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Tecnologia

Come risparmiare con l'impianto elettrico

Avere gli elettrodomestici di classe A++ aiuta, ma anche un impianto elettrico a norma, moderno, controllato fa risparmiare parecchi euro, fino al 20%

Per consumare meno corrente e risparmiare soldi non basta avere elettrodomestici moderni in classe A. Gli impianti elettrici vecchi, vetusti o semplicemente sui quali mai si è fatta manutenzione aumentano i consumi di energia. Inoltre avere nei muri cavi obsoleti, ammalorati o di tipo e diametro inadeguato, interruttori che al tocco emettono strani sfrigolii e scintillano, prese a muro posticce e protezioni inesistenti, mancanza di messa a terra, è senza dubbio pericoloso, anche perché fino a oggi l'impianto elettrico che nasceva con una casa rimaneva tale anche per cinquant'anni. Ma già dopo 20-25 anni i cablaggi perdono le loro caratteristiche di isolamento, soprattutto in funzione della temperatura e dell'umidità presenti negli ambienti, e progressivamente arrivano a far spendere in un anno anche il 20% in più rispetto a un impianto nuovo.

Purtroppo non è soltanto il tempo a rendere vetusto un circuito, gran parte dei problemi derivano dal fatto che tra gli anni Settanta e Novanta la richiesta di potenza elettrica per un appartamento di grandezza media è cresciuta di un ordine di grandezza grazie a climatizzatori, stereo, televisioni, e sovente gli impianti venivano adeguati senza riprogettarli.

Nell'ultimo decennio si sta facendo di tutto per ridurre questa tendenza, ma alcune tecnologie, come i fornelli a induzione e i forni elettrici, richiedono impianti appositi.

C'è poi il problema delle canaline di passaggio interne ai muri e dei percorsi sottotraccia, oggi obbligatori, mentre un tempo si ricorreva spesso a passaggi dei celebri "doppini" appena sotto la tappezzeria, pericolosissimi per gli incendi, ed esistono ancora abitazioni nelle quali le prese di corrente sono a meno di 30 cm dal pavimento e non ad almeno 110 cm nei bagni e nelle cucine.

La legge ha quindi dovuto rincorrere la realtà e per questo sono nate sia la legge 46/90, sia la CEI 64-8 ed anche il D.m. 37 del 22 gennaio 2008, che sono oggi i riferimenti in vigore. Ma una volta arredata la casa, dell'impianto elettrico ce ne dimentichiamo, magari sostituiamo gli elettrodomestici come una certa frequenza, ma non ci ricordiamo mai di verificare periodicamente il funzionamento del cosiddetto "salvavita", non abbiamo idea di quanta energia possa essere "in perdita" nell'impianto oppure non sappiamo che da qualche anno è obbligatorio inserire a monte dei cablaggi la protezione per le sovratensioni, o scaricatore, che impedisce agli sbalzi di tensione di danneggiare gli apparecchi collegati alla rete. Specialmente computer e apparati digitali sono particolarmente sensibili a questi eventi.

Infine usiamo male l'energia: se lasciare luci accese senza ragione aumenta i consumi, a parte chi ha un impianto con domotica avanzata non c'è alcuna ragione per tenere sempre accesa la rete WiFi, o per non scollegare gli apparecchi privi di interruttore generale (che mediante lo stand-by continuano comunque a consumare).

A parte chiedere a un professionista iscritto all'Albo regionale degli installatori un preventivo e assegnare la commessa, spesso l'utente dimentica però di chiedere i tre documenti fondamentali:

- lo schema elettrico dell'unità immobiliare (la posizione dei cavi, delle prese, degli interruttori, eccetera),

- il computo metrico (ovvero la base per il calcolo del preventivo, con le quantità di materiale che sarà usata), e infine

- la dichiarazione di conformità dell'impianto elettrico.

Anche se si è a digiuno di impiantistica è bene almeno conoscere quali sono i componenti che per legge devono essere presenti. Dopo il contatore, dotato di interruttore generale, devono essere presenti uno o più quadri di distribuzione, ognuno con un ulteriore interruttore generale e magneto-termico, ciò che rileva eventuali richieste di potenza troppo elevata e salva da cortocircuiti interrompendo l'energia, tutti collegati anche con la messa a terra dell'impianto dell'intero stabile tramite il dispositivo di protezione contro le sovratensioni (Spd).

In ogni quadro elettrico devono poi essere presenti i salvavita, che possono essere anche integrati nei dispositivi magnetotermici, e gli interruttori parzializzatori collegati rispettivamente alle prese di corrente, alle luci e alle utenze di maggior consumo. Questa parte del centralino deve prevedere anche la possibilità di aggiungere dei moduli in caso di installazioni accessorie, come un impianto di condizionamento, l'idromassaggio o ancora una sauna. L'interruttore differenziale puro (salvavita) viene installato sempre insieme a un interruttore magnetotermico o ne fa direttamente parte. Il differenziale protegge il circuito confrontando la quantità di corrente in entrata con quella in uscita. Se registra troppa differenza, vuol dire che sull'impianto c'è una dispersione, quindi lo isola. I comuni dispositivi magnetotermici hanno il tasto T che consente di provare periodicamente il loro funzionamento, mentre i più moderni sono dotati di circuito di auto-test, che senza sospendere la tensione dell'impianto esegue mensilmente la verifica.

La scelta del diametro dei conduttori e del loro colore fatta dall'elettricista non è casuale, ogni colore distingue e identifica fase, neutro, terra, eccetera. Seppure un impianto "regga" molte utente allacciate e funzionanti contemporaneamente, il calore che si può sviluppare nei cablaggi o in prossimità delle prese e spine disperde energia, e se eccessivo provoca principi di incendio. Importante quindi è limitare le connessioni che insistono su una singola presa e sull'intero impianto, evitando di utilizzare troppe prese multiple. Infine, è bene ricordare che è possibile fruire di sgravi fiscali anche per il rifacimento degli impianti.

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