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Cybersecurity: sul nome di Carrai Renzi rischia l'autogoal

"Il governo ha la facoltà di avvalersi di consulenze tecniche: laddove decidesse di avvalersene il governo provvederà a rispondere celermente" a eventuali interrogazioni parlamentari. Lo ha detto il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, rispondendo a un'interrogazione di Sinistra Italiana sulla possibile nomina di Marco Carrai da parte del governo, con una competenza in materia di cyber security.

Carrai, l'uomo al quale Matteo Renzi vorrebbe assegnare il compito di coordinatore della cybersicurezza informatica presso Palazzo Chigi, è legato al premier da un'antica e fraterna amicizia.

Già suo testimone di nozze ai tempi del  matrimonio con Agnese, già capo-segreteria della provincia di Firenze quando a dirigerla c'era il presidente del Consiglio,  Carrai è attualmente però - oltre che il presidente dell'Aeroporto di Firenze e un amico di Renzi - un importante imprenditore di Cys4, un'agenzia che opera proprio nel mondo della sicurezza cibernetica, con solidi rapporti con i governi di Stati Uniti e Israele. 

La qual cosa - mentre a Palazzo Chigi si sta per aprire il risiko delle nomine sui posti chiave nei servizi si sicurezza del Paese - lo rende  oltremodo esposto all'accusa di avere un evidente conflitto di interesse tra il suo ruolo di imprenditore informatico e il ruolo istituzionale assai delicato che dovrebbe ricoprire nei prossimi tempi.

Certo, Renzi (che si è convinto all'indomani delle stragi di Parigi dell'urgenza di creare una struttura di cybersicurezza all'altezza dei tempi che viviamo, e dotata di un corposo budget di 150 milioni già stanziati nella legge di stabilità) ha intenzione di chiedere a Carrai di rinunciare a qualsiasi carica societaria privata prima di assumere il ruolo di responsabile della cybersicurezza.

Ma, in un paese come il nostro, dove la sicurezza è spesso il terreno di scontro di bande e interessi opachi, e dove la duplicazione di enti finisce per far esplodere i costi e produrre gravi problemi di inefficienza, tutto questo non basta a mettere la mordacchia alle polemiche crescenti che stanno montando sulla nomina di Carrai. Né, del resto, pare chiaro come Renzi intenda incardinare il nuovo ente preposto alla cybersicurezza nel complesso sistema della sicurezza nel nostro Paese. Sono queste le domande che si fanno un po' tutti.

Sarà un ente nuovo, creato ad hoc? Oppure sarà il vecchio Nucleo per la Sicurezza informatica fondato nel 2013?  Quali compiti avrà? Non c'è il rischio di una duplicazione degli organismi e delle competenze come avvertono molti avvertiti esperti di cose italiane? La nuova struttura sarà nell'ufficio del consigliere militare presso la presidenza del Consiglio? O negli uffici del sottosegretario con delega alla Sicurezza Nazionale, Marco Minniti? O ancora sarà un ente che dipende esclusivamente dalla presidenza del Consiglio? Non c'è il rischio inoltre di duplicazioni e sovrapposizione con le agenzie di intelligence?

Il rischio del pasticcio - al di là di qualsiasi considerazione sul conflitto d interesse eventuale di Carrai - esiste. E suggerirebbe a Renzi di muoversi con estrema cautela, in un settore - come quello della cybersicurezza - che tra i suoi dossier dovrà occuparsi di questioni nient'affatto di secondaria importanza come i dati in chiaro sulla lotta al terrorismo islamico su Internet, sugli attacchi hacker alle infrastrutture del Paese, sul traffico di armi. Questioni, ovviamente, di cui si occuperanno anche in parallelo anche altri pezzi di intelligence, sulle cui prerogative - prima di creare l'ennesimo ente ad hoc e creare un altro pasticcio all'italiana  - occorerebbe fare subito chiarezza. Quali rapporti ci sono tra il Sisde e questo nuovo ente? E che cosa dovrà fare esattamente Carrai? Renzi, su questi dubbi, non scherzi col fuoco. E faccia subito chiarezza.



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