anonymous hacker
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Cyber Security

Ucrania-Russia: la situazione cyber si complica

La Rubrica - Cybersecurity Week

Anonymous scende in campo, il gruppo di cyber criminali Conti si schiera con il Cremlino, il ministro della trasformazione digitale ucraino lancia una campagna di reclutamento cyber e sul relativo canale Telegram si iscrivono in 130 mila. Probabilmente altre centinaia di migliaia di persone, hacker o autoproclamatisi tali, stanno pensando di prendere posizione, e hanno intuito che è possibile partecipare attivamente allo scontro: questa guerra possono anche non limitarsi a guardarla alla televisione. La nostra incapacità di comprendere che quanto accade oltre uno schermo può avere conseguenze nel mondo reale si mostra oggi in tutta la sua assurdità.

Sospetto che molti aspiranti “guerrieri cyber” abbiano la sensazione di poter prendere parte a un nuovo video gioco iper-realistico, comodamente seduti di fronte a un monitor a casa propria. L’asimmetria di questo tipo di conflitto, per giunta, lascia credere a molti di loro di potere anche essere protagonisti, visto che un singolo individuo può potenzialmente disporre liberamente di un arsenale cyber di tutto rispetto e usarlo a sua discrezione. Questo senza comprendere che perdere il controllo di un malware, per esempio, è questione di pochi istanti e la “creatura” potrebbe non fare distinzione tra amici e nemici, civili e militari.

Questo ci porta molto più vicini alla terza guerra mondiale o forse sarebbe meglio dire alla prima cyber. Uno scontro totalmente nuovo, asimmetrico, incontrollabile, in cui gli stati sono soltanto una delle parti in causa e le cui conseguenze sono imprevedibili. Il problema attuale, dunque, non è sapere se dietro questo e quel gruppo di attivisti o cyber criminali si celino i servizi segreti o i militari (probabilmente sarebbe il male minore), ma prendere atto che siamo di fronte a centinaia di migliaia di singoli individui con la capacità di fuoco di un esercito di media grandezza e totalmente inconsapevoli dei danni che possono fare. Nel mio ultimo libro il protagonista dice: “L’uomo ha uno spiccato istinto di sopravvivenza come individuo e una malsana tendenza al suicidio come specie”. Questo nel mondo reale, pensate in quello digitale.

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