siti-down
iStock
siti-down
Tecnologia

I principali siti del mondo in crash per ore

Fuori uso alcuni dei maggiori indirizzi mondiali. L'esperto: «Sono macchine, può capitare e succederà ancora». E stima danni fino a un miliardo di dollari

Sembra di essere tornati alla preistoria dell'informazione del web, anzi a prima ancora, alla sua totale assenza, a un'era analogica. Questa mattina, bastava digitare gli indirizzi dei principali siti dei giornali e periodici italiani, incluso Panorama.it, per trovarsi davanti una scritta degna della primissima era di internet: «Unknown domain», «sito sconosciuto». Come se le fonti che regolano il traffico delle notizie globali si fossero prosciugate tutte, contemporaneamente. Cancellate, mai esistite, inarrivabili.

Inutile chiedere conforto all'estero, rivolgersi altrove per capire cosa stesse succedendo: lo stesso accadeva per pilastri globali come il New York Times, non disponibile via web, sia su pc che su telefonino, fermo con gli aggiornamenti a molte ore fa sulla sua applicazione ufficiale, oppure sulla CNN. A fare ancora più scalpore è la portata globale del fenomeno, una macchia di buio che si è sparsa tra Stati Uniti, Europa, persino l'Australia: ha coinvolto El Mundo in Spagna, Le Monde in Francia e tantissime altre realtà di un elenco che si va allungando, in cui la regola pare prevalere sull'eccezione. E sembra avere coinvolto in alcune aree il colosso dell'e-commerce Amazon, la piattaforma di video streaming Twitch, il social Reddit, le arene vecchie e nuove del vivere nella rete.

nyt-down La scritta che appariva questa mattina digitando l'indirizzo del sito ufficiale del New York Times

Sulla ragione, in prima battuta si è teorizzato un attacco DoS (Denial of service) su scala massiccia, che avrebbe bombardato di richieste i siti facendoli andare in blackout. Ma vista l'ampiezza, la capillarità, a prevalere sono state altre ipotesi. Dipenderebbe tutto da un difetto di funzionamento dei Cdn, i «content delivery network», una rete di computer il cui compito è – lo suggerisce il nome stesso – consegnare i contenuti agli utenti finali. Un enorme gruppo di postini invisibili, andati improvvisamente in sciopero, riportando il mondo a un'altra epoca.

Se ci si chiede se la rete sia davvero così fragile, la risposta sembra essere assolutamente affermativa: «La tecnologia ha punti deboli, dobbiamo entrare in quest'ottica. Parliamo pur sempre di macchine, di software. Capita che si possa verificare una tempesta perfetta» dice a Panorama.it Gastone Nencini, responsabile per l'Italia di Trend Micro, tra le principali aziende mondiali specializzate in sicurezza informatica. «Ricordo un episodio avvenuto anni fa» aggiunge Nencini «quando la caduta di un albero su una linea portante creò un blackout in mezza Italia. Pensiamo che internet sia uno strumento prodigioso, invece non lo è affatto. Anzi, è una struttura interconnessa, in cui un incidente, a cascata, può riflettersi in tutto il mondo».

Il vero punto è che anche poche ore di interruzione, possono provocare danni ingentissimi: «Parliamo di centinaia di milioni di dollari, si può arrivare a toccare il miliardo» stima Nencini. «Qualche anno fa, un noto call center che vendeva servizi, perse 700 mila euro per appena tre ore di stop. Proviamo ad amplificare la prospettiva, a estenderla ai principali Paesi del mondo. Pensiamo agli affari dell'e-commerce non finalizzati, ai banner pubblicitari non visualizzati, l'economia oggi viaggia sul web. Se si blocca uno, si congela l'altra».

Ti potrebbe piacere anche

I più letti