Il cammino di Hunter Boots verso la sostenibilità
(Edward Berthelot/Getty Images)
Il cammino di Hunter Boots verso la sostenibilità
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Il cammino di Hunter Boots verso la sostenibilità

«Un manifesto chiaro e conciso per garantire progresso e responsabilità attraverso la trasparenza, impegni e azione». Sotto la guida del nuovo amministratore delegato, Paolo Porta, Hunter Boots Ltd guarda a un futuro più sostenibile.

La storia di questo marchio - e i suoi iconici stivali in gomma indossati persino dalla regina Elisabetta II - inizia in Scozia nel 1856 con la fondazione della North British Rubber Company. Il successo arriva con lo scoppio della prima guerra mondiale e la richiesta, da parte del War Office, di produrre uno stivale adatto alle trincee (caratterizzate da acqua e fango).

È nel 1956, a 100 danni dalla fondazione, che l’azienda crea il modello «Green Hunter», oggi conosciuto come «Original Tall». Questo stivale viene prodotto a mano assemblando 28 pezzi diversi e ben presto - più precisamente nel 1977 grazie a una nomina del Duca di Edimburgo - il fornitore ufficiale della Corona inglese. Non solo, grazie alle top model Kate Moss e Gisele Bundchen, ma anche a personaggi di spicco come Live Tyler, Rihanna e Alexa Chung, gli stivali Hunter diventano parte della divisa ufficiale del festival musicale Glastonbury, specialmente se abbinati con micro abitini o pantaloncini di jeans altrettanto corti.

Un marchio al passo con i tempi, classico e attuale al tempo stesso, che per quest’autunno ha deciso di lanciare la collezione «Protect our Forest» con i due boot Original Forest Tall e Original Forest Short realizzati in gomma certificata FSC. FSC è un'organizzazione non governativa internazionale (ONG) dedicata alla promozione della selvicoltura responsabile. La certificazione FSC garantisce che le foreste soddisfino i più elevati standard ambientali e sociali sul mercato.

«La nostra storia è radicata nella protezione. Da oltre 160 anni proteggiamo la nostra comunità dalle intemperie. Continueremo a sviluppare questa eredità in due modi; proteggendo i diritti di ogni persona nella nostra catena di approvvigionamento e lavorando con enti di beneficenza per proteggere le cose che apprezziamo: le nostre persone e il nostro pianeta» ha dichiarato Porta, presentando un manifesto in sette punti che sancisce l’impegno di Hunter con la natura. Proprio quella natura da cui il brand ricava la gomma naturale per realizzare i suoi boot, conosciuti in tutto il mondo.

Il manifesto - definito da tre pilastri: proteggere le foreste, le risorse e le comunità - prevede che entro il 2025 tutte le calzature in gomma saranno certificate FSC, mentre entro il 2022 il 100% degli imballaggi sarà riciclabile, il 65% della collezione includerà gomma certificata, schiuma di alghe Bloom o tessuti riciclati, e l’azienda nella sua totalità diventerà carbon neutral. Non solo, Hunter condurrà una formazione alla leadership mondiale inclusiva per tutti i responsabili delle assunzioni in linea con la sua strategia per la diversità e l'inclusione e le sue nuove politiche e procedure per le risorse umane, donerà un totale di 200.000 stivali ogni anno ad associazioni benefiche (comprese quelle che rispondono a disastri naturali, pandemie e crisi dei rifugiati.) e si impegna a collaborare con il World Land Trust per proteggere le foreste in via di estinzione, le specie che dipendono da esse e le persone che se ne prendono cura.

A questi importanti progetti si affianca l’iniziativa Hunter ReBoot, già avviata nel Regno Uniti e negli Stati Uniti. I clienti, attraverso un’etichetta di spedizione Collect+ gratuita, possono infatti inviare i loro stivali a un impianto di riciclaggio dove i vecchi Hunter verranno macinati e la gomma riutilizzata in superfici di parchi giochi, strade, arene equestri, borse da kickboxing e riempitivi per pavimenti.

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