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(Pesco, Maourad Cherfi)
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Difesa e Aerospazio

Missili di nuova generazione, l'Europa deve accelerare o dipenderà ancora dagli Usa

La guerra nello spazio si fa sempre più sofisticata e non c'è tempo per chi tentenna

«La minaccia delle armi ipersoniche è una realtà, e uno tra i driver principali delle tecnologie che ci interessano come industria missilistica. Si parla di tecnologie legate alla motoristica, all'aerodinamica, ai sensori e ai datalink, e in tutte queste specializzazioni la digitalizzazione ha un ruolo fondamentale». Sono parole di Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Mbda Italia, intervenuto al seminario "Intelligence e difesa: la digitalizzazione delle operazioni militari" svoltosi il 18 maggio nel quadro della Intelligence Week.

Il manager ha spiegato: "Nessun Paese o industria ha le capacità o la forza economica per affrontare le nuove tecnologie: la collaborazione, soprattutto a livello europeo, rappresenta un elemento fondamentale, e il Fondo europeo per la difesa giocherà un ruolo molto importante". Certamente per Mbda i missili sono il cuore delle attività aziendali, tuttavia le nuove armi basate su tecnologie che permettono velocità molte volte superiori a quelle del suono sono ormai il prossimo "stato dell'arte" e fonte di grande preoccupazione per il mantenimento dei deterrenti, e quindi degli equilibri, della Difesa. Per essere comprese appieno le parole del manager italiano devono essere inserite in un contesto preciso: in questa nuova corsa pare avvantaggiata la Russia, ma non tanto per questioni tecnologiche quanto per la relativa facilità di poter collaudare le sue nuove armi all'interno del vastissimo territorio di cui dispone, e lo stesso sta facendo la Cina utilizzando le sue ampie zone desertiche e marine. Gli Usa stanno sviluppando questa tecnologia da quasi vent'anni: già nel 2002 la Nasa realizzò un prototipo di missile ipersonico, tuttavia il grande programma di prove delle versioni più moderne è stato in forse fino alla fine del marzo scorso proprio per la mancanza di spazio per verificarne il funzionamento in lunga gittata.

Il Dipartimento della Difesa Usa prevede infatti di condurre una cinquantina di test di volo di armi ipersoniche nei prossimi cinque anni, ma i problemi logistici potrebbero rendere difficile il raggiungimento dei programmi esistenti in quanto esiste soltanto un "corridoio" per i test di volo a lungo raggio in tutti gli States. La questione è seria poiché se chi sviluppa armi ipersoniche non può condurre test di volo le capacità operative sperimentate saranno limitate, oppure in ritardo, e quindi più costose di quei 15 miliardi di dollari messi a preventivo dal Dipartimento nel periodo 2015 e il 2024. Negli ultimi tre anni in America sono state effettuate almeno settanta prove di armi ipersoniche con velocità fino a cinque volte quella del suono, ma secondo il capo militare per lo sviluppo di queste capacità, il generale Neil Thurgood, entro il prossimo anno sarà necessario aumentare la frequenza e la gittata delle prove. Il più importante passo avanti degli usa con le armi ipersoniche è stato compiuto nel marzo 2020, quando l'Esercito e la Marina effettuarono con successo un primo test di volo del Common-Hypersonic Glide Body (C-hgb), che è stato lanciato e ha volato a velocità ipersonica dalle Hawaii verso un punto d'impatto designato galleggiante nell'Oceano Pacifico, sbagliando (si fa per dire) il bersaglio di 13 centimetri.

"Dobbiamo essere aggressivi per tenere il passo ed essere davvero competitivi con i nostri concorrenti di pari livello, vale a dire Russia e Cina" aveva detto dei test il generale Thurgood, sapendo che presto i russi avrebbero lanciato il loro prototipo di missile da crociera ipersonico Zircon dalla fregata Admiral Groshkov, fatto poi avvenuto il 7 ottobre 2020 nel Mar Bianco, a sud di Murmansk. Dunque se questo tipo di armi è difficile da intercettare e neutralizzare, sono allo stesso tempo complesse da sperimentare soprattutto perché viaggiano a Mach 5, ovvero a circa 103 km al minuto, quindi a oltre 6.000 km l'ora. E grazie a questa velocità hanno circa 25 volte l'energia cinetica dei missili tradizionali, quindi una potenzialità mai raggiunta prima. Ma se quando si tratta di aerodinamica è possibile provarli in speciali gallerie del vento, altrettanto non si può fare quando è necessario collaudare sistemi d'arma, datalink e la compatibilità all'ambiente operativo. La soluzione sono come sempre gli accordi internazionali finalizzati a consentire lo svolgimento delle prove, cosa che il Pentagono ha ricominciato a fare dopo un rallentamento dovuto al passaggio dall'ammnistrazione di Donald Trump a quella di Joe Biden.

Anche l'Europa, almeno prima della pandemia, aveva cominciato a muoversi. E seppure alcuni programmi per la propulsione ipersonica fossero di matrice civile, alla fine dello scorso anno anche la Germania aveva aderito a un progetto approvato dall'Unione Europea e denominato Twister (Timely Warning and Interception with Space-Based Theatre Surveillance) volto a creare un sistema di difesa dalla nuova generazione di missili che prevede di abbatterli durante il volo in altissima quota. Il progetto fu inserito tra quelli da realizzare nel novembre 2019 nell'ambito del programma di cooperazione dell'Ue (Pesco). La Germania era assente dai paesi partner iniziali del Twister perché stava già lavorando con gli Usa al progetto Tlvs, ma le pressioni francesi hanno convinto Berlino a partecipare insieme con Finlandia, Olanda, Italia e Spagna. Ed essendo Mbda tra le aziende leader del settore della missilistica avremmo la possibilità di realizzare un'arma efficace in tempi relativamente brevi (operativa per il 2030). E il 23 marzo scorso il ministero della Difesa tedesco ha accantonato i piani del Tlvs investendo invece nella tecnologia antidrone e negli aggiornamenti della vecchia flotta di missili Patriot. Di certo c'è che è tempo di accelerare con questi programmi, o soltanto gli Usa potranno offrirci un valido sistema per fermare la nuova minaccia.

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