Conservatorio Santa Cecilia
In primo piano, lo studente Dario Potenzano. Sullo sfondo, il Conservatorio Santa Cecilia di Roma il 19 novembre 2019 (Ansa).
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Quer pasticciaccio brutto del Conservatorio Santa Cecilia

  • Quer pasticciaccio brutto del Conservatorio Santa Cecilia
  • Tutte le sentenze & le interpellanze parlamentari

Lo scontro fra studenti e direttore del Conservatorio Santa Cecilia di Roma è arrivato alle carte bollate. Da quattro anni, l'istituzione musicale della capitale è nell'occhio del ciclone: tre ispezioni ministeriali, otto interpellanze parlamentari e 13 sentenze di condanna. Oltre a cinque contestazioni disciplinari agli studenti, di cui quattro per aver espresso dissenso sui disservizi e sulla gestione dell'attuale direzione. Ma l'ultimo episodio è il più clamoroso: uno studente, Dario Potenzano è stato sospeso per due mesi per aver criticato l'operato del direttore Roberto Giuliani durante un'assemblea studentesca online.

L'atto inusuale ha provocato una sollevazione di scudi, di cui è al corrente anche la ministra all'Università e alla Ricerca Maria Cristina Messa. «Non si può confondere la protesta per un disservizio con la mancanza di rispetto per l'istituzione» commentano sconsolati con Panorama alcuni docenti che chiedono l'anonimato per timore di sanzioni disciplinari. La sospensione di Potenzano si inserisce in un contesto già avvelenato in particolare dalle sentenze di condanna di Tribunale del lavoro, Tar e Consiglio di Stato per ingiusti licenziamenti, aumento illegittimo delle tasse per gli studenti orientali (che a sei giorni da inizio anno s'erano visti triplicare la retta), dinieghi di accesso agli atti e altro ancora. A surriscaldare un clima già incandescente, sono arrivate anche le improvvise dimissioni di due Presidenti del Conservatorio in meno di tre anni e il mancato rinnovo della Consulta degli studenti, scaduta nel 2018 e non ancora rinnovata.

Il malcontento dilaga anche online. Basta digitare Conservatorio Santa Cecilia su Google per trovare, nelle sue recensioni, voci di dissenso, con tanto di nome e cognome. Due anni fa uno studente ha commentato: «Pessimo. Gestito in maniera allucinante». Un anno fa, un altro lo ha bollato come «un nido di discriminazione orientale». E un mese fa un altro ha rincarato la dose: «Sconsigliato. I servizi offerti sono approssimativi e mal organizzati (…). Studenti lavoratori come me abbandonati al proprio destino. C'è qualcosa che non va a livello amministrativo». Ma se già prima il Conservatorio romano si reggeva su un delicato equilibrio, con il Covid la situazione è implosa: corsi iniziati in ritardo (con rischio di slittamento delle date di laurea), classi collettive formate con metodi approssimativi e scarsa comunicazione. Tutti i temi all'ordine del giorno dell'assemblea degli studenti che ha poi fornito a Giuliani lo spunto per la sospensione di Dario Potenzano. Un uomo strutturato, questo studente lavoratore: 37 anni, laurea in Ingegneria, oltre a studiare Canto lirico al triennio del Conservatorio è docente di ruolo di Meccanica all'Istituto tecnico aeronautico di Roma. Panorama lo ha intervistato per capire che cosa sta succedendo in una delle più prestigiose istituzioni culturali italiane, che attrae studenti da 52 Paesi del mondo.

Professor Potenzano, un docente che viene sospeso è una notizia.

«Io ai miei studenti trasmetto dei principi: non esistono idee giuste o idee sbagliate. Se ragionevoli e proposte con educazione, le idee devono essere sempre ascoltate e prese in considerazione. Ecco perché, all'indomani del lockdown, con altri studenti avevo chiesto di incontrare il direttore Giuliani per parlare dell'organizzazione della didattica. Insomma, non siamo arrivati allo scontro dall'oggi al domani in maniera ideologizzata. Inizialmente abbiamo provato a dialogare in modo costruttivo, ma Giuliani non ci ha mai ricevuto».

Essendo anche un docente, questa sospensione le brucerà...

«Più che bruciarmi, mi preoccupa l'idea che questa stessa sospensione possa capitare ad altri miei colleghi, molto più giovani di me. E non escludo che ciò possa verificare a breve».

Ma come si è arrivati a questo punto?

