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Paralimpiadi: perché accanirsi sui disabili?

Il rapporto che ha svelato il doping di Stato riguardava tutti gli atleti russi: mano più dura contro i portatori di handicap che con gli altri

2014 Paralympic Winter Games - Closing Ceremony

Sochi 2014, la squadra russa alla cerimonia di chiusura – Credits: Hannah Peters/Getty Images

La decisione del Tas di Losanna confermare l'esclusione dei 257 atleti russi dalle Paralimpiadi a seguito delle accuse di doping di Stato raccolte in un rapporto della Wada (Wold Anti Doping Agency) sta provocando in Russia una vasta ondata di rabbia e nazionalismo, con centinaia di migliaia di firme raccolte in poche ore, celebrità dello sport - come il peso massimo Alexandr Povetkin - che prestano il loro volto alla campagna governativa o promettono di finanziare qualunque genere di ricorso legale, una contro-inchiesta investigativa promossa dal governo moscovita per chiedere che il presidente della Wada, il disprezzato Craig Reedie, e l'autore del rapporto Wada che ha svelato il doping di Stato russo, Richard Mc Laren, vengano a testimoniare nel loro Paese.

Il tutto, tra documentari televisivi, interviste strappalacrime agli atleti che hanno visto svanire in poche ore il sogno di una vita, l'unilaterale e clamorosa decisione di Mosca di congelare i contributi alla Wada, l'associazione che si occupa di monitorare i casi di doping di Stato. Quasi come un altro capitolo della guerra fredda, con il solitamente cauto premier Medvedev che su facebook giunge a fare un improvvido paragone tra il comitato paraolimoico e il terrore staliniano. 

Il rapporto McLaren da cui ha preso le mosse l'ultima sentenza del Tas proverebbe l’esistenza di un sistema russo così corrotto da non poter essere più ritenuto affidabile, con 35 casi positivi in discipline paralimpiche insabbiati in un arco temporale di 4 anni. Ma la questione è ormai diventata politica, con il governo di Mosca che gioca con successo in patria la carta del nazionalismo e del complotto e gli atleti paraolimpici bruciati da una decisione che, in realtà, era nell'aria e che comunque sembra dettata anche da ragioni extrasportive.

PERCHE' I DISABILI
Il colpo grosso, è vero, sarebbe stato l'esclusione della Russia tout court dai Giochi Olimpici di Rio, vertendo il rapporto Mc Laren - che data l'inizio del doping di Stato russo dal 2010 - su tutte le discipline estive, con l’atletica (estromessa da Rio lo scorso mese in seguito al provvedimento della Iaaf) quale capofila, seguita dal sollevamento pesi, gli sport paralimpici, la lotta, la canoa, il ciclismo. Ma pare che a mettersi di traverso, in questo caso, sarebbe stato il presidente del Cio, Thomas Bach: un'esclusione della Russia da Rio avrebbe avuto un impatto anche politico troppo devastante. È su questo punto che le accuse dei russi, che parlano di una guerra combattuta sulla pelle dei disabili, mostrano la loro forza. Perché solo i disabili? O meglio: perché a Rio sono state tenute aperte le porte alla partecipazione degli atleti russi ritenuti puliti, mentre coi disabili non è stata tentata nessuna soluzione di compromesso?

IL RAPPORTO MC LAREN
Tutto era cominciato con le dichiarazioni di Grigory Rodchenkov, ex responsabile del laboratorio antidoping di Mosca, che aveva rivelato al New York Times il sofisticatissimo sistema per scambiare le provette degli atleti dopati durante l’Olimpiade di Sochi del 2014 (dove la Russia fece incetta di medaglie) e la Paralimpiade per garantire il massimo risultato sportivo a qualunque costo. Un sistema collaudato - il famoso sistema Sochi - che era costantemente monitorato secondo il rapporto dal ministro dello sport di Mosca, col controllo dei servizi segreti, che avrebbe finito per graziare almeno 312 atleti positivi, della cui positività non veniva avvertito il comitato internazionale. E che avrebbe riguardato sia le Olimpiadi di Vancouver che quelle di Sochi in Russia, Paralimpiadi incluse.

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