L'atto di fiducia del Milan

Se a Casa Milan avessero dato retta agli umori dei tifosi, nell'estate 2021 avrebbe fatto partire l'indolente Leao e tenuto il norvegese Hauge: l'uno aveva esaurito i bonus della pazienza del popolo rossonero, l'altro si era appiccicato addosso l'etichetta di nuovo Kakà. Per fortuna del Milan la storia è andata diversamente: Hauge è finito all'Eintracht Francoforte (38 presenze e 3 gol l'anno scorso), Leao è rimasto a Milanello dove è esploso definitivamente a primavera e ora il tema non è mandarlo via ma fare in modo che resti anche oltre la scadenza del contratto nel 2024.

E lo stesso vale per Tonali, bocciato a furor di popolo alla fine dell'anno uno della sua storia milanista e ora vero leader in campo. E' vero che per due parabole a lieto fine ce ne sono anche altre finite male, ma il preambolo è necessario per giustificare l'apertura di credito che Maldini e Massara, gli uomini mercato di Elliott e Cardinale, devono conservare anche dentro una stagione in cui gli investimenti estivi non stanno producendo dividendi. Non c'è nessuno dei nuovi arrivati che sia stato in campo almeno la metà dei minuti giocati fin qui dalla squadra di Pioli (il top è De Ketelaere con 797 su 1.800, ovvero il 44%), non c'è nessuno che abbia lasciato il segno e il bilancio di 2 gol (Origi e Pobega) e un assist (De Ketelaere) è ampiamente sotto ogni previsione anche prudente.

DE KETELAERE, UN TALENTO IN CRISI

In altri contesti la bocciatura sarebbe già nei fatti. In questo Milan è ragionevole rimandare la resa dei conti, soprattutto su Charles De Ketelaere che del mercato è stato l'uomo simbolo, pagato 35 milioni di euro e investito della responsabilità di entrare subito nei meccanismi della squadra. Non è successo. Il belga si è intristito col passare delle settimane e Pioli non gli ha fatto sconti: a livello di presenze c'è stato quasi sempre (18 su 20 potenziali), nella realtà il tecnico non lo schiera titolare dalla trasferta a Zagabria del 25 ottobre e lo ha fatto solo in 8 occasioni ritagliandogli nelle altre il ruolo di subentrato.

Divock OrigiAnsa

IL RENDIMENTO DEGLI ALTRI NUOVI ACQUISTI

Anche gli altri faticano. Divock Origi è stato a lungo ai box per problemi fisici e quando si è visto ha avuto un solo lampo, contro il Monza: 468 minuti giocati in tutto. Tommaso Pobega deve non far rimpiangere la partenza di Kessié, compito arduo, e fin qui non c'è riuscito: 586' in campo, solo 5 volte da titolare per dare respiro a Bennacer e Tonali. Gli altri sono contorno e belle speranze a partire da Malick Thiaw gettato nella mischia a Verona e Cremona (68 minuti in tutto), protagonista di un paio di belle cose ma non ancora sufficientemente cresciuto da poter essere una vera alternativa.

I veri misteri sono Yacine Adli e Aster Vranckx: il primo è arrivato al Milan dopo un anno in parcheggio al Bordeaux di cui era titolare. Ha vissuto un'ultima stagione pessima in Francia, ma non si capisce se sia già stato bocciato dagli uomini di campo del Milan o se semplicemente non abbia ancora avuto lo spazio necessario per farsi vedere. Ha giocato pochissimo (114 minuti) anche perché copre un ruolo in cui Pioli ha molte alternative e, dunque, non è chiaro perché servisse prenderlo a tutti i costi.

Vranckx (30' in campo) è un classe 2002 su cui si punta per il futuro e Serginho Dest (341') una toppa messa per riparare all'infortunio di Florenzi. Punto. Non sono loro su cui si misura il mercato di Maldini e Massara, ma non è sbagliato chiedersi se davvero non servissero profili diversi da quelli arrivati: un centrale difensivo forte, ad esempio, come quel Botman inseguito a lungo. Oppure un vero centrocampista da spendere al posto di Kessié come Renato Sanches, poi finito al PSG.

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