Un attimo, uno schianto, un bagliore, tre frecce impazzite che precipitano e sul campo rimangono 70 morti e 346 feriti: è il drammatico bilancio dell'incidente aereo di Ramstein, in Germania, accaduto il 28 agosto 1988, venticinque anni fa, nel quale fu coinvolta la Pattuglia acrobatica nazionale (Pan).

 

È stato il più pesante e tragico incidente della storia in una esibizione acrobatica aerea. Era una domenica soleggiata di fine estate. Nella base statunitense di Ramstein, al confine con la Francia, era in corso un'esibizione aerea. Le Frecce tricolori erano le più attese. Il programma procedeva senza intoppi. Poi il dramma. Nell'espletamento dei "cardioide", una delle figure più rappresentative delle frecce, il "solista" (Pony 10, in gergo tecnico), il tenente colonnello Ivo Nutarelli, arriva troppo presto all'intersezione con i colleghi ed è collisione.

 

Il suo Aermacchi MB-339 colpisce in pieno il capoformazione (Pony 1), il tenente colonnello Mario Naldini, che a sua volta 'tocca' 'Pony 2', il capitano Giorgio Alessio. I tre aerei diventano altrettante palle di fuoco, delle frecce impazzite e incontrollabili. Pony 1 si schianta su una corsia stradale al fianco della pista. Naldini non fa in tempo ad azionare il sedile eiettabile. Anche il capitano Alessio finisce la sua tragica corsa sulla pista e nell'impatto il suo aereo esplode. La traiettoria più tragica è però quella di Pony 10. Dopo l'impatto, l'Aermacchi di Nutarelli piomba sulla folla che ancora non si era resa conto di quello che stava accadendo. Sul terreno rimangono 67 morti e centinaia di feriti. Una strage. Il tutto in sette, lunghissimi, secondi.

 

Sulla strage di Ramstein (la base aerea americana da allora non ha più ospitato manifestazioni aeree) si sono susseguite le ipotesi più fantasiose. Molti parlano e parlarono di complotto, di sabotaggio. Proprio Nutarelli e Naldini, infatti, come appurò la Commissione per la strage di Ustica, si erano alzati in volo la sera del 27 giugno 1980 dall'aeroporto di Grosseto e intercettarono il DC9 dell'Itavia. Il sabotaggio di Ramstein, secondo queste ipotesi, sarebbe stato architettato per togliere di mezzo eventuali testimoni. Difficile, ovviamente, assecondare questa tesi a causa anche della sproporzione tra fini e mezzi: appare improbabile che si dovesse cagionare una catastrofe - con modalità peraltro incerte nel conseguimento dell'obiettivo - per eliminare due testimoni. 

 

Ramstein fu piuttosto un tragico errore. Nutarelli, forse il solista più preparato che mai le frecce abbiano avuto, arrivò in anticipo all'intersezione con i colleghi. Forse, come sostennero altre tesi, perché accecato dal sole. Se ne accorse tanto che, per rallentare la corsa, estrasse i carrelli, ma non poté evitare l'impatto del suo Aermacchi. Oltre ai tre piloti delle Frecce, sul colpo morirono 51 spettatori e altri 16 nelle settimane successive. Negli ospedali della zona vennero soccorse, per ustioni di vario grado, centinaia di persone: uomini, donne, bambini, giovani ed anziani.

 

Da allora il volo acrobatico non è stato più lo stesso. Vennero adottare severissime misure di sicurezza. Oggi le "figure" non possono più essere fatte sopra il pubblico, che deve stare a svariate centinaia di metri dall'esibizione. Sono cambiati anche i parametri delle Frecce e delle altre Pattuglie acrobatiche che hanno più "aria" per le singole figure. In Friuli, dove il volo acrobatico è nