“Le palme di via Sparano le hanno portate in piazza Duomo a Milano: il mondo va al contrario”. Eccolo Vittorio Sgarbi che dal Teatro Petruzzelli di Bari racconta la bellezza della città al pubblico di Panorama d’Italia.

La lectio magistralis del critico d’arte, interrotta da molti applausi, inizia da qui, dalla storia del teatro e dalla sua ricostruzione dopo il grande incendio che lo distrusse. Se al restauro de La Fenice di Venezia è mancata l’attenzione al dettaglio (“si vede che è nuova, sembra cinese”), in questo caso c’è stata molta cura. “La capacità degli artigiani non può che essere motivo d’orgoglio per voi pugliesi e io mi sento uno di voi. Occorre che lo Stato faccia diventare il Petruzzelli una Scala del Sud”.

“Le palme di via Sparano le hanno portate in piazza Duomo a Milano: il mondo va al contrario”. Eccolo Vittorio Sgarbi che dal Teatro Petruzzelli di Bari racconta la bellezza della città al pubblico di Panorama d’Italia.

La lectio magistralis del critico d’arte, interrotta da molti applausi, inizia da qui, dalla storia del teatro e dalla sua ricostruzione dopo il grande incendio che lo distrusse.

(qui le slide della presentazione di Vittorio Sgarbi)

Se al restauro de La Fenice di Venezia è mancata l’attenzione al dettaglio (“si vede che è nuova, sembra cinese”), in questo caso c’è stata molta cura. “La capacità degli artigiani non può che essere motivo d’orgoglio per voi pugliesi e io mi sento uno di voi. Occorre che lo Stato faccia diventare il Petruzzelli una Scala del Sud”.

La città vecchia e le sue due cattedrali

Sgarbi entra poi nel cuore di Bari, percorrendo idealmente piazza del Ferrarese (“dopo di lui il ferrarese che ha amato di più la vostra città sono stato io”) e piazza del Mercantile, passando poi nella città vecchia dove spiccano la Cattedrale di San Sabino e la Cattedrale di San Nicola: “la prima venne rasa al suolo durante il periodo bizantino e ricostruita con accenni gotici come il rosone. La purezza del romanico pugliese è invece nella basilica di San Nicola con le bifore piccole affinché la luce spirituale arrivi filtrata” spiga.

Il filo rosso degli artisti veneziani

Magnifica è poi la Porta dei Leoni del palazzo del Catapano con al suo interno la Cattedra di Sant’Elia. Subito fuori dalle mura di Bari vecchia spicca il Castello Normanno Svevo con le torri federiciane e il basamento cinquecentesco. Ma è la Chiesa San Marco dei Veneziani a sorprendere.

“Tutta la costa adriatica - spiega Sgarbi - è dominata da artisti veneziani. Si trovano capolavori di Savoldo, di Lorenzo Lotto, di Tintoretto. Il capofila è Giovanni Bellini del quale si trova a Bari San Pietro Martire”. Antonio e Bartolomeo Vivarini da Murano arrivano a Modugno: “nella Pala del Vivarini è dipinta una sacra conversazione, dove i personaggi sono sul punto di comunicare. Un’opera importante”. Venezia manda qui anche Paris Bordone che realizza una Madonna con Bambino in trono tra Sant’Enrico d’Uspala e Sant’Antonio da Padova.

Il Novecento barese

Rinascimento e barocco non lasciano qui grandi testimonianze. È del Novecento l’impronta maggiore: come in palazzo Fizzarotti con influenze arabe e una miscela di stili, o palazzo Atti con grandi decorazioni e un gruppo di sculture sulla loggia, o ancora l'Albergo cine-teatro Oriente.

Non ultimo, “uno dei monumenti che io guardo con più ammirazione: l’acquedotto pugliese, edificio meraviglioso che ha il suo interno le opere di uno dei più straordinari artisti del Novecento: Duilio Cambellotti”.

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