Jorge Lorenzo
MotoGP

MotoGP, intervista a Jorge Lorenzo: "Sono perfezionista e sorrido spesso (ma non si vede)"

La cena con i rivali, il museo dei campioni, la famiglia Ducati: ritratto inedito di un fuoriclasse

Da quando è un pilota della Ducati, tra giornate intere nel box con i tecnici, continui test e duri workout in palestra (per addomesticare la potentissima Desmosedici serve un fisico bestiale), Jorge Lorenzo è più impegnato che mai. Il 5 volte campione del mondo (2 titoli nella categoria 250 e 3 nella classe regina), però, non manca alla presentazione del T-Race Jorge Lorenzo Limited Edition 2017, il cronografo che Tissot, timekeeper del Motomondiale, gli ha dedicato. "Questo orologio è dinamico e preciso come me: in pista amo lottare fino all'ultima curva e seguire traiettorie perfette" dice sorridendo il maiorchino, fresco trentenne.

"Porfuera" (vecchio soprannome che ricorda i suoi sorpassi esterni da manuale) è alla mano e molto gentile: scambia volentieri due chiacchiere con chiunque lo saluti, si presta a una serie infinita di selfie, non risparmia autografi e battute. Insomma, è un tipo simpatico. E, di sicuro, schietto, diretto: "Rido spesso, scherzo, amo stare in compagnia. Il problema è che mi vedete solo nei weekend di gara, quando sono concentrato al massimo: sotto pressione, il mio volto si trasforma, diventa serio. Troppo. Risultato? Sembro antipatico, me ne rendo conto, non faccio apposta" spiega.

Avere per 9 anni come compagno di squadra in Yamaha l'idolo Valentino Rossi, spigliato e divertente, non sarà stato facile.
Il confronto con Valentino è sempre stata solo in pista. Protagonista da 21 anni del Motomondiale, a tifo lui non ha rivali: per le vittorie, prima di tutto, e per il carisma. Io mi comporto come mi viene naturale, non mi preoccupo di piacere e sono contento del pubblico che mi segue; in più, adesso faccio parte della famiglia Ducati, che conta un popolo numerosissimo di appassionati.

Che ambiente hai trovato a Borgo Panigale?
Splendido, appena sono entrato in fabbrica, sono stato travolto dall'amore per la "rossa" che ciascuno dimostrava. Ho provato un'emozione esagerata, anche grazie all'accoglienza: tutti mi salutavano con entusiasmo, forse perché ho vinto qualche Mondiale. La Ducati è davvero un posto speciale.

La Desmosedici è speciale?
Unica, direi. Questa stagione non vinceremo il campionato, lo sapevo prima che cominciasse, però la moto ogni anno è più competitiva: nel 2016 Andrea Dovizioso e Andrea Iannone sono arrivati primi due volte, io punto ad almeno tre Gran Premi, per cominciare, mentre lo sviluppo continua. Perché l'obiettivo è il Mondiale.

Tu come ti definiresti?
Ambizioso, perfezionista ed esigente, prima con me stesso e poi con gli altri. Felice e soddisfatto di quello che ho: la mia vita è meravigliosa, a partire dal fatto che la mia passione più grande si è trasformata in lavoro.

Hai  appena compiuto 30 anni: tra 10, cosa immagini che farai?
Di sicuro avrò più tempo per me stesso: essere un rider professionista implica una dedizione totale al mestiere. Non ho rinunciato a nulla, ma le gare hanno priorità assoluta. A 40 anni spero di essere meno stressato e praticare un po' meno sport, adesso sono costretto a seguire tabelle d'allenamento tostissime. Vorrei viaggiare da turista, ho girato il mondo, ma ho non visto granché fuori dai circuiti, e concedermi un hamburger o una pizza: il mio menù prevede riso integrale, kamut, perché evito il glutine, e petti di pollo. Certo, il paddock mi mancherà da matti.

Quindi non seguirai le orme del tuo amico Max Biaggi, che ha appeso il casco al chiodo a 44 anni?
Mai dire mai. A pensarci bene, a 23 anni pensavo che non avrei corso a lungo. Il motivo per cui non ho smesso? Mi sono divertito sempre di più e la passione per questo sport è cresciuta man mano.

Hai detto che la vita da rider ti lascia poco tempo per te: una cosa ti piace fare, quando sei a casa?
Andare al cinema. Di solito nel weekend, perché durante la settimana sono a dieta ferrea e non posso prendere i popcorn. Senza popcorn, che cinema è? Guardo le serie tv su Netflix, da "Breaking Bad" a "Narcos", gioco a golf e a tennis e mi diverto con i videogame. Da ragazzo ero proprio patito, adesso preferisco i simulatori: ne ho messo uno di MotoGP e uno di Formula 1 anche nel museo World Champions by 99 che ho inagurato a novembre, dove ho raccolto i cimeli, un centinaio, di tanti fenomeni dei motori.

Come hai cominciato la collezione?
Per caso, con lo scambio di casco con Casey Stoner nel 2012. Poco dopo ho scambiato la tuta con Sebastian Vettel e mi è venuta l'idea di creare ad Andorra uno spazio dedicato ai campioni della classe regina e della F1.

Il pezzo più pregiato della collezione?
Non saprei scegliere: dalle tute di Ayrton Senna, Gilles Villeneuve, Rossi, Márquez e Stoner, i miei avversari più forti, alla Yamaha M1 con cui ho vinto il titolo nel 2015. C'è anche un'area riservata a Michael Schumacher.

Rossi e Márquez sono ancora tuoi rivali: con chi dei due usciresti a cena?
Con entrambi e non solo: mi piacerebbe approfondire la conoscenza di tutti i piloti che trovo in griglia di partenza. In circuito è impossibile mettere da parte la competizione, ma sono sicuro che, se ci incontrassimo lontano dalla pista, liberi dalla tensione della gara, andremmo d'accordo.


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