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LUDOVIC MARIN/AFP/Getty Images
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L'Europa vista da Emmanuel Macron

Lezione di Europa alla Sorbona. Professore: Emmanuel Macron. È andata più o meno così il 26 settembre quando il Presidente francese è salito in cattedra nella prestigiosa università parigina (tra qualche fischio) e ha ridisegnato quella che per lui è l'Europa, dando un messaggio chiaro ai partner della UE: bisogna cambiare marcia, ha detto, tagliare le inefficienze, istituire un esercito comune, un bilancio, un ministro delle Finanze, integrare davvero i partner, dalla scuola che dovrà insegnare a tutti due lingue all'intelligence che deve proteggere dal terrorismo.

Di più: taglio dei commissari europei (da 30 a 15), tassa sulle transazioni finanziarie devoluta all'aiuto allo sviluppo, budget più importante per la zona euro, liste transnazionali al Parlamento europeo, "mercato unico digitale" per proteggere "i dati economici delle nostre imprese", carbon tax che deve pesare sulle imprese che inquinano.

L'obiettivo di Macron

Macron vuole gli Stati Uniti d'Europa entro il2024, più precisamente nel giorno della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi 2024, a Parigi. Quel giorno, "risuonerà l'Inno alla Gioia, la bandiera europea sventolerà accanto a quelle nazionali", ha detto il presidente.

Al centro della sua proposta la sicurezza: di fronte al "disimpegno degli Stati Uniti" e ad un "fenomeno terroristico duraturo", c'e' bisogno di una "procura comune antiterrorismo", di una "accademia europea dell'intelligence", di un "ufficio europeo dell'asilo" per filtrare i migranti aventi diritto e di una "polizia europea delle frontiere".

Ma anche l'esercito ha bisogno di un"Esercito Ue" che dovrebbe muovere i primi passi addirittura nel 2020, con un "bilancio comune" per la Difesa e una "strategia di intervento" condivisa.

L'Europa a due velocità

Macron vuole dire basta alla paura dell'Europa "a due velocità", perché già esiste "e non dobbiamo avere paura di dirlo e di volerlo": serve un "cuore", un "nucleo" europeo, poi altri Paesi che possono situarsi a distanze più o meno grandi dallo "zoccolo rafforzato" di quei Paesi che vanno più veloce verso una piena integrazione: "Nessuno resterà fuori" ha detto il presidente "ma chi non vuole partecipare non deve impedire agli altri di procedere".

Alla Germania, reduce dalle elezioni, propone un nuovo "trattato dell'Eliseo" (il primo risale al 22 gennaio 1963, firmato da de Gaulle e Adenauer) da firmare proprio nella ricorrenza del prossimo 22 gennaio. 

All'Italia un messaggio di supporto: "Mancheremo di efficacia e di umanità fin quando lasceremo i nostri partner sommersi, senza aiutarli a difendere le loro frontiere".

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