Ufficio Stampa Rai/Silvia Violante Rouge
Televisione

Alessandro Di Sarno: «Vi racconto gli italiani fantastici e dove trovarli»

Chi sono gli italiani di oggi e che caratteri hanno? Quali pregiudizi e quali valori permeano di più le loro vite? Come reagiscono quando vengono messi davanti ad una scelta che è un bivio? A rispondere a queste e ad altre domande ci proverà Alessandro Di Sarno, il conduttore di Italiani fantastici e dove trovarli, il nuovo programma di Rai2 ideato da Giorgio John Squarcia (già autore de Le iene, Striscia e Scherzi a parte), che prova a trasformare le candid camera in esperimenti sociali. «È stata un’avventura totalizzante: abbiamo girato una sessantina di candid, ognuna delle quali anche cinque o dieci volte perché fosse esaustiva», racconta a Panorama.it Di Sarno – volto di Quelli che, Grand Hotel Chiambretti e Le Iene, che ha in curriculum anche dieci anni di successi sulla tv francese -, alla guida del format in onda dal lunedì al venerdì alle 14 da lunedì 30 maggio. Tra ironia e senza falsi moralismi, ce n’è per tutti i gusti.

Di Sarno, che idea si è fatto degli italiani girando il programma?

«Che siano molto più aperti e disponibili di come li raccontano i media e come emergono suoi social. E che spesso siano sia pronti a tutto, anche a vivere situazioni assurde e a credere a qualcosa di magico e parallelo. Sarà che veniamo da due anni di pandemia in cui abbiamo vissuto col freno a mano tirato».

Quando la candid camera diventa esperimento sociale?

«Quando da autore ti poni nell’ottica di capire e analizzare, senza giudicare. E quando c’è una sceneggiatura scientifica, che spinge i protagonisti al limite, mettendoli davanti ad un dilemma. In che direzione vado? Come ci vado? Come cambia la mia vita? Quando poni questi interrogativi a una persona che non sa di essere filmata, la reazione senza filtro è sempre veritiera».

Ha cambiato idea su certi stereotipi?

«Spesso. Non sa ad esempio cos’è accaduto quando le persone si sono ritrovate davanti alla possibilità di dover salvare una nostra attrice cui era stata fatta – per scherzo – una proposta indecente. Le reazioni sono state incredibili».

La candid che l’ha spiazzata di più?

«Il tema era: mamma o carriera? Abbiamo convocato delle mamme che cercavano lavoro e nel colloquio proponevamo un lavoro strapagato in un posto meraviglioso ma con una contropartita: stare lontani da casa otto mesi, senza poter sentire nessuno al telefono. È arrivata una ragazza bresciana, bella come una Madonna, di un’energia incredibile».

Ha accettato la proposta?

«Ha iniziato a raccontarci la sua storia: gli era morto il padre da poco, il giorno di Natale gli era nato un figlio con un grosso handicap e il compagno l’aveva lasciata. Avremmo potuto continuare a girare, in maniera cinica, ma non ce l’ho fatta: ho dovuto stoppare le riprese perché mi sono commosso».

La più divertente?

«Ho fatto finta di essere il collega stralunato di un dentista, facendo capire che la sera prima avevo bevuto molto e che non ero lucido. In sala ho iniziato a fare delle cose incredibili, applicando denti e combinando pasticci. La cosa assurda è che molti pazienti sono rimasti seduti in poltrona. Non ce l’ho fatta a resistere, sono scoppiato a ridere rovinando una giornata di riprese».

Ma nel 2022 le candid camera sono ancora attuali?

«Sì, nella misura in cui sono capaci di innescare una riflessione, leggera ma pure sempre fondata, su se stessi e sul mondo in cui viviamo. L’obiettivo non è solo la risata, anche se poi le idee di Giorgio John Squarcia, l’ideatore del programma, le provocano: è un folle, capace di pensare a delle sceneggiature che sulla carta sono irrealizzabili e che invece, magicamente, funzionano».

L’eredità di Nanni Loy è complicata da maneggiare: come ci siete riusciti?

«Loy è un monumento e come tale va trattato, con rispetto umiltà e onore. Lui ha fatto una trentina di candid camera, fu il primo a farle, e il linguaggio dirompente fa si che a sessant’anni di distanza ancora ce le ricordiamo. Alcune abbiamo anche tentato di rifarle, per vedere come avrebbero reagito le persone».

E come hanno reagito?

«In alcuni casi in modo molto simile, in quasi tutti con molta meno pazienza. Una volta c’era una cortesia diffusa tra le persone e più formalità: oggi abbiamo il vaffa facile».

Lei fa tv da molti anni e soprattutto grazie a Le Iene è un volto popolare. Come fa la gente a non riconoscerla?

«Alcuni mi riconoscono, quasi tutto no perché in quei momenti si innesca una sorta di tilt nella testa. Mi riconoscono di più con un baffo finto o una parrucca brutta che al naturale. Molti poi, finito lo scherzo, si ricordano, mi elencano tutti i servizi che hanno visto».

Lei è più un provocatore o un Giamburrasca consapevole?

«Provocatore non lo sono mai stato, sono più un curioso e naïf, alla Candid di Moliere: infatti spesso mi trovo nei casini, non pondero le parole e provoco una reazione ma sempre involontariamente».

Non tutti sanno che lei ha avuto una lunga carriera nella tv francese, tra TF1 e France2: era uno dei volti più popolari poi ha mollato tutto per tornare in Italia. Perché?

«Non ho un agente, non ho una visione di carriera, non ho mai fatto qualcosa per calcolo e strategia. Di base sono un cialtrone, mi piace fare cose che mi divertono e che mi permettono di vivere. In Francia ad un certo punto condussi Le Iene e c’era una coproduzione italiana che mi mise addosso molta nostalgia di casa: mandai tutto alla malora e tornai»

Le ha dato di più tv francese o quella italiana?

«Sia a livello economico che di conduzioni, quella francese. Anche in maniera inspiegabile, considerando quanto sono campanilisti: eppure mi hanno affidato trasmissioni importanti, dandomi fiducia e responsabilità da subito. Ma un po’ alla volta anche in Italia si sono aperti spazi interessanti».

Il grande sogno da realizzare?

«Alle Iene, in Francia, facevo delle interviste politiche: lì la politica è sacra, sono molto austeri, ma ero riuscito a fare delle belle chiacchierate con i politici con uno stile ironico, disincantato, che spesso avevano una ripresa clamorosa sui media. Agli italiani piacerebbe, perché sempre di più votano l’uomo più l’ideologia. Ecco, vorrei fare un programma di interviste ai politici senza parlare di politica, scoprendone gli aspetti umani, del loro vissuto, con uno sguardo leggero avendo ben chiaro in testa che leggerezza non vuol dire superficialità».

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