Fitto, il berlusconiano che supera Fazio

Si può essere «convintamente e non diversamente berlusconiani» in tanti modi. C’è quello duro, che contiene elegantemente la rabbia dettata dagli «attributi» che Daniela Santanchè indubbiamente ha (chapeau!), ma c’è anche quello politico a tutto tondo  del giovane capo dei lealisti pdl Raffaele Fitto. In una giornata in tv (Santanchè nel pomeriggio da Massimo Giletti Rai 1), Fitto in serata alla più insidiosa Rai 3 da Fabio Fazio) domenica 20 ottobre sono andate in onda le diverse sfumature dell’essere «convintamente berlusconiani».

Santanchè ritorna sulla storia dell’epiteto «pitonessa», che rivendica come colei che predice il futuro, difende a spada tratta il Cav, e  con eleganza anche il suo compagno Alessandro Sallusti, direttore de «Il Giornale», attaccato a testa bassa sere in fa in tv da Fabrizio Cicchitto. Al quale però Sallusti ha dimenticato di dire quello che di lui sussurrò perfidamente Massimo D’Alema e cioè di essere diventato «craxiano post mortem». Farà lo stesso con il Cav, il pur colto e raffinato Cicchitto che di abbandoni dei propri leader si intende? Santanchè dà del «traditore» a Giorgio Napolitano, dal quale, comunque, al di là del termine molto forte usato dalla «pitonessa», i 10 milioni di elettori berlusconiani una parola, un atto si aspettano per porre fine alla barbarie politico-mediatico-giudiziaria contro il Cav. Ma conclude Santanchè, in un certo suo relativismo quanto alle opzioni giornalistiche che Massimo Giletti è comunque meglio di Giovanni Floris.

Quanto a Raffaele Fitto, altra scena. Con il sorriso sulla bocca l’ex governatore pugliese ed ex ministro dei governi Berlusconi, spiazza il ben più insidioso Fazio, con il sorriso sulla bocca che accompagna però la fermezza ferrea del ragionamento: il leader è uno solo e soltanto, Silvio Berlusconi, perché questo è un fatto politico suffragato dai voti, quasi 10 milioni di italiani, da questo non si prescinde, altrimenti la politica la fanno i giochetti dei numeri parlamentari che portano solo a centrini; ammette che nel Pdl rispetto ad Angelino Alfano ci sono «posizioni contrapposte».

Difende il bipolarismo. Dice che su Napolitano lui non vuol dire nulla, perché è la massima carica dello Stato. E ribadisce risolutamente: «La storia di questi 20 anni dominata da Berlusconi non può essere catalogata come un romanzo criminale». Sorriso sulla bocca, abbigliamento casual, stretta di mano, fair play da parte di Fitto, che nulla concede. Fazio incassa. Il titolo scandalistico non esce. L’ex cavallino di razza dc «convintamente e non diversamente berlusconiano» Fitto non glielo consente. Questa è politica. Anche nella tanto mal messa Seconda Repubblica.

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