Fca, perché ha dato un bonus di 990 euro ai dipendenti

Una media di 990 euro lordi in più nella busta paga di febbraio. E' la lieta notizia che hanno ricevuto ieri i dipendenti italiani del gruppo Fiat-Chrysler (Fca), grazie a un bonus che lega le retribuzioni alla produttività e che è stato architettato con l'ultimo contratto collettivo aziendale, siglato a luglio.


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Non tutti i dipendenti, però, riceveranno la stessa cifra sullo stipendio. I premi sono infatti variabili in ogni stabilimento italiano del gruppo, a seconda delle performance raggiunte. Per tutti, ci sarà una "base" di oltre 300 euro, che deriva dai risultati complessivi dell'azienda, molto positivi nel 2015 grazie a un aumento del 46% dei veicoli prodotti nel nostro paese. In ogni fabbrica, poi, verrà erogato ai lavoratori un altro bonus ben più consistente legato all'efficienza.


Pomigliano in testa

A Pomigliano d'Arco (Na), dove si produce la Panda, la busta paga avrà 1.476 euro lordi in più. Stessa cosa a Verrone (in provincia di Biella) dove si realizzano i cambi che vengono poi montati su una vasta gamma di vetture Fca. I dipendenti di Cassino avranno 1.230 euro mentre 922 euro dovrebbe essere il premio spettante ai lavoratori della Maserati di Modena e degli stabilimenti di Grugliasco (To). Meno “fortunati” saranno i lavoratori della controllata Sevel, dell'impianto di Termoli e di quello di Mirafiori dedicato alle carrozzerie, che avranno un bonus di poco superiore a 768 euro (sempre in aggiunta ai 300 euro circa dovuti alla redditività). Per Cnh, la società del gruppo Fca che produce macchine agricole, il premio sarà invece in media di 825 euro. Considerando però gli anticipi già incassati dai lavoratori, la retribuzione variabile che spetta ai dipendenti sarà superiore a 1.100 euro lordi per Cnh e a 1.300 euro per Fca. Non manca però una nota dolente. Poco meno del 3% degli 86mila dipendenti del gruppo non avrà il premio di produttività ed efficienza, mentre incasserà solo quello di oltre 300euro legato alla redditività aziendale. Gli esclusi sono i dipendenti in cassa integrazione che lavorano meno di 11 giorni al mese (o 64 in un trimestre) e gli addetti di alcuni stabilimenti problematici come quello di Pcma Magneti Marelli a Napoli.


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Ma perché gli importi variano da fabbrica a fabbrica? I bonus erogati sono il risultato dell'accordo collettivo aziendale firmato nel luglio scorso dai maggiori sindacati (esclusa la Fiom-Cgil), che si basa su un sistema produttivo ideato diversi anni fa in Giappone e fatto proprio da Fca, per volontà del suo amministratore delegato, Sergio Marchionne. Si chiama World Class Manufacturing e premia la produttività dei dipendenti (ovviamente con aumenti sullo stipendio) a seconda dei risultati e degli obiettivi (target) raggiunti nel loro stabilimento. Si tratta di risultati di tipo quantitativo ma anche qualitativo, che includono per esempio la riduzione degli infortuni sul lavoro.


Landini punzecchiato

Per l'azienda e per i sindacati che hanno firmato l'accordo del luglio scorso, il World Class Manufacturing ha dimostrato di funzionare bene. Non a caso Ferdinando Uliano, della segreteria nazionale della Fim, la federazione dei metalmeccanici della Cisl, non ha risparmiato un po' di frecciatine al suo collega Maurizio Landini, leader della Fiom Cgil, che si è rifiutato di firmare il contratto di Fca nel luglio scorso. “La Fiom avrebbe fatto risparmiare a Marchionne ben 446 milioni di euro”, ha detto Uliano, criticando la battaglia di Landini che voleva tenere i salari legati a doppio filo all'aumento dei prezzi, come avviene nel contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici. Questo contratto collettivo, è bene ricordarlo, in Fca non viene più applicato da quando Marchionne ha deciso di portare la sua azienda fuori da Confindustria e di proporre alle organizzazioni sindacali un accordo aziendale dai contenuti diversi, con un più forte legame delle retribuzioni alla produttività.


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Uliano rileva che, se i dipendenti Fca avessero avuto un aumento soltanto in base all'inflazione, la loro busta paga sarebbe crescita di appena 28 euro all'anno e di poco più di 2 euro al mese, giacché il caroprezzi è oggi vicino allo zero. Michele De Palma, responsabile di Fiom-Cgil per il settore auto, in un comunicato ha invece contestato l'ottimismo delle altre organizzazioni sindacali, ricordando che il bonus non sarà per tutti i dipendenti e che i lavoratori Fca hanno già perso in passato una media di 75 euro lordi al mese sullo stipendio, per la mancata applicazione della paga base spettante invece agli altri addetti del settore metalmeccanico. Tra la Fiom e gli altri sindacati, insomma, i rapporti restano tesi. A dividerli, ancora una volta, è la Fca di Marchionne.


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