I complicati rapporti tra Mosca e Washington si sviluppano già all'indomani della Rivoluzione di Ottobre del 1917. La nazionalizzazione delle industrie da parte del governo sovietico minacciò gli interessi degli Americani che avevano investito nel loro sviluppo prima del conflitto. Nel periodo della rivoluzione del 1917, infatti, il presidente Usa Woodrow Wilson inviò truppe e aiuti economici ai nemici del bolscevismo raccolti nella cosiddetta "Armata Bianca".

Washington non riconoscerà ufficialmente l'URSS fino al 1933 sotto la presidenza Roosevelt, quando verrà inviato il primo ambasciatore americano a Mosca, William Bullitt, che tuttavia non riuscirà a migliorare sensibilmente i rapporti tra i due paesi, peggiorati ulteriormente dalla politica estera di Stalin culminata con il patto di non aggressione con la Germania Nazista del 1939 (Von Ribbentrop-Molotov).

I rapporti cambieranno radicalmente con l'aggressione tedesca alla Russia del 1941, quando Mosca entrerà nel programma "lend and lease" con gli Alleati. Il trattato vedrà un importante flusso di aiuti in termini di armi e tecnologia all'Armata Rossa da parte degli americani. Già negli ultimi mesi della guerra si prefigurò la situazione di tensione tra quelle che saranno le due principali potenze mondiali. In primis la spartizione dell'Europa in due blocchi e quindi la corsa agli armamenti nucleari.

Nel 1949 anche Mosca testò il suo primo ordigno nucleare, mentre i paesi del blocco occidentale capeggiati da Washington si alleavano strategicamente con la nascita della NATO, alla quale Mosca rispondeva con il Patto di Varsavia stretto con i paesi dell'Europa Orientale posti sotto l'influenza sovietica.

Durante la Guerra Fredda furono numerosi gli incidenti diplomatici che rischiarono di trascinare il mondo in un nuovo conflitto mondiale: la guerra di Corea (1950-53) dopo il patto tra Washington e l'ex nemico giapponese, che generò la reazione di Mosca e il tentativo di invasione della Corea del Sud divisa al 38° parallelo dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Dalla morte di Stalin nel 1953 inizieranno le rivolte dei paesi dell'Est Europa (Germania Orientale, Ungheria) parallelamente ai processi di decolonizzazione (nell'Indocina la sconfitta dei francesi a Dien Bien Phu nel 1954). Nella Germania Est le rivolte scoppiate in seguito alla morte del dittatore sovietico furono supportate da Washington, tramite una campagna di aiuti alla popolazione della Germania Orientale, terminata pochi mesi dopo per i timori di un intervento sovietico diretto.

Due anni dopo, l'ingresso della Germania Ovest nella NATO fu alla base della contromossa di Mosca con la firma del Patto di Varsavia del 1955, che di fatto poneva i paesi dell'Europa dell'Est nella condizione di satelliti dell'Urss.

L'anno successivo altre due crisi internazionali avvenute quasi contemporaneamente vedranno nuovamente inasprirsi le relazioni tra le due superpotenze: la crisi di Suez e la rivolta in Ungheria. Gli Stati Uniti furono per la prima volta cauti nell'appoggiare l'attacco franco-britannico all'Egitto di Nasser in seguito alla nazionalizzazione del canale voluta da quest'ultimo e appoggiata esternamente da Mosca. Un ulteriore pericolo durante la crisi fu rappresentato dall'intervento di Israele richiesto direttamente dai franco-britannici.

L'apice della tensione

In Europa, iniziava la crisi di Berlino dopo l'appello di Kruschev alle forze occidentali perché queste ultime lasciassero la capitale entro sei mesi. La crisi sarà alla base della costruzione del muro nel 1961, che dividerà la città per quasi un trentennio.

La vittoria di Fidel Castro e il fallimento dei tentativi americani di supportare a Cuba il regime di Fulgencio Batista nel 1959, portò un alleato dell'Urss a poche miglia dalla costa degli Stati Uniti.

Poco dopo la rivoluzione cubana, il 1 maggio 1960 fu abbattuto l'aereo spia americano U-2 pilotato da Gary Powers mentre sorvolava il territorio sovietico, abbattuto da un missile balistico. Il pilota della CIA, illeso e catturato dal KGB, fu interrogato. In un primo momento Eisenhower dichiarò che si trattasse di un volo meteorologico finito fuori rotta per un guasto tecnico. Tuttavia il recupero del relitto mise in evidenza che l'U-2 stava effettuando un volo spia. Gary Powers sarà rilasciato in uno scambio di spie avvenuto a Berlino nel febbraio 1962.

L'anno successivo fu la volta della tentata invasione di Cuba sotto il neo presidente John F.Kennedy per mano di un commando di esuli dell'isola. L'operazione fallì sul bagnasciuga della Baia dei Porci e fu un duro colpo di immagine per la CIA e per il Presidente.

