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"Come un tuono", 5 motivi per vedere il film con Ryan Gosling

Dal 4 aprile al cinema, Come un tuono è un film che rimane dentro. Quasi senza che tu te ne accorga, si prende uno spazio piccolo ma radicato nella tua emotività, restando lì nascosto come una piccola pietra che colpisce tra tante e si raccoglie da terra, conservandola e dimenticandola in tasca. È dolorosamente attraente. Di grazia e drammaticità tremende.

Terzo lungometraggio di Derek Cianfrance, trentanovenne statunitense fattosi notare nel 1998 al Sundance Festival ma che da allora è passato tra non poche difficoltà produttive e di distribuzione, è potente e intenso. Seppure abbia piccole sbavature, lo consiglio, e lo rivedrei. Per cinque motivi.

1) Cianfrance, un regista da tenere d'occhio. Solo nel febbraio scorso, seppure sia datata 2010, è arrivata nelle sale italiane la sua opera seconda,Blue Valentine. Peggiore sorte era capitata al suo debutto Brother Tied, che fu proiettato al Sundance ma non venne distribuito neanche negli States perché si dubitava della sua capacità commerciale. Sì, perché Cianfrance fa cinema d'autore, intimista e non commerciale, e se sei un perfetto sconosciuto è difficile attirare masse e soldi. Ma nonostante diversi ostacoli incontrati lungo la via, questo ex ragazzo del Colorado è riuscito prima con Blue Valentine ad attrarre due attori come Michelle Williams e Ryan Gosling e a vincere il denaro per dar vita alla sua sceneggiatura, ora a trovare giovani produttori per questo suo terzo lavoro. E per lo spettatore è davvero una fortuna. La sua mano alla regia è di una profondità languida e strisciante, che lavora l'anima ai fianchi. La fotografia che adotta è di forza carsica, la sua sensibilità è acuta e capace di brillanti intuizioni.

2) Ryan Gosling magnetico! L'incipit, che si apre sul suo torso nudo pieno di tatuaggi, senza che la camera si alzi sul viso, e poi indugia sul suo procedere di schiena, cupo e silenzioso... già cattura tutta la nostra attenzione. Bella la scelta registica, dannatamente bravo (e bello) Gosling. Sul suo talento si son spese già tante parole, ma qui Ryan si conferma, in maniera esponenziale. È di un carisma unico. Finché lui è in scena si respira una tensione emotiva stringente. È lui "Luke il bello", il motociclista star da luna park del "globo della morte". È uno spirito inquieto, che passa da città in città, da ragazza in ragazza. Per uno spettacolo si trova a Schenectady, cittadina dello stato di New York il cui nome lingua mohawk significa "il posto al di là del bosco di pini", The Place beyond the pines, titolo originale del film. Qui scopre che una sua ex ragazza, Romina (Eva Mendes), ha da poco partorito di nascosto suo figlio. Qui il suo destino si incrocerà irreparabilmente con quello del poliziotto Avery Cross (Bradley Cooper).
Mendes è abile in un ruolo drammatico e non sexy e Cooper, dopoIl lato positivo, continua a inanellare buone prestazioni non più legate solo a commedie. Contribuiscono alla buona prova dell'intero cast anche i due eredi, Dane DeHaan che è Jason ed Emory Cohen che è AJ. Però è Gosling il diamante incastonato nel gioiello. Lui.

3) Tanti generi in un solo film. Come un tuono può essere definito noir, thriller, poliziesco, dramma famigliare... Tante sono le sfumature che Cianfrance dà, tutte tenute insieme dal collante di uno sguardo molto intimo. In due ore e venti di visione ci sono corse in moto, inseguimenti, rapine, sparatorie, colluttazioni... Ma sono girati non con la dinamicità da action movie, la cadenza è sempre quella della profondità, lunghi piani-sequenza, inquadrature che scavano nei personaggi... Il regista sceglie poi di formare il suo film a mo' di trittico, dividendolo per certi versi in tre parti: "Mi è sempre piaciuto molto Psyco di Hitchcock e come nel film l'attenzione si sposti in modo così incredibile da Janet Leigh a Tony Perkins. Volevo fare qualcosa del genere", ha detto. Il tentativo è ambizioso e coraggioso. Seppur patisca di una certa bulimia narrativa, volendo raccogliere in una sola pellicola tante tematiche complesse e difficili, il risultato è affascinante.

4) Il potere della paternità, il passato che segna il futuro. È struggente la reazione viscerale di Luke/Gosling al sapersi padre: non gli passa neanche per la testa di non poter badare al bambino. Pur nel suo essere maledetto, suo figlio è subito nel suo cuore, una luce così pura nell'oscurità della sua esistenza. Ma non ha stabilità e garanzie da genitore, lo spinge solo la forza dell'amore che, come dice il regista, "può essere una forza molto pericolosa". Con altrettanta lucidità e potenza Cianfrance ci descrive la difficoltà di essere padre di Avery/Cooper e quel legame così contraddittorio e profondo che lega un figlio al proprio passato, a un padre mai conosciuto o mai intimamente presente. Il papà di Luke lo ha abbandonato da piccolo, il padre di Avery è un potente giudice locale che ha voluto sempre tanto dal figlio. Le eredità di sangue, volente o nolente, tracciano, indirizzano, segnano.

5) Il bene e il male si mescolano. Luke/Gosling è un pilota ambulante, impulsivo e poco di buono, eppure sono così intensi e teneri il suo amore per il figlio Jason e la sua voglia primitiva di famiglia. Avery/Cooper è il classico bravo ragazzo, è di buona famiglia ma vuole farsi da solo, punta in alto. Da recluta della polizia fa il suo primo sbaglio, che non ammetterà però con nessuno. Questo crea in lui un opprimente e inesprimibile senso di vergogna. Tutti lo considerano un eroe, e ciò non fa che aumentare il suo senso di inadeguatezza, facendolo sentire un bugiardo. Luke è male e bene. Avery è bene e male. Non c'è possibilità di distinguere buoni o cattivi. Così è nella vita: siamo tutti buoni e anche cattivi.

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