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Cyber Security

Siamo noi i primi nemici di noi stessi

La Rubrica Cybersecurity Week

Nel mio ultimo intervento avevo mostrato un certo ottimismo su come noi esseri umani avremmo approcciato le nuove tecnologie nel nuovo anno. Innumerevoli truffe e crimini perpetrati ai danni di cittadini immaginavo avrebbero risvegliato una qualche forma di istinto di sopravvivenza, una capacità di cogliere il rischio per la propria "incolumità", anche solo a un livello animale. Poche ore dopo questo atto di fede sono stato clamorosamente smentito in modi e termini che mettono in discussione la basi stesse sulle quali si fonda l'idea di istinto di sopravvivenza, almeno se applicato al mondo oltre lo schermo. Veniamo ai fatti.

Il giorno di Capodanno hanno avuto ampio spazio sui telegiornali i video, postati sui social network, di centinaia di persone che, violando le norme in vigore, festeggiavano l'ultimo dell'anno in alberghi o case private. Inevitabilmente, fosse soltanto perché si trattava di ammissioni di reato rese di dominio pubblico dagli stessi colpevoli, la giustizia ha fatto quello che doveva fare. Immagino che tutti abbiate immaginato che mi riferisco all'ormai virale video della festa nel resort sul lago di Garda (probabilmente uno dei tanti).

Il tema che vorrei affrontare, però, non ha nulla a che vedere con la pandemia, piuttosto con qualcosa che rappresenta un problema a lunghissimo termine (ritengo che questo virus prima o poi si estinguerà).

Sembra che noi esseri umani ci confrontiamo con dei problemi insormontabili che ci inibiscono la capacità di comprendere la natura dello spazio in cui agiamo. Abbiamo l'assurda percezione che le nostre azioni al di là di uno schermo non producano conseguenze nel mondo reale, questo anche quando è palese che le conseguenze del nostro comportamento ci causeranno guai di diversa natura. L'evidenza del danno è data dall'auto-denuncia, e la domanda che sorge spontanea è la seguente: chi ha pubblicato quel video sui social network perché non ha contestualmente chiamato le forze dell'ordine per denunciare sé stesso per quanto stava accadendo? Volendo immaginare che non si tratti di un caso psicopatologico, posso ipotizzare che costoro non avessero consapevolezza di quanto stavano facendo e questo mi porta a una considerazione molto più deprimente.

Esistono persone che riescono a non tutelare sé stesse anche nel momento in cui commettono un reato e quindi si auto denunciano non per un tardivo pentimento ma, molto più banalmente, perché non si rendono conto di quanto stanno facendo. Questi stessi soggetti rappresentano una fetta consistente di chi utilizza le nuove tecnologie e possiamo affermare che di fronte ai giusti stimoli, nemmeno particolarmente sofisticati, saranno pronti a rivelare i dettagli più intimi della vita propria, dei propri conoscenti e anche dell'azienda in cui lavorano.

Poiché per fare danni inimmaginabili basta soltanto un solo soggetto tanto inconsapevole, credo che ogni persona di buon senso e qualsiasi organizzazione dovrebbe iniziare a preoccuparsi seriamente perché, come scrisse Schiller, "Neanche gli Dei possono nulla contro la stupidità umana". Peraltro i primi latitano, mentre i soggetti dotati della seconda abbondano.

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