali di ogni genere.
Dagli oppositori dell’ex dittatore spagnolo, Francisco Franco, morto nel 1975, alle tante organizzazioni che rivendicano le battaglie partigiane, l’elenco è lungo: Anvrg, Aicvas, Anvcg, Aned, Anppia. E davvero in pochi, scorrendo queste sigle, possono comprendere di primo acchito di cosa stiamo parlando. E probabilmente ancora meno crederanno, per esempio, che il primo acronimo stia per «Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini» che conta, secondo quanto comunicato dallo stesso ente, 564 soci ordinari operanti in 24 sezioni presenti in Italia. Una spedizione dei mille in versione dimezzata.
Sempre meno di mille ne ha l’Associazione italiana combattenti volontari antifascisti di Spagna (Aicvas, per l’appunto). Ciononostante, tutte le sigle qui menzionate fanno parte di una selva infinita di enti che ricevono fondi dal ministero della Difesa in qualità di «associazioni combattentistiche» o «d’arma».
Per carità, nessuno mette in dubbio il valore storico e culturale di molte di questi e il loro operato. I garibaldini diffondono, per esempio, le loro idee nel quadrimestrale Camicia rossa. Sta di fatto, però, che il dicastero guidato da Lorenzo Guerini quest’anno, in piena crisi post-pandemica, verserà di concerto col ministero dell’Economia nelle casse di enti e associazioni oltre 1,7 milioni di euro.
Nel dettaglio: i garibaldini riceveranno 45 mila euro. Per fare cosa? «L’Anvrg partecipa, attraverso la sua presidente nazionale, la prof. Annita Garibaldi Jallet, ai lavori della Commissione per l’epistolario di Giuseppe Garibaldi a cura dell’Istituto per la Storia del Risorgimento di Roma» dicono dall’associazione, descrivendo le attività promosse. E ancora: «L’associazione prende parte alle cerimonie patriottiche indette dal ministro della Difesa e altrettanto fanno le sezioni sul territorio in collaborazione con le comunità locali. Collabora altresì con le ambasciate dell’Uruguay, del Brasile, del Montenegro e di Francia».
Agli antifascisti di Spagna andranno invece 31.200 euro. Anche all’Aicvas raccontano a Panorama come vengono impiegati questi fondi: «Siamo una delle organizzazioni più antiche. Organizziamo incontri di natura storica e svolgiamo attività di ricerca. I finanziamenti non servono nemmeno a coprire tutte le spese» dice il presidente Italo Poma. Tra le ultime iniziative descritte sul sito campeggia, per esempio, la presentazione dell’autobiografia di Giovanni Giuseppe Felice «Polo», l’irriducibile (1905-1979), «un operaio comunista tra Friuli, Francia e Spagna», si legge nella scheda di presentazione.
Un nome che non dice molto, in verità. «Ma il nostro compito è proprio quello di garantire la memoria, oggi che molti testimoni diretti della resistenza al dittatore spagnolo Franco non ci sono più» sintetizza Poma. Senza dimenticare che in molti casi le associazioni si sovrappongono. Qualche esempio per capirci.
Tutti noi conosciamo l’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia (99 mila euro nel 2021). Pochi, probabilmente, conoscono l’Associazione nazionale partigiani cristiani (47 mila euro) o, ancora, la Federazione italiana delle associazioni partigiane (66.200 euro). Che dire, poi, dell’Associazione nazionale tra le famiglie italiane dei martiri caduti per la libertà della Patria (altri 111 mila euro) che, si legge dal sito, è «impegnata nel ricordo delle donne e degli uomini – antifascisti, partigiani, semplici civili – vittime delle stragi compiute durante l’occupazione dell’Italia centro-settentrionale da parte dei tedeschi e della Repubblica sociale».
Nulla di più o di meno di altre organizzazioni che se non sono «doppioni», svolgono un’azione davvero molto simile. Una delle sigle più difficoltose alla pronuncia, ad esempio, è senz’altro l’Ancfargl, ovvero l’Associazione nazionale combattenti forze armate regolari della Guerra di liberazione. Per loro sono a disposizione, quest’anno, 33 mila euro. La differenza coi partigiani? Qui ci si occupa dei militari che hanno combattuto accanto agli alleati dall’8 settembre 1943 (il giorno dell’armistizio) fino alla fine della Seconda guerra mondiale.
Non destano meno curiosità anche le associazioni d’arma. Anche qui il catalogo è per tutti i gusti. Se in passato ci si è occupati di carri armati c’è l’Associazioni carristi d’Italia (16.540 euro). Se la mansione del soldato è stato guidare un veicolo c’è l’Associazione autieri d’Italia (30 mila euro). Se invece si è stati in prima linea spunta l’Associazione artiglieri (30.600 euro).
Senza dimenticare, ovviamente, i Paracadutisti d’Italia (34.600 euro), gli Ufficiali tecnici dell’esercito italiano (16 mila), i Genieri e trasmettitori d’Italia (11.300), i Granatieri di Sardegna» (18.953) e, infine, l’Associazione lagunari truppe anfibie (15.500).
E anche qui, come al solito, non mancano associazioni apparentemente uguali per i quali ci si chiede il senso di non provvedere quantomeno a unificare le sigle. Accanto all’Associazione arma aeronautica, per dire, c’è anche l’Associazione nazionale ufficiali aeronautica e l’Associazione nazionale aviazione dell’esercito.
Ancora più paradossale il caso dei sottufficiali che possono tranquillamente scegliere se aderire all’Associazione nazionale sottufficiali (17.900 euro) o all’Unione nazionale sottufficiali (20 mila euro). Da una parte l’Ansi, dall’altra l’Unsi. Scegliere non è un problema. Almeno finché entrambe godranno dei fondi ministeriali. n
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