«In mancanza della Consulta, e quindi di nostri rappresentanti che potessero dialogare con i vertici, noi studenti abbiamo creato un nostro sindacato. Ci siamo dovuti auto-costituire perché non avevamo alternativa. Abbiamo quindi organizzato più di un'assemblea in cui gli studenti hanno detto la loro, come avviene in qualsiasi assemblea. E una di queste ha fornito lo spunto per la mia sospensione».

Di cosa avete parlato in quell'assemblea?

«Della gestione del Conservatorio durante la pandemia. All'indomani della chiusura, il direttore non ha riorganizzato la didattica coinvolgendo studenti e docenti. Ha trasferito tout court il Conservatorio da remoto».

Ma così è riuscito a portare avanti la didattica.

«Vero. Il problema è che dalla discussione sulla riorganizzazione siamo stati estromessi noi studenti. Le prime lettere a Giuliani chiedevano proprio di creare un luogo di incontro in via provvisoria al posto della Consulta, visto che quest'organo di rappresentanza, scaduto nel 2018, non era stato rinnovato. Prima del novembre del 2018 si sarebbero dovute indire nuove elezioni. E tutt'oggi, nonostante le nostre reiterate richieste, non sono state indette. In assenza della Consulta, non ci sono i nostri rappresentanti negli organi di governo. Noi abbiamo ribadito l'obbligatorietà della rappresentanza studentesca, come previsto dal Dpr 132 del 2003, sia all'amministrazione Giuliani sia al Ministero. Oltretutto, l'assenza prolungata di questa rappresentanza pone non pochi dubbi sulla legittimità su tutti gli atti emanati dagli organi stessi».

Ma perché Giuliani non ha rinnovato la Consulta?

«Questo dovrebbe chiederlo a lui. Giuliani ha anteposto come scusa che durante il lockdown non si potevano indire elezioni. Ma la Consulta era già scaduta molto prima, fermo restando che altre istituzioni studentesche, compresi i conservatori di musica, hanno rinnovato le componenti studentesche in piena pandemia. Le elezioni si possono procrastinare di qualche mese, non rinviare sine die».

La riorganizzazione didattica di Giuliani che problemi ha comportato?

«Inizialmente non c'erano né linee guida né una piattaforma istituzionale. L'attività didattica è stata affidata alla libera iniziativa dei docenti, che per fare lezione hanno attivato i mezzi più disparati, compreso WhatsApp. A differenza di tantissimi conservatori e università che si sono organizzati in tempi rapidissimi con piattaforme in grado di registrare presenze e assenze e fornite della possibilità di fare videoconferenze, la nostra piattaforma è arrivata solo a giugno e ha presentato una serie di inefficienze oggettive. Ma noi volevamo dialogare con Giuliani anche per risolvere problemi pratici. Per esempio, ci sono discipline di musica d'assieme in cui più soggetti suonano e cantano contemporaneamente. Immaginare che questa cosa possa essere fatta da remoto, con un cantante che canta in una casa e il pianista che lo accompagna in un'altra casa non è praticabile. Il primo attacco di Giuliani, insomma, è stato il suo silenzio rispetto a un nostro coinvolgimento nella discussione».

Poi, il 10 dicembre, c'è stato il click day...

«Per poter scegliere il docente delle materie di gruppo, in barba al principio della continuità didattica, tutti gli studenti si sono trovati a farlo lo stesso giorno e alla stessa ora. La piattaforma ovviamente è andata in tilt. Da li è successo il delirio: molti studenti sono rimasti fuori dalle classi e i corsi sono iniziati con grandissimo ritardo, anche tre mesi dopo l'inizio dell'anno accademico. Questa organizzazione farraginosa ha avuto conseguenze sulle segreterie, sui docenti e sugli studenti. Eppure Giuliani nelle sue newsletter continuava a sostenere il successo del click day».

E dopo cos'è successo?

«Abbiamo mandato una lettera al Ministero firmata da 222 studenti in cui chiedevamo di indire elezioni al più presto possibile per la Consulta, con una figura terza di garanzia, visto che in quel momento mancava il presidente del Conservatorio».

Il direttore non l'avrà vista di buon occhio.

«Assolutamente... Perché noi abbiamo messo sotto i riflettori i problemi della sua gestione. Il nostro obiettivo era dare la possibilità agli studenti di parlare dei loro problemi, perché dietro ogni studente ci sono i sacrifici di una o più famiglie. Di questi tempi studiare violino o pianoforte può sembrare anacronistico, ma chi lo sceglie, lo fa con enorme impegno e sacrificio».

Poi le è arrivata la contestazione.

