Esteri

Isis: nella storia di Mohammed il dramma dei bambini soldato

L'addestramento, le punizioni, il lavaggio del cervello nel racconto alla Cnn di uno dei cosiddetti "cuccioli del califfato"

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Un frame del video della Cnn sui bambini soldato nelle file dell'Isis

Indottrinati nell'Islam più radicale, addestrati a combattere con armi automatiche, a resistere a dolore e fatica, a tagliare la gola o sparare alla testa di ostaggi inermi provandone orgoglio, come in un bel gioco: i "piccoli mujaheddin" allevati in Siria e in Iraq dai jihadisti dell'Isis, che li chiama affettuosamente i "Cuccioli del Califfato", sono migliaia, forse un'intera generazione perduta.

Un servizio della Cnn si chiede: cosa sara' di questi bambini se anche l'Isis sarà mai sconfitto? Malgrado sia impossibile conoscerne il numero, secondo le informazioni dell'emittente Usa, le proporzioni del fenomeno appaiono "gigantesche".

 


La storia centrale è quella di un bambino siriano, chiamato per comodità Mohammed, ora al sicuro in Turchia, e che è stato arruolato a forza dallo Stato islamico a Raqqa, nella Siria centrale, capitale del Califfato, quando aveva solo 13 anni. Fu fatto entrare a forza in un campo di addestramento. Quando il padre protestò - racconta la Cnn - i jihadisti minacciarono di decapitarlo. E gli fu inoltre impedito di visitare suo figlio.

"Per 30 giorni ci svegliavamo e dovevamo correre", racconta Mohammed in un video. "Poi facevamo colazione e leggevamo il Corano e l'Hadith", gli insegnamenti del Profeta. "Poi ci si addestrava con le armi: kalashnikov e altra roba militare leggera". Ha visto bambini venire frustati, un ragazzo crocefisso per tre giorni perché non aveva osservato il digiuno del Ramadan e una ragazza lapidata per adulterio.

I bimbi e i ragazzini vengono a volte reclutati a forza con finti party, o obbligando i genitori a rinunciare alla loro custodia. Tuttavia afferma che, malgrado la durezza dell'addestramento e del lavaggio del cervello, tutto cio' lo faceva sentire "orgoglioso, forte e con la sensazione di uno scopo".

"I bambini - spiega alla Cnn Sofie Vindevogel, dell'Università di Gand - spesso credono che far parte di un gruppo armato porti loro rispetto e prestigio", e infatti alcuni si arruolano volontariamente, magari segretamente. Il servizio della Cnn mette a confronto queste storie con quelle di altri ex bimbi soldato.

Fra questi il sudsudanese Ngor Mayol, che oggi si è rifatto una vita lavorando in un negozio in Georgia, Usa. Ha combattuto nella guerra civile con il Sudan del nord. "Sono vissuto nel posto che non dimentichi, dove la carne umana è usata come cibo per uccelli e insetti", ha scritto in una prova di lingua inglese. Non ha avuto bisogno di riabilitazione o di percorsi di "deprogrammazione" e non sembra soffrire di sindrome post-traumatica.

A parte il ricordo degli amici che ha perduto, "sono orgoglioso del mio passato di militare a difesa del Sud Sudan". "Ho perso l'intera infanzia", ricorda Mayol, per il quale "iniziare la scuola quando sei più vecchio è dura". Ma la scuola gli e' servita per riacquistare la sua vita e ora fa anche il volontario per una ong dedita all' educazione delle nuove generazioni nel suo Paese.

Ma la fortuna che ha permesso la guarigione di Mayol potrebbe non arridere alle migliaia di bambini strappati alla loro infanzia in Siria o in Iraq. Costa molto in termini di soldi, di dedizione e di pazienza per ricostruire la speranza, che è alla base della riabilitazione. "Molto dipende dal contesto che i bambini soldato troveranno quando tornano dalla guerra", spiega Vindelvogel. E spesso, al ritorno, trovano una casa distrutta, una famiglia dispersa e persone di cui non si fidano

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