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Con la pandemia già fallite 42 compagnie aeree

Oltre seimila i voli soppressi in questi giorni. Ma la IATA tranquillizza i passeggeri: le cabine degli aeroplani rappresentano un ambiente a basso rischio di contagio, inclusa ovviamente la variante Omicron

Da marzo 2020 a oggi sono fallite 42 compagnie aeree e molte altre hanno un futuro ancora incerto. A questo scenario di crisi si aggiungono le cancellazioni di voli degli ultimi giorni, oltre seimila. L'associazione internazionale dei vettori aerei (International Air Transport Association, Iata), sta però ribadendo che le cabine degli aeroplani rappresentano un ambiente a basso rischio di contagio, inclusa ovviamente la variante Omicron. Più della pandemia in sé, e la quantità dei membri degli equipaggi infettati, con la conseguente difficoltà di organizzazione dei voli, a fare danni più della paura del contagio è soprattutto la preoccupazione dei viaggiatori di subire limitazioni negli spostamenti, non riuscendo per esempio a rientrare presso il domicilio e dover affrontare un costoso soggiorno fuori casa.

Tuttavia secondo gli specialisti dell'associazione i fattori che normalmente contribuiscono ad aumentare le possibilità di contagio a bordo di un aereo sarebbero molto limitati, a cominciare dal fatto che le caratteristiche di progettazione del sistema di ventilazione e climatizzazione degli aeromobili prevedono una precisa direzione del flusso d'aria, un tasso minimo di ricambio del volume respirabile e naturalmente la sua alta filtrazione. Stante l'orientamento in avanti dei passeggeri seduti, la necessaria certificazione di avvenuta somministrazione del vaccino per potersi imbarcare, l'obbligo di indossare correttamente le mascherine e di cambiarle ogni quattro ore, le possibilità di contagio non sono superiori a quelle che si trovano in un qualsiasi supermercato. Di conseguenza nella fusoliera di un aeromobile anche l'impatto della variante Omicron risulta attenuato. Ecco perché Iata non ha modificato le raccomandazioni rivolte ai viaggiatori. Di fatto è ormai chiaro che la coda della pandemia avrà una durata molto lunga e quindi è necessario trovare a livello globale delle soluzioni per non impedire i viaggi, il cui freno ha una immediata ripercussione sulla situazione economica internazionale.

Sul fronte operativo è però essenziale che dopo ogni volo l'abitacolo sia sanificato e ripulito, ed anche che la permanenza dei passeggeri nella aree di transito interne ai terminal sia la più breve possibile. Purtroppo il “sistema aeroporto” è sempre stato organizzato in modo completamente opposto, ovvero sfruttando la propensione delle persone sia ad aver necessità di beni con urgenza, sia a spendere soldi mentre si sposta, tanto che in molti scali il passeggero, per procedere dall'area screening all'imbarco, è costretto ad attraversare dei veri e propri centri commerciali. Inoltre il rallentamento causato dalle code ai controlli è sempre stata la diretta conseguenza di aver organizzato le azioni di sicurezza a scapito del tempo, e il distanziamento fisico accresce il problema. Di fatto quindi la pandemia ci obbliga a rivedere l'organizzazione stessa degli aeroporti, a favorire le procedure fai da te per l'accreditamento del passeggero direttamente da casa, come check-in, registrazione del bagaglio, riconoscimento, eccetera. Ciò non toglierà il piacere di fare acquisti nei negozi presenti nei terminal, ma ridurrà le possibilità di trasmissione di qualsiasi virus. Iata ribadisce inoltre che i clienti delle società aeroportuali sono le compagnie aeree e che i clienti di queste ultime sono i passeggeri. Favorire quindi le partenze con organizzazioni efficienti e rapide diventa il primo modo per mantenere attivo il settore. Perché se una prima violentissima crisi è stata superata ormai quasi due anni fa, difficilmente il comparto potrebbe reggerne una seconda.

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