Expo 2015: tutto il gusto di scoprire il mondo

Alla Lega del Filo d’Oro l’educazione al gusto e a una corretta nutrizione sono parte integrante del percorso riabilitativo. Anche perché se l’obiettivo, come sempre, è portare il bambino o l’adulto a sviluppare un maggior grado di autonomia, il momento del pasto è un pezzo di questo percorso.

Sono molti i progetti e le attività realizzate in quest’area che coinvolgono gli ospiti dei nostri Centri. In questo numero ve ne raccontiamo alcuni. Non c’è solo silenzio e buio nella vita dei sordociechi, perché un altro canale di conoscenza e relazione è sempre aperto: quello del gusto. Dei cinque sensi, è proprio questo, con il tatto, che permette a molti di loro di scoprire la realtà, oltre naturalmente a costituire una necessità. Ma non è solo questo. «Il gusto suscita un’esperienza sensoriale piacevole e alla portata di tutti», sottolinea Patrizia Ceccarani, direttore tecnico-scientifico della Lega del Filo d’Oro. «Ecco perché da noi l’educazione al gusto e a una corretta nutrizione sono parte del percorso riabilitativo». Un percorso che presenta caratteristiche diverse a seconda del grado di disabilità e dell’età della persona, ma che comunque vede impegnati operatori e specialisti della “Lega” sia sulla vera e propria rieducazione alla masticazione e alla deglutizione sia sull’esperienza sensoriale. «L’obiettivo, come sempre, è portare il bambino o l’adulto a sviluppare un maggior grado di autonomia, che possa essere poi mantenuto una volta che la persona rientra in famiglia», continua Patrizia Ceccarani. I progetti e le attività realizzate in quest’area sono molti e diversificati. I bambini che fanno fatica a masticare o a ingerire svolgono esercizi specifici con la logopedista, che interviene per facilitare o correggere, quando è possibile, masticazione e deglutizione. Si stimolano i muscoli facciali e il cavo orale dei bambini per rendere la deglutizione più sicura, per esempio, perché se è difficoltosa non solo ostacola una corretta alimentazione, ma può rappresentare un pericolo. Quando invece i problemi non sono legati a malformazioni ma a un rifiuto del cibo, si ricorre a rilassanti massaggi del cavo orale e si tocca la lingua con alimenti di sapore dolce e gradevole.

Come per tutti noi, il rapporto con il cibo di una persona con disabilità multisensoriali non è solo soddisfazione di un bisogno fisiologico, ma anche un piacere. Il gusto è un potente fattore di stimolazione che può vincere la naturale chiusura di una persona sordocieca. Nei Centri della Lega del Filo d’Oro si cerca quindi di “allenare” il gusto degli ospiti ampliando la gamma di sapori, proponendo spezie e aromi inusuali, offrendo stimoli olfattivi e integrando con appositi esercizi tatto-olfatto (come manipolare chicchi di caffè), e vista-olfatto. E dietista e cuochi cercano di raggiungere un equilibrio ottimale tra alimenti e sapori, tra tecniche di cottura e sensazioni gustative. C’è poi la componente “sociale” del cibo, che non va sottovalutata: nel limite del possibile il momento del pasto è condiviso, e attività come apparecchiare o sparecchiare si svolgono insieme in modo da rinforzare autonomia e capacità di relazione.

Infine, come ben sa chi viaggia, la cucina di un territorio “parla” al visitatore più di tante guide turistiche. Così per “raccontare” il mondo vengono organizzate attività specifiche, come visite ad aziende agricole che offrono degustazioni di prodotti tipici. «In alcuni centri si pratica attività di orto e giardinaggio», conclude Patrizia Ceccarani, «senza dimenticare i laboratori di cucina in cui gli utenti assaporano piatti preparati con le loro mani. Un momento che coinvolge le capacità manuali mentre sviluppa l’autostima.


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