«Il 18 marzo ho ricevuto la contestazione disciplinare. Poi c'è stata l'audizione in presenza del mio avvocato che ha depositato una memoria difensiva; 33 giorni dopo mi è stata notificata la sospensione di due mesi con la seguente motivazione: "Nella sua audizione lei ha ritenuto di non avere nulla da dichiarare oltre a quanto dedotto dal suo Avvocato in proposito, non mostrando peraltro alcun pentimento rispetto a quanto contestatole"».

Ma che cosa le ha contestato precisamente Giuliani?

«Alcune frasi che io avrei pronunciato all'interno di una delle nostre assemblee studentesche, a cui potevano partecipare solo gli studenti. Mi risulta che Giuliani abbia ottenuto la registrazione di quell'incontro e sulla base di tale registrazione mi ha comminato il procedimento disciplinare».

Le attribuisce frasi come «una sola persona è responsabile di tutto quello che ci sta succedendo ed è il direttore» oppure «Tutte le volte che qualcuno ha cercato di spiegare ma perché i corsi non partono (...) si è preso addirittura un provvedimento disciplinare». Lei le ha pronunciate?

«È il direttore che deve dimostrare che quelle frasi le ho dette io, come giustamente eccepito dal mio avvocato nella memoria difensiva. In ogni caso, la persona che ha pronunciato quelle frasi ha esercitato un diritto di critica, senza ledere la dignità del Conservatorio, ma parlando di dati oggettivi e citando anche passaggi di provvedimenti giurisdizionali. So di essere stato sospeso perché mi sono rivolto a un avvocato. Sanzionato, quindi, per aver osato difendermi».

Il provvedimento cita anche il Regolamento.

«Sì. Giuliani usa in maniera distorta una norma del Regolamento degli studenti per sanzionarmi. Ma dire che il click day è stato un fallimento non è ledere l'immagine del Conservatorio: è stabilire delle responsabilità oggettive. Invece Giuliani ha stabilito il principio che gli studenti non possono mai esprimere critiche sul Conservatorio. E, comunque, deve essere Giuliani a dimostrare chi ha detto quelle cose. Ma non è in grado di farlo perché altrimenti dovrebbe ammettere di aver ricevuto in maniera indebita la registrazione dell'assemblea. Al riguardo, dopo aver ricevuto la sospensione, ho depositato un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali. Inoltre, con il mio avvocato faremo senz'altro ricorso al Tar».

Quindi lei sta sostenendo varie spese per questa vicenda.

«Non solo: ho anche dovuto dedicarle tempo preziosissimo. Ciò che più che mi ha colpito, tuttavia, è scoprire che al Conservatorio non è possibile esprimere dissenso per i disservizi. Bisogna accettare e tacere, quando invece la disciplina della musica poggia sulla libera espressione del pensiero».

Fino a quando è sospeso?

«Potrò rientrare in Conservatorio il 21 giugno. A quel punto non potrò sostenere gli esami a giugno, perché non avrò il quorum delle presenze e non potrò laurearmi nella sessione autunnale. Dovrò attendere la sessione straordinaria di marzo, se non addirittura re-iscrivermi un altro anno».

Per consentirgli di esprimere il suo punto di vista, Panorama ha richiesto un'intervista al direttore del Conservatorio Roberto Giuliani.


TUTTE LE SENTENZE & LE INTERPELLANZE PARLAMENTARI

Ecco l'elenco delle 13 sentenze, di cui Panorama è in possesso, che hanno visto il Conservatorio soccombente e condannato alle spese:
- sette sentenze per diniego di accesso agli atti
- una sentenza del Tar per illegittima conversione di cattedra con conferma del Consiglio di Stato
- una sentenza per reintegro di uno studente
- una sentenza del Tar per mancato rinnovo di contratto ad assistente amministrativa
- una sentenza del Tar a seguito di ricorso di 28 studenti stranieri cinesi, coreani e giapponesi, per illegittimo aumento delle contribuzioni studentesche (tasse triplicate a sei giorni dall'inizio dell'anno accademico e in netto contrasto con il Regolamento per la contribuzione studentesca approvata dal C.A. e pubblicata sul sito del Conservatorio).
- una sentenza del Tribunale del lavoro per ingiusto licenziamento collaboratore bibliotecario. - una sentenza definitiva del Consiglio di Stato che conferma quella del Tar a favore dell'assistente amministrativo.

Qui sotto, invece, le otto interpellanze presentate a Camera e Senato a partire dal 2017 su violazioni di legge avvenute al Conservatorio Santa Cecilia di Roma.




InterpellanzeSanta+Cecilia.pdf

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