Cronaca

Rapido 904, 31 anni fa la strage. Storia, immagini, testimoni

Il 23 dicembre 1984 una bomba sul treno Napoli-Milano esplode in galleria nei pressi di S. Benedetto Val di Sambro. I morti sono 17, i feriti 267

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Edoardo Frittoli

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L'anno scorso, a trent'anni esatti dalla "Strage di Natale", che segnò il passaggio dal terrorismo eversivo alla guerra di mafia degli anni '80-'90, la storia e le testimonanze dei sopravvissuti e dei soccorritori sono state raccolte in un progetto di crowdfunding promosso dal fotografo e documentarista Martino Lombezzi e dall'Associazione tra i familiari delle vittime della Strage del rapido 904. L'obiettivo del progetto è il finanziamento di un documentario di circa 50 minuti sui tragici eventi del 23 dicembre 1984 con le testimonianze di chi quella sera era sul rapido e di chi fu chiamato a intervenire per i soccorsi alle vittime di una strage quasi dimenticata. Avvenuta nello stesso tratto di binari dove 10 anni prima si era consumata la strage del treno "Italicus".

Il progetto è online alla pagina web https://www.produzionidalbasso.com/project/la-strage-di-natale/

 

Castiglione dei Pepoli (BO). Vigili del Fuoco

Ore 19,15 del 23 dicembre 1984


È una sera fredda e umida quella dell'antivigilia di Natale del 1984. Il telefono della caserma dei Vigili del Fuoco di Castiglione dei Pepoli, paese dell'Appennino Tosco-emiliano, squilla. 

Dall'altro capo del telefono è la centrale operativa del 115 di Bologna. Chiedono l'intervento del distaccamento per uno scoppio nella galleria ferroviaria dell'Appennino, la Direttissima. Pochi istanti dopo il comandante Gianpaolo Bacchetti raduna gli uomini della sua squadra, i primi sette. Dà poi disposizioni a una seconda squadra di altri sette pompieri di prepararsi per una seconda uscita sulle Fiat Campagnola. I vigili del fuoco avviano l'autopompa, la radio gracchia e in pochi istanti i lampeggianti blu invadono il cielo scuro dell'Appennino. La strada per raggiungere la galleria ferroviaria dalla stazione di San Benedetto Val di Sambro è lunga. Circa 13 chilometri. Ma il mezzo corre e arriva all'imbocco della galleria quando la piccola la stazione è ancora deserta. Nel filmato seguente, realizzato da Martino Lombezzi, il comandante Bacchetti e i membri della sua squadra raccontano la loro esperienza di soccorritori della "Strage di Natale".



Galleria "Direttissima" dell'Appennino. Località Vernio

Ore 19,06 del 23 dicembre 1984

Il treno rapido 904 era in servizio, il 23 dicembre 1984, sulla tratta Napoli-Milano.

Si muove dal binario 11 poco dopo mezzogiorno dalla stazione di Napoli Centrale, gremito di passeggeri in viaggio per le festività natalizie. ll percorso fino a Firenze prosegue secondo la tabella di marcia. Durante la sosta alla stazione di S.Maria Novella, qualcuno posa due pesanti valigie sulla griglia portabagagli della carrozza 9. Poi il treno riparte. Intorno alle 19 il convoglio imbocca la galleria ferroviaria più lunga d'Europa. Sono 18 km nel ventre dell'Appennino e il treno 904 è inghiottito a tutta velocità dalla galleria inaugurata nel 1934, nota come la "Direttissima".

Giunto in località Vernio, alle 19,06 il treno deflagra per l'esplosione degli ordigni ad alto potenziale contenuti nelle due valige della carrozza 9, innescate da un telecomando. E'l'inferno. Il treno devastato dalla carica esplosiva piomba nel buio della galleria, tutti i finestrini esplodono, la linea elettrica è interrotta. Dopo attimi di silenzio surreale iniziano i lamenti e le urla strazianti dei feriti più gravi e dei passeggeri che cercano i propri parenti e amici in stato di shock. Il treno è fermo a 8 km. dall' imbocco Sud e a 10 dall'uscita in direzione di Bologna. Il primo a dare l'allarme e prestare la prima assistenza ai feriti è il controllore Gian Claudio Bianconcini, alla luce fioca dei neon di emergenza della galleria, che presto si esauriranno. I feriti meno gravi cominciano ad avviarsi a piedi verso l'uscita Nord. A metà del tunnel i superstiti trovano la stazione intermedia chiamata "Precedenze", dove il marciapiedi diviene più largo. Nel frattempo i pompieri di Bacchetti percorrono a piedi il tunnel lungo lo stretto marciapiedi reso scivoloso dall'umidità e attorno alle 20,20 incontrano i primi superstiti sconvolti. A quel punto da San Benedetto arriva un piccolo carrello di servizio delle FS che si inoltra verso il convoglio e dove poco dopo caricherà i feriti più gravi verso l'uscita nord. Pochi minuti dopo, quando l'aria è già irrespirabile per gli effetti dell'espolsione, un locomotore diesel aggancia due carrozze sulle quali vengono fatti salire i feriti più lievi, che sbucano dalla galleria attorno alle 21,15. A San Benedetto li attendono le ambulanze di Bologna Soccorso, la centrale operativa che diventerà il primo nucleo del 118 in Italia.

Nella galleria, restano i morti. Sono 16, divenuti poi 17 per un decesso successivo. Ci sono anche due bambini. Quando il resto del convoglio è trainato fino a San Benedetto Val di Sambro, dal cielo cade la prima neve.




23 dicembre 2014: La voce dei sopravvissuti


Il progetto sulla Strage di Natale, raccoglie le testimonianze dei superstiti dell'attentato di 30 anni fa. Ecco alcuni estratti raccolti da Martino Lombezzi.


Antonio Calabrò, uno dei feriti più gravi del rapido 904, ricorda il suo stato di incoscienza dopo il ricovero.

 “mi sentivo benissimo, come se dovessi andare ad una festa, come quando un fidanzato va al primo appuntamento con la fidanzata, bellissimo, leggero, in perfetta forma, e mi sembrava come di galleggiare, e mi rendevo conto come se non avessi limiti, potevo andare dappertutto (…) ho visto delle persone, delle donne, con la mascherina, il vestito verde, e stavano tagliando degli abiti, degli abiti a qualcuno, e quindi mi incuriosii: “ah, ma chi è questo poverino?” ah ma io devo andarmene. Non devo perdere tempo, sto così bene. Ma vediamo un attimo chi è questo, forse non sta bene, stanno tagliando gli abiti, così vado a vedere e ho detto cavolo, ma quello sono io! “


Filomena Albanese parla insieme al marito Mariano, era in viaggio con lui, giovani, appena sposati.
 
“Appena sposati, da poco, organizzammo un viaggio per sfuggire, tra virgolette, dal bradisismo.  

Perché lui aveva preso un esaurimento nervoso.Era il periodo del bradisismo e a Pozzuoli si ballava, così decidiamo di andare a passare il natale con i fratelli a Milano.
 
…questo rumore... non me la ricordo nenanche l’esplosione. Mi ricordo solo questo fuoco che entrava dai finestrini rotti. E quindi non capivamo se avevamo avuto un’incidente, se ci eravamo scontrati con un’altro treno. Pensavo un incidente, forse. 
Poi dopo un bel po’ il treno riesce a fermarsi e ovviamente nel buio ci siamo catapultati, senza pensare, che dall’altro lato potesse arrivare l’altro treno. E ci siamo buttati dalle porte sventrate del treno. E lì poi c’era questo capotreno,che ci urlava di non scendere e di stare attenti perché sui binari c’erano pezzi di corpi." 
 
“Poi da lì cambia tutta la nostra vita. Da quel momento cambia tutto. Praticamente cambia lo stile di vita, cambia il modo di pensare, cambia la tua sicurezza perché tutto ti fa paura, ogni piccola cosa, ogni rumore ti da fastidio. 
Per esempio mi ritrovo adesso che ho 54 anni quasi, che non posso neanche sentire una sirena, un bimbo che piange, perché non tanto io, ma mio marito dà in escandescenza, non riesce proprio a sopportare nessun tipo di rumore più. Quindi anche in casa, anche se c’è una festa, diventa…ecco.. non riesci più a sentire un volume alto. O di voce o di radio o una sirena o un’ambulanza, qualsiasi rumore lui non lo tollera. “
 
Cinzia D’Esposito
Studentessa, viaggia da sola verso Milano.

"Io all’epoca avevo 24 anni, studiavo ancora e stavo per laurearmi in architettura.
 “tutto mi cadeva addosso, il buio, all’improvviso si spense tutto, e l’unica cosa che tutti potevano fare era urlare, insomma un macello totale.
Riuscimmo comunque, una volta resici conto che alcuni di noi potevano stare all’impiedi, seguendo le urla, seguendo un flusso generale di urla, riuscimmo a capire che potevamo scendere dal treno, scendere dalla carrozza, e  questo tra le macerie, passando sopra ferro vetri, i vetri che ci avevano colpito, passando sopra tutte queste cose, come trasportati, senza essere coscienti di niente. Non penso di averla fatta coscientemente quest’operazione di scendere o vedere o dove mettere i piedi per andare, di questo assolutamente sono convinta, proprio come uno viene trascinato da un’onda
Subito ci rendemmo conto che c’era qualcuno che non rispondeva più, che stava male, che perdeva sangue, io stessa perdevo molto sangue dalla testa, da dietro l’orecchio sinistro avevo questa grossa ferita, e ferite in faccia, però nessuno vedeva e io non vedevo gli altri". 
 
Noi siamo stati in galleria alcune ore, su questo bordo della galleria, con le persone ferite, che cercavano di passare, questo fumo e questa distruzione attorno, le urla di questa signora che chiamava la figlia, in questa situazione siamo stati alcune ore, poi finalmente ci portarono,se non mi sbaglio con una carrozza di prima classe, fuori dalla galleria. 
Come entrai in quello che doveva essere forse la biglietteria delle stazione di San Bendetto Val di Sambro allestita ad infermeria, come entrai così uscii, perché vidi che in questa situazione di emergenza c’erano persone distese, persone gravissime proprio. Persone con flebo, fiumi e fiumi di sangue, allora io me ne andai. “
 


Quando la carcassa del rapido 904 giace alla stazione di S.Benedetto, arrivano le prime, contradditorie rivendicazioni ai giornali e alle agenzie di stampa. Alle 22,25 una telefonata a "Paese Sera" indica gli autori della strage nel nucleo terroristico di estrema destra "Ordine Nuovo". Poco dopo le 23 alla redazione de "Il Giorno" è la volta della "Rosa dei Venti". All'Ansa di Genova la voce anonima indica come responsabili i neofascisti di "Terza Posizione". Al "Messaggero" di Roma si indicano i NAR, i "Nuclei Armati Rivoluzionari". 

In realtà queste false rivendicazioni avevano lo scopo di depistare e di ribadire una presunta recrudescenza dei protagonisti degli anni di piombo e della "strategia della tensione". Lo Stato era avvisato, la violenza eversiva non era vinta. 

Le indagini portarono in realtà a responsabilità diverse e composite. L'arresto del mafioso palermitano Giuseppe Calò avvenuto per altri motivi 4 mesi dopo la strage del rapido 904, misero in luce io veri responsabili, riconducibili principalmente a Cosa Nostra, alla Camorra, ad alcuni esponenti della banda della Magliana, alla loggia P2 e alle frange neofasciste. Nel covo di Pippo Calò e del complice Guido Cercola furono ritrovate apparecchiature elettriche ed esplosivo compatibili con la strage del 23 dicembre. A fornire il detonatore a distanza sarebbe stato il tedesco Friedrich Schaundin. Al maxiprocesso di Palermo dinnanzi al giudice Giovanni Falcone, le trame che portavano ai mandanti dell'attentato apparvero chiaramente dopo le deposizioni del 1985. Fu coinvolto anche un boss della camorra, Giuseppe Misso, noto come il "boss del Rione Sanità". Le condanne per Calò e Cercola sono di ergastolo. Quest'ultimo si suiciderà in carcere nel 2005. Durante le indagini emergerà la responsabilità di un politico, il parlamentare dell'MSI Massimo Abbatangelo. Questi avrebbe fatto da tramite per la consegna dell'esplosivo agli attentatori e condannato a 6 anni di reclusione.

Nell'aprile 2011 la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del boss dei Casalesi Totò Riina come mandante della strage del treno 904. Il processo si è aperto a Firenze il 25 novembre 2014. E 'tuttora in corso.

Nel filmato seguente, realizzato da Martino Lombezzi nell'ambito del progetto sulla Strage di Natale, un video tratto dal processo di Firenze a Totò Riina.


L'ELENCO DELLE VITTIME


Giovanbattista Altobelli (51)
Anna Maria Brandi (26)
Angela Calvanese in De Simone (33)
Anna De Simone (9)
Giovanni De Simone (4)
Nicola De Simone (40)
Susanna Cavalli (22)
Lucia Cerrato (66)
Pier Francesco Leoni (23)
Luisella Matarazzo (25)
Carmine Moccia (30)
Valeria Moratello (22)
Maria Luigia Morini (45)
Federica Taglialatela (12)
Abramo Vastarella (29)
Gioacchino Taglialatela (50 successivamente)
Giovanni Calabrò (67 successivamente)

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