Affogati nella burocrazia
Palazzo Chigi (Ansa)
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Affogati nella burocrazia
Politica

Affogati nella burocrazia

L'editoriale del direttore, in risposta alla lettera di un lettore.

Gentile direttore,

ho letto con assoluta condivisione il suo editoriale sul n. 15 di Panorama sulla produzione delle mascherine. Chiariamo subito che sono, o meglio sono stato, un burocrate e mi accingo a un compito quasi impossibile: difendere la mia ex categoria. Vede, direttore, il pensare che la burocrazia abbia il gusto della complicazione o dell'ostacolo alla formazione di un provvedimento potrebbe essere anche lecito ma cozza, inevitabilmente, contro un principio umano, quello dell'impegno. Intendo dire che tale comportamento impone un'attività, mentre l'omesso controllo limita o addirittura esclude il fare. Dunque, non fosse altro che per il principio della fuga dinanzi allo sforzo - principio largamente condiviso non solo nella burocrazia - il burocrate, tranne casi sporadici di patologica egostima o incurabile cattiveria, non ha alcun interesse per l'esercizio così tortuoso della propria attività. La verità, dunque, sta invece, ma mi posso sbagliare, nella mancanza di fiducia che il potere legislativo mostra nei confronti di quella parte dell'esecutivo che materialmente svolge le funzioni, emette i provvedimenti, «sbriga le pratiche» come si dice. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: le finalità positive spesso non si ottengono, mentre quelle negative sono una costante. Ma la burocrazia, che pure ha le sue colpe in quanto tale, sconta quelle ben più gravi di una classe politica mediocre nel risolvere i problemi di tutti quanto efficace nel risolvere i propri.

Nino Di Carlo

Politica

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Inchieste

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