iStock
True
Inchieste

Intelligenza artificale, il dottor Algoritmo

Per la prima volta nella scienza, un farmaco ideato dall'intelligenza artificiale entrerà nei test clinici. Del resto, l'avvento dei supercomputer sta già rivoluzionando il lavoro di medici e radiologi. In meglio. Anche se con qualche errore e inediti dilemmi etici.

Così l’intelligenza artificiale potenzierà le difese del nostro organismo

È la nostra prima linea di difesa, e la migliore che abbiamo. Combatte virus, batteri, parassiti, cellule del nostro stesso organismo che, prese da manie di grandezza, si trasformano in cellule tumorali fuori controllo. Non sempre è efficace, certo. Talvolta il sistema immunitario non riesce ad averla vinta contro i «nemici» e, a tutt'oggi, medici e scienziati non sanno perchè. Come mai un malato di cancro ce la fa e un altro soccombe? Perché su un paziente l'immunoterapia (una delle più promettenti armi in ambito oncologico) funziona e su un altro fallisce? Perché il sistema immunitario non riesce a prevenire una malattia devastante come l'Alzheimer?

Domande fondamentali, finora senza risposta. Capire in tutta la sua complessità quella meravigliosa macchina che è il sistema immunitario è delle maggiori sfide della medicina. Le difese del nostro organismo sono un universo popolato da un'infinità di cellule con nomi, compiti, interconnessioni incredibilmente intricate. È un sistema miliardi di volte più complesso del genoma umano, la cui mappatura (nel 2000) segnò una svolta storica. Sarà mai possibile mappare, in modo analogo, il sistema immunitario così da comprenderne meglio il funzionamento?

L'impresa, improba fino a pochi anni fa, è ora possibile grazie all'avvento dell'intelligenza artificiale. È l'obiettivo della partnership tra Microsoft e l'azienda di Seattle Adaptive Biotechnologies: decodificare il sistema immunitario per rilevare, attraverso un semplice esame del sangue, un'ampia gamma di malattie, infezioni, disturbi autoimmuni e tumori fin dal primo stadio. Come si farà? Per capirlo, facciamo un passo indietro: il sistema immunitario «adattativo», ossia quello che impara a combattere ogni infezione che ci colpisce (l'altro è quello innato) è formato, semplificando molto, da due tipi di «soldati»: i linfociti T e i linfociti B. Ogni linfocita T ha, sulla sua superficie, un recettore che mira e colpisce uno specifico bersaglio, chiamato antigene. Un virus o un batterio, per esempio, rappresentano degli antigeni.

L'idea alla base dello sforzo Microsoft/ Adaptive Biotechnologies è ottenere, grazie al machine learning dell'intelligenza artificiale, una mappa di tutti i recettori dei linfociti T e dei loro antigeni, ossia i «nemici» che, negli anni, hanno incontrato e combattuto. In altre parole, la storia del sistema immunitario di ogni persona racchiusa in una goccia di sangue, analizzata da sistemi di calcolo ultrapotenti. Le battaglie passate, ma anche la situazione attuale: il sequenziamento del sistema immunitario potrebbe rivelare quali malattie, o entità estranee, l'organismo sta affrontando e su cosa sta allenando i muscoli, per così dire.

Questa mappa universale dei recettori dei linfociti T e degli antigeni dovrebbe permettere diagnosi più accurate e tempestive a partire da un semplice prelievo (accessibile quindi anche in paesi in via di sviluppo). Decodificare il sistema immunitario sarà, questa almeno è la grande promessa, un formidabile passo avanti per curarci meglio e, soprattutto, per evitare di ammalarci.

Daniela Mattalia