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Tecnologia

Microsoft Surface Book 3, la nostra prova del pc con lo schermo che si stacca

Prestazioni di livello e, soprattutto, duttilità: l'ampio display si sgancia dalla tastiera e trasforma il computer in un tablet

Il computer camaleontico, campione di versatilità, capace di trasformarsi in un tablet nel lampo di qualche secondo, non è niente di nuovo. Anzi, è un filone che appartiene a una storia abbastanza polverosa dell'informatica, una tendenza che ha imposto a ingegneri e designer un cambio di forme e mentalità: progettare un dispositivo pensato per lavorare, capace all'occorrenza di svestire i panni formali e diventare una piattaforma per l'intrattenimento o la creatività.

Come detto, tanti lo fanno, per la maggior parte, però, non proprio benissimo. Impongono di ribaltare lo schermo sul lato opposto della tastiera, ruotarlo fino ad adagiarlo, oppure accontentarsi di quello che la cerniera può, fino a dove arriva: inclinarlo solo in parte. L'effetto c'è, sulla carta tiene, ma resta poco comodo, abbastanza zoppo: bisogna reggere con le mani un grave importante che, nella migliore delle ipotesi, si aggira intorno al chilo. L'iPad, per capirci, è tutta un'altra storia.

Il Surface Book 3 di Microsoft porta invece avanti, ripropone migliorandone le specifiche tecniche, un'intuizione che ha già dimostrato la sua pienezza di senso: premendo un pulsante sulla tastiera, si sente un piccolo tac che propizia l'effetto speciale. Lo schermo è pronto per essere staccato completamente dalla tastiera, affinché lo si possa utilizzare come un tablet a tutti gli effetti. E che schermo, una prateria di nitidi pixel.

Le applicazioni sono le medesime dei programmi installati, però si passa alla versione mobile del sistema operativo. Oppure si può mantenere l'interfaccia da scrivania, vedendo comparire una tastiera virtuale quando occorre digitare. Ma tra dita, pennino, si arriva già al necessario in maniera estremamente efficace. O come si vuole, insomma, viva la libertà.

Ecco, questa liturgia, questo dualismo notebook/tablet che non è un simulacro né un compromesso, ma una reale esperienza d'uso, un plus e un bonus sulla concorrenza, rende molto sensato l'acquisto del Surface Book 3. Specie se si desidera un top di gamma a tutti gli effetti, con prestazioni (e, di riflesso, prezzo) da primo della classe. Processore Intel di decima generazione, fino a 32 giga di ram, scheda grafica Nvidia GeForce per visioni fluide e ruggenti, tanto per il montaggio video, quanto per i videogame. E sì, perché questo Surface Book 3 è anche una Xbox da viaggio.

Panorama.it ha potuto provare il fratello cresciuto, il modello da 15 pollici (l'altro è da 13,5 pollici), che sembra fatto apposta per quest'epoca di smart working in cui il computer personale e quello professionale tendono a convergere nella stessa macchina. La dimensione generosa del display, sostenuta da una luminosità intensa che non tradisce anche all'esterno – forse giusto quando il sole picchia forte va un filo in affanno con i riflessi – permette di aprire più documenti in contemporanea, senza stancare gli occhi. E, soprattutto, senza bisogno di ricorrere a uno schermo esterno. Per lunghe ore, giostrandosi tra e-mail, documenti, navigazione, non si sente il bisogno di un surplus di spazio.

Tornando all'origine del ragionamento, il bonus vero è poter attaccare e staccare lo schermo più volte, in base all'attività che si vuole svolgere. Se si tratta di scrivere un testo, è ovvio ricorrere alla tastiera. Nota non a margine: i tasti sono alti, rispondono benissimo, il trackpad è grande quanto basta. Dai primi minuti d'utilizzo, non si sbaglia una parola. Se invece si deve leggere qualcosa, consultare delle informazioni, si può passare in modalità tablet, alzarsi in piedi, magari continuare a lavorare sul balcone o in cucina durante uno spuntino. Il gioco è bello finché dura assai.

Oltre che per ogni tipo di professionisti, il pc/tablet di Microsoft si adatta bene agli studenti. Di nuovo, lo schermo ampio dà soddisfazioni per le attività di approfondimento. L'audio degli speaker è tra il buono e il discreto, ma è evidente gli si possano collegare sia in modalità wireless che con il jack le proprie cuffie o auricolari preferiti. La dotazione di porte non obbliga a ordinare un adattatore l'istante dopo l'unboxing rispetto ad altri modelli. Ci sono le Usb di vecchia e nuova generazione, uno slot per una scheda SD che non è un retaggio di un altro tempo, ma un ossequio a chi deve caricare immagini e video (dunque una strizzata d'occhio ai creativi), o per gli scettici del cloud che apprezzano di poter disporre di uno spazio extra di archiviazione oltre la fulminea unità SSD. Il prodotto non è leggerissimo, ma, di nuovo, il fatto che lo schermo si possa staccare lo rende comodo nelle situazioni in cui deve esserlo. In cui la messa a dieta è fulminea.

Tutto qui? Niente affatto. Manca il classico dulcis in fundo: il design. Non solo il Surface Book 3 è molto bello da vedere, con il suo telaio in magnesio e quel color platino che lo definisce, lo caratterizza, lo rende riconoscibile già da lontano (oltre al logo Microsoft, s'intende). Il design brilla nella sua cerniera che è un altro unicum e permette di posizionarlo come si vuole, impostare l'angolo di visione preferito al millimetro, soprattutto quando bisogna combattere con i capricci del sole che vorrebbero minarne la visibilità.

In definitiva, nonostante il suo costo tutt'altro che ridotto (si parte da 1.549 euro per la base della base, con lo schermo da 13,5 pollici, aggiungendo velocità e dintorni si sale di parecchio), si ottiene tanto. E assieme al computer, si sta comprando un tablet. Non ci si porta a casa un prodotto solo, ma due.

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