Ancora una volta Cuba sarà il fulcro dell'apice della Guerra Fredda l'anno successivo, quando Mosca installò batterie di missili balistici sull'isola, generando l'immediata reazione della Casa Bianca con il blocco navale e l'isolamento di Cuba.

Nel 1963 gli Stati Uniti danno inizio all'intervento militare in Vietnam al fine di impedire ai comunisti del nord del Paese di sconfinare nel sud, dando l'avvio alla lunga e sanguinosa guerra che terminerà nel 1975 con la vittoria dei vietcong di Ho-Chi Minh.

All'inizio degli anni '70 inizierà il primo lento processo di distensione tra Usa e Urss, passando attraverso la prima visita di Nixon ad una paese comunista, la Cina (1972). Il decennio sarà caratterizzato dalla progressiva de-nuclearizzazione iniziata con il trattato di non-proliferazione siglato nel 1968 e proseguirà attraverso una serie di incontri bilaterali tra le superpotenze, i cui esiti saranno ancora una volta messi in pericolo dall'invasione sovietica dell'Afghanistan nel 1979. Tra le sanzioni adottate dagli Stati Uniti in risposta all'invasione vi sarà il boicottaggio delle Olimpiadi di Mosca del 1980 a cui aderiranno 63 nazioni.

I negoziati sulla riduzione degli armamenti balistici riprenderanno all'inizio degli anni '80 con la presidenza Reagan, subito funestati dalla crisi in Polonia dovuta alla repressione del movimento Solidarnosc da parte del regime filosovietico di Jaruzelski. Le trattative tra il Cremlino e la Casa Bianca proseguiranno passando attraverso altri incidenti diplomatici tra cui l'abbattimento nel cielo sovietico di un jet di linea della Korean Air (volo 007- 1 settembre 1983) e l'incidente della USS Kitty Hawk con un sottomarino sovietico che aveva violato i patti del 1972.

Le relazioni diplomatiche Usa-Urss vedranno un'accelerazione con la nomina di Michail Gorbaciov a Segretario del Pcus nel 1985. Durante lo stesso anno i leader dei due blocchi si incontreranno a Ginevra dove saranno gettate le basi della distensione, con una serie di accordi riguardanti scambi culturali, commerciali, turistici e la ripresa di voli civili tra i due paesi. Nel 1987 i negoziati sulle testate balistiche proseguiranno fino all'elezione di Gorbaciov alla presidenza dell'Urss, quando gli effetti della glasnost e della perestrojka porteranno prima alla caduta del muro di Berlino nel 1989 e poi alla dissoluzione dell'Urss nel 1991.

I rapporti tra Usa e la neonata Federazione Russa proseguirono inizialmente all'insegna della cooperazione iniziata nel decennio precedente. Nel 1992 il presidente russo Eltsin e quello americano George H.W.Bush si incontrarono più volte per mettere a punto un piano di risanamento economico dell'ex unione sovietica, che in quegli anni si trovava in gravi difficoltà. Gli aiuti proseguiranno per tutta la prima metà degli anni '90 superando la grave crisi politica che culminerà con l'assedio del 1993 al Parlamento russo, superata anche grazie all'appoggio di Bill Clinton al presidente Eltsin. I negoziati porteranno nella prima metà del decennio all'implemento degli scambi economici e tecnologici, all'ulteriore riduzione degli armamenti e all'avvicinamento della Russia alla NATO.

A minare per la prima volta l'armonia tra le due potenze sarà la diversa visione della crisi in Cecenia, seguita dalla perplessità di Eltsin sulla questione dell'allargamento della NATO ai paesi ex comunisti dell'Europa orientale, risolta solo parzialmente con l'istituzione nel 1997 di un consiglio permanente NATO-Russia, messo subito alla prova dall'intervento della Nato durante la crisi del Kosovo e i bombardamenti sulla Serbia, storica alleata di Mosca.

Il terzo millennio

La fine del millennio corrisponde con l'ascesa al potere di Vladimir Putin. La questione della risoluzione militare del problema ceceno contribuisce ad acuire le divergenze tra i due capi di stato. Queste tensioni saranno ulteriormente alimentate dalla questione della Serbia di Milosevic.

Nel 2001, l'ascesa alla Casa Bianca di George W.Bush e l'attacco terroristico alle Torri Gemelle dell'11 settembre segnarono la strada della diplomazia tra Mosca e Washington nel segno della lotta al terrorismo internazionale. Un'ulteriore rafforzamento della cooperazione Russia-Nato sulle questioni principali di sicurezza internazionale tra cui l'incremento della protezione ai siti nucleari per evitare il proliferare di traffici illeciti di materiale da parte delle organizzazioni terroristiche.

Nel 2007 una nuova fonte di tensione diplomatica Usa- Russia sarà rappresentata dalla decisione di posizionare un sistema di difesa  missilistico contro possibili attacchi dall'Iran o dalla Corea del Nord in Polonia, ex paese satellite della Russia Sovietica. Mosca considerò la decisione americana come un affronto paragonabile alla crisi dei missili cubani, minacciando una risposta adeguata a breve termine.

Il precipitare della situazione in Georgia l'anno successivo spinse le diplomazie dei due paesi ai limiti della rottura, anticipando il difficile periodo di rapporti che avrebbe inaugurato la nuova presidenza di Barack Obama, nonostante gli iniziali sforzi di riassesto dei rapporti deterioratisi dopo la guerra lampo in Georgia con il famoso incontro di Monaco del febbraio 2009 in cui Obama e Medvedev promisero di "resettare" le relazioni bilaterali tra i due paesi. Alle elezioni del 2011, che videro il ritorno di Putin alla presidenza dopo la parentesi Medvedev, il presidente russo accuserà apertamente Washington di interferenze con le elezioni politiche in aperto contrasto con le promesse di due anni prima.

Con il ritorno di Vladimir Putin alla presidenza, furono diversi i motivi di attrito sulla politica estera tra Usa e Russia. Uno dei più importanti punti di contrasto fu certamente la questione del programma nucleare iraniano, in quanto la Russia era un fornitore storico di tecnologie nucleari a Teheran. Il secondo punto di disaccordo era la guerra civile in Siria, per l'appoggio incondizionato di Mosca al regime di Assad, fatto che implicò anche aiuti in termini di armi e supporto tattico. Poco dopo, nel 2012, la Russia pose il veto ad una risoluzione Onu sulla violazione dei diritti umani da parte del regime siriano. Ad aggravare la situazione di tensione, nel 2010 il Dipartimento di Giustizia americano aveva annunciato l'arresto di 10 spie di Mosca scoperte negli Stati Uniti. La questione irritò particolarmente Putin, tanto che l'allora primo ministro russo fece lo stesso con alcuni cittadini americani accusati di essere spie americane. Come negli anni della Guerra Fredda, i prigionieri saranno scambiati a Vienna 10 giorni più tardi.

La rielezione di Putin alla presidenza con un voto quasi plebiscitario nel 2011, portò ad una riduzione sensibile dei diritti umani in Russia in particolar modo con leggi restrittive sulla libertà di opposizione. La stretta di Mosca generò la decisione di applicare sanzioni di tipo economico alle quali Mosca rispose con l'espulsione dell'USAID, l'agenzia americana per lo sviluppo internazionale operante in Russia. Un altro punto di attrito tra Obama e Putin saranno le leggi approvate nel 2013 che bandivano le manifestazioni pubbliche di membri di associazioni Lgbt. L'atto che fece precipitare ulteriormente le già difficili relazioni Obama-Putin ai minimi storici fu la decisione russa di offrire asilo politico a Edward Snowden, condannato per aver reso pubblici alcuni documenti segreti della National Security Agency, cosa che fece cancellare ad Obama il summit con Putin previsto per l'agosto di quell'anno.

Nel 2014 il punto centrale degli attriti tra le due potenze sarà rappresentato dall'annessione manu militari della Crimea da parte di Mosca in seguito ad un referendum in Ucraina che gli Usa ritennero pilotato. La tensione salì come mai dai tempi della Guerra Fredda e gli Usa spinsero per l'estromissione di Mosca dal G8 e per la messa in atto di sanzioni economiche, alle quali si unì anche l'Unione Europea. L'anno successivo alla crisi ucraina, il 2015, vide l'intervento militare russo nella guerra civile siriana. La spaccatura diplomatica divenne ancora più grave, con i due Paesi che parvero anticipare un futuro conflitto diretto.

Alla fine del 2016 le elezioni presidenziali americane furono oggetto di accuse da parte di Washington, che denuncò interferenze sulla campagna della candidata Hillary Clinton da parte degli hacker russi. Dopo l'elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, la questione delle interferenze anti-Clinton è continuata, aggravandosi ulteriormente con le inchieste interne volte a smascherare i presunti contatti tra lo staff del neopresidente e Mosca.

Anche se all'indomani dell'insediamento di Trump sono stati formulati propositi di riconciliazione tra le due potenze, gli attacchi russi sulla popolazione siriana condotti con l'utilizzo di gas e la successiva risposta americana con il bombardamento della base siriana di Shayrat hanno di nuovo riacceso le gravi tensioni dell'era Obama. La divergenza sulla Corea del Nord e sull'Iran hanno portato una volta ancora Mosca e Washington sul "orlo della guerra", come pubblicamente ammesso da Medvedev nel luglio del 2017.

Le sanzioni annunciate dal presidente Trump hanno innescato una reazione di Mosca che, nonostante l'incontro formale tra i due presidenti del 7 luglio 2017, ha annunciato la volontà di esplusione di 35 diplomatici americani dal territorio della Federazione Russa.

© Riproduzione Riservata

Commenti