«Ricominciare dall’intimo per poter riaprire le piazze e i grandi palcoscenici». Torna Orizzonti Verticali
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«Ricominciare dall’intimo per poter riaprire le piazze e i grandi palcoscenici». Torna Orizzonti Verticali
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«Ricominciare dall’intimo per poter riaprire le piazze e i grandi palcoscenici». Torna Orizzonti Verticali

Dal 20 al 22 agosto, i "giardini chiusi" di San Gimignano ospitano spettacoli teatrali, concerti e molto altro ancora. Tra i titoli in scena L'imputato non è colpevole, un'opera liberamente ispirata agli atti del processo contro Soghmon Tehlirian. Uno sguardo ai terribili massacri perpetuati dai Turchi verso la popolazione armena

Un viaggio nei “giardini chiusi” di San Gimignano. Il festival Orizzonti Verticali arriva alla sua nona edizione e si prepara ad animare la città dal 20 al 22 agosto.

«Anche per il 2021 vogliamo perseguire quell’unico respiro, una tre giorni da vivere in maniera immersiva, senza soluzioni di continuità, consci di far parte di un “momento” importante e delicato del nostro contemporaneo artistico e sociale, dove anche lo sguardo e l’ascolto diventano necessari e preziosi per alimentare quella curiosità culturale che non deve correre il rischio di soffocare di fronte al cambiamento epocale imminente. Scrutare nuovi orizzonti senza dimenticare le radici, consapevoli che il futuro si costruisce anche attraverso la memoria» hanno raccontato gli organizzatori Tuccio Guicciardini e Patrizia de Bari.

Orizzonti Verticali_sentieri di carta propone agli spettatori un viaggio nei “giardini chiusi” (hortus conclusus) di San Gimignano, in cui si materializzeranno performance e spettacoli che utilizzeranno vari linguaggi artistici, in alcuni casi non dialoganti tra loro, ma sicuramente necessari l’uno all’altro. Si potranno incontrare artisti e pensatori diversi, che provengono dalla danza contemporanea, dal teatro, dalla musica, dalla performance, dall’installazione fino alla letteratura.

Tutti gli appuntamenti sono pensati per poche persone, per poter vivere una suggestione particolare in quegli spazi nascosti, idealmente protetti dal cambiamento repentino della nostra società che rischia di far «dimenticare felicemente tutto», di far dimenticare un’arte che ha necessita di uno scambio umano e di una libertà di ascolto e di visione.

Tra i titoli in scena, L’imputato non è colpevole. Processo a Soghmon Tehlirian, tratto dagli atti del processo “Talaat Pascià”. Lo spettacolo, visibile anche in realtà virtuale grazie al visore Oculus, è stato organizzato con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia e l’Unione degli Armeni.

L’imputato non è colpevole, drammaturgia di Tuccio Guicciardini, è un lavoro liberamente ispirato agli atti del processo per l’uccisione, avvenuta il 15 marzo 1921 a Berlino, di Talaat Pascià, già ministro degli interni e uomo forte del governo dei “Giovani Turchi”, per mano dello studente armeno Soghomon Tehlirian. Qualche mese dopo, il 2 e 3 giugno 1921, dinanzi alla Corte d’assise del Tribunale di Berlino, viene celebrato il processo a carico di Tehlirian. Dopo un intenso e drammatico dibattimento lo studente viene assolto. L’opera mette a fuoco l’intenso interrogatorio di Tehlirian, in cui emergono gli orrendi racconti dei massacri perpetuati dai Turchi verso la popolazione armena e la continua e inesauribile sofferenza del giovane.

A cento anni dall’accaduto, possiamo - attraverso l’arte e il teatro - ripercorrere gli atti di quel clamoroso processo, cercando di capire perché un omicida venne assolto e la sua vittima moralmente condannata, consente di cogliere, accanto allo scenario politico da cui scaturì quella sentenza, una serie di inconfutabili dati storici che rendono tuttora attuale e non archiviabile la questione armena.

«Crediamo che la ricerca della contaminazione tra le arti e i suoi generi possa alimentare una crescita importante. Scoprire, o riscoprire, quelle dinamiche di pensiero che sono alla base di ogni creazione artistica» hanno spiegato i direttori artistici di Orizzonti Verticali. «Il nostro “giardino chiuso", che vive nel contemporaneo, diventa un luogo di conforto dove ricercare pace intellettuale e libero arbitrio. È un invito a intraprendere un personale percorso, volto a scoprire il proprio passato, presente e futuro».

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