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(Northrop-Grumman)
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Difesa e Aerospazio

Gli aerei spia Nato sull'Ucraina sorvegliano Putin partendo anche dall'Italia

Per osservare le mosse di Putin, missioni di venti ore ai confini orientali dell'Europa, partendo da Sicilia e Romania

Aerei spia sulla crisi ucraina. Per osservare le mosse di Putin, missioni di venti ore ai confini orientali dell'Europa, partendo da Sicilia e Romania.

Ci sono aeroplani militari della Nato che sorvolano ad alta quota l'Ucraina e che si spingono fino ai confini del Donbass. Probabilmente li superano anche, ma non è ufficialmente dichiarato.

Attraverso l'uso di sensori termici, radar e ottiche ad alto rendimento possono vedere il movimento dei militari e raccogliere, analizzandoli, segnali radio emessi dalle forze russe. Questi sensori possono captare le fonti a centinaia di chilometri di distanza, quindi seguendo rotte particolari vedono bene che cosa sta accadendo in Bielorussia, a Kaliningrad e anche nella regione delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk.

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Ogni missione può fornire indizi sulle sue prossime mosse militari di Putin, ma soltanto le notizie opportune devono poi essere diffuse. E qui c'è qualcosa di strano. Normalmente in una campagna militare è importante non far sapere al nemico che cosa di sta facendo, e per gli avversari è fondamentale non far sapere che cosa si è effettivamente visto, poiché l'uso militare e politico delle informazioni può fare la differenza prima e dopo gli eventi. Ma in questo caso tutti mostrano i loro movimenti e le informazioni di cui sono in possesso. Ci sono i droni con lunga autonomia che decollano dalla base Usa di Sigonella, in Sicilia: gli RQ-4 Global Hawk dell'Usaf arrivano a sorvolare l'Ucraina per lunghi periodi di tempo, a volte fino a 20 ore, consentendo alle forze armate statunitensi una visione degli sviluppi sul campo nei territori contesi. Dal 9 al 16 febbraio scorso, con un picco il giorno 10, Usa, Nato e nazioni partner come Ucraina e Svezia hanno effettuato decine di missioni di intelligence e tra questa c'è né una di nuovo tipo: è quella di un jet di origine civile, un Bombardier Challenger 650 soprannominato Artemis, dotato di particolari sensori e appartenente a Leidos, un operatore aeronautico appaltatore della Difesa Usa. E' arrivato in Europa nel luglio del 2020, quindi era stato spostato per alcuni mesi per poi ricominciare i suoi voli nel 2021 durante l'esercitazione Defender.

Artemis non è soltanto un nome, ma l'acronimo di Airborne Reconnaissance and Target Exploitation Multi-Mission System, e ha condotto operazioni nell'Europa orientale registrando da solo 14 sortite tra il primo e il 21 febbraio. E sebbene la crisi sembri peggiorare, i voli non sono divenuti meno frequenti. Lo sappiamo per due ragioni: attorno agli aeroporti da dove decollano droni e aerei spia non vengono allontanati gli appassionati di fotografie aeree che si assiepano lungo le reti, mentre sui siti web che tracciano gli aeroplani in volo continuano a comparire anche questi. Perché questo avvenga occorre mantenere acceso il sistema “Ads-b” di bordo, che i militari potrebbero spegnere rendendo meno evidente a tutti la loro presenza. Dunque è una strana guerra quella che starebbe scoppiando, un conflitto nel quale le parti al posto di nascondere uomini e mezzi li rendono perfettamente visibili a tutti.

(Bombardier Aircraft)

Nella notte dell'altro ieri Artemis ha volato vicino al confine orientale della Polonia, e poche ore dopo il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che le forze russe sarebbero entrate in territorio ucraino a protezione di due aspiranti repubbliche indipendenti. I dati disponibili sul Web mostrano che l'aereo ogni giorno decolla dall'Aeroporto di Costanza Mihail Kogălniceanu, in Romania, vola attraverso la Slovacchia e l'Ungheria fino a dare una rapida occhiata all'Ucraina. Poi vira e si sposta lungo i confini orientali e settentrionali della Polonia, un percorso che gli consente di orientare i sensori verso la Bielorussia, dove la Russia ha ammassato truppe. Interrogato al proposito da diverse testate specializzate, l'Esercito usa ha preferito non commentare le operazioni di Artemis nell'Europa orientale, tuttavia è ormai acclamato che queste operazioni siano anche un modo per validare questo sistema in vista della sostituzione dei vecchi e non più convenientemente aggiornabili biturbina RC-12X Guardrail in servizio da trent'anni. Uno dei principali vantaggi di utilizzare il Challenger 650, originariamente nato per portare manager da una parte all'altra del mondo con meno scali possibili, è la maggiore autonomia e la sua resistenza ad alta quota. Può volare per oltre 4.000 miglia nautiche per più di dieci ore a un'altitudine di oltre 41.000 piedi (12,5 km di altezza), al sicuro da razzi e armi leggere, prendendosi il tempo per raccogliere e ritrasmettere dati captati sul territorio nemico per un periodo di tempo significativo. Un altro vantaggio è la possibilità di variare la sua configurazione secondo la missione da compiere, imbarcando unità elettroniche di vario tipo.

Tra questi lo Hades (High-Accuracy Detection and Exploitation System), risultato di un programma di ricerca e sviluppo che utilizza intelligenza artificiale per riconoscere, interpretandoli, i segnali raccolti. Secondo la rivista specializzata in difesa Jane's, le versioni attuali ospiterebbero anche apparati per la guerra cibernetica-elettronica (Ew-Ale) per poter disturbare le comunicazioni nemiche fino ad annullare le trasmissioni. Probabilmente la crisi ucraina sarà il banco di prova definitivo di Artemis, che potrebbe quindi essere sviluppato grazie al maggiore budget del Pentagono per il biennio 2021-23, di circa 770 miliardi di dollari, dando all'esercito Usa uno strumento che finora era posseduto, seppur in altra forma, soltanto dall'aviazione (Usaf), che finora usava gli E-8C Jstarts oppure il vecchio Rc-135 Rivet Joint progettato negli anni Sessanta.

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