Accordo Orlando-sindacati: passa la cassa integrazione «di cittadinanza»

E' passata un po' in sordina la riforma degli ammortizzatori sociali universali che è stata inserita, forse volutamente all'ultimo minuto, nella manovra di bilancio presentata la settimana scorsa dal presidente Draghi.

Eppure comporta una radicale trasformazione della cassa integrazione che, come per il reddito di cittadinanza, difficilmente qualcuno sarà più in grado di eliminare. Ed esattamente come il reddito di cittadinanza è un sussidio per sostenere chi non lavora.

Forse proprio per questo è stata tenuta nel cassetto fino all'ultimo, evitando di scatenare una bagarre come avvenuto per le pensioni, e portando invece in silenzio a casa il risultato. Non a caso i sindacati, inizialmente barricaderi sulla manovra, hanno rinunciato agli annunciati scioperi accogliendo una posizione più dialogante. Ed incassando, lontano dalla polemica pubblica, una riforma che estende a dismisura, tanto da essere chiamata universale, la cassa integrazione. Ampliandone beneficiari, durata e importo.

La trattativa tra il Ministro Orlando e i confederali era partita la scorsa estate, mentre erano tutti al mare. Servivano 8 miliardi, e il ministro Franco li aveva negati. Così è stata rimandata alla legge di bilancio, per il momento su un fondo di 3 miliardi.

A beneficiarne orientativamente 12,4 milioni di inoccupati dal 2022, tra cui anche apprendisti, lavoratori a domicilio, marittimi, e cococo. Unico requisito: avere un'anzianità contributiva di almeno 30 giorni. Ne restano fuori, come sempre, gli autonomi.

La riforma punta alla universalizzazione ampliando le causali con la reintroduzione (eliminata dal job act) della cessazione d'attività e la liquidazione giudiziale, insieme all'inserimento di nuove fattispecie quali crisi locali, settoriali, riorganizzazione o rinnovo di attività per esigenze di transizione. Tutto questo per imprese anche al di sotto dei 5 dipendenti.

In questo modo finirebbero per avere gratis per alcuni anni la cigs anche aziende con un solo dipendente assunto un mese fa (mentre prima servivano 90 giorni di anzianità).

Inoltre il massimale si alza passando da 971,71 euro a 1.167.91 euro.

La durata della CigS è al massimo 24 mesi nel quinquennio mobile. Si prevedono poi 12 mesi ulteriori per sostenere le transizioni occupazionali. E ulteriori 52 settimane, solo nel biennio 2022-23, per le imprese del settore industriale per riorganizzazione e situazioni di particolare difficoltà economica.

Per le imprese diverrà obbligatorio, anche con un solo dipendente, l'iscrizione al Fondo di integrazione salariale o in alternativa, al Fondo di solidarietà bilaterale.

In base ad alcune simulazioni l`aggravio di costi per le imprese tra i sei e i quindici dipendenti arriverebbe fino a 70 euro annui per ogni lavoratore, e salirebbe tra i 140 e 180 euro a persona per le imprese oltre i 16 dipendenti.

Contrarie le associazioni che rappresentano la totalità del terziario di mercato, Confcommercio, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confesercenti, Federdistribuzione, che hanno chiesto un incontro urgentissimo con Draghi e Orlando "al fine di verificare la disponibilità del Governo a individuare misure che possano mitigare l'impatto dei costi che le imprese rappresentate dovranno sostenere a regime".

Nel frattempo che si arrivi a regime Orlando ha previsto che la misura vada a carico dello Stato per i primi due anni di rodaggio. Ma il segretario della Cisl Luigi Sbarra ha già chiesto l'accompagnamento a carico della fiscalità generale almeno per un quadriennio.

Del resto sappiamo che in questa materia le deroghe vengono prorogate di anno in anno ad ogni scadenza.

Estendendo la cassa integrazione, che nasce appunto come sostengo temporaneo (pagato dai lavoratori) per momentanee crisi aziendali, in un suddito pubblico che, di deroga in deroga, può diventare permanente.

Con il presupposto ideologico che le imprese non possano mai morire e si debbano tenere in piedi non per il mercato ma per legge. Tenendo in vita meccanicamente aziende decotte, magari in attesa dell'accanimento terapeutico dell'ingresso dello stato. Esattamente come per Alitalia, Ilva, Embraco, Whirlpol. Aziende mai reindustrializzate ma tenute in piedi artificialmente aumentandone i debiti solo per mantenere la cassa integrazione universale dei lavoratori rallentando l'occupazione ed evitandone il reimpiego, fino alla naspi e al prepensionamento.

Una sorta di cassa integrazione di cittadinanza.

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