Rai, 5000 domande per 100 posti (a termine)

Si è chiuso il bando per il concorso con cui viale Mazzini cerca giornalisti da inserire a tempo determinato. E, dopo le polemiche, l'Istituto Ime rinuncia ai corsi di formazione alla prova

Una veduta generale della sede della Rai di viale Mazzini, 22 ottobre 2013, a Roma – Credits: ANSA/CLAUDIO ONORATI

Sarà anche nel mirino del governo Renzi che oltre a chiederle  un contributo di 150 milioni di euro adesso punta pure alla revisione del canone. Non è un gran momento per la Rai, eppure fa ancora gola a molti. Adesso ci puntano 4.981 persone che hanno mandato la loro domanda di partecipazione  (il bando scadeva il 24 aprile) per il concorso teso a individuare 100 giornalisti professionisti. «Individuare» è  proprio il verbo utilizzato nel bando di concorso Rai. Perché i 100 fortunati e preparati che riusciranno ad avere la meglio sugli altri 4881 non saranno assunti, ma andranno a far parte di un bacino che servirà «a far fronte a future esigenze». Una lista legata al turn-over insomma, che, quando arriverà la chiamata, non garantirà neanche un contratto a tempo indeterminato ma solo ed esclusivamente a tempo determinato e su tutto il territorio nazionale. Quindi, presumibilmente, proprio nelle sedi regionali che ora sono nel mirino del governo Renzi.  

Insomma, quello dei 100 vincitori sarà un futuro molto incerto, nonostante le prove non esattamente semplici: si parte con un test a risposta multipla su attualità, cultura generale, norme sul sistema radiotelevisivo, contratto nazionale e giornalismo radiotelevisivo. Dopo questa prima prova i concorrenti resteranno in 400 chiamati quindi a redarre un testo per la tv, uno per la radio, un inevitabile tweet un video e una prova di utilizzo del web. La terza prova prevede un test di inglese, un colloquio conoscitivo e quindi un colloquio sull’eventuale seconda lingua straniera.

E sul tema prove c’è da registrare il dietrofront dell’Istituto di formazione Ime che con una lettera recapitata ai giornalisti professionisti italiani, proponeva, per 1.229,51 euro un corso di formazione di due weekend, ad Ancona. La lettera specificava che l’iniziativa non aveva niente a che vedere con la Rai e conl’Ordine dei giornalisti, ma, dopo qualche protesta dei destinatari della missiva, Usigrai e Ordine si erano affrettati a precisare di essere estranei. Con relativa polemica su chi aveva fornito l’indirizzario. I nominativi i realtà erano stati comprati dall’Ime(con una spesa di circa 15mila euro) dal centro documentazione giornalistica, esattamente dagli «indirizzi consensati», precisa ora Maurizio Romano Conte, a capo dell’Ime, che spiega quindi i motivi della sua rinuncia: «Mi hanno trattato da profittatore, da ladro di polli. Ma il mio istituto ha 22 anni di attività, e nella lettera chiarivo che la Rai non c’entrava niente».

Pare che avesse già avuto 50 adesioni di concorsisti. Ai quali, giura, ha rimandato indietro il bonifico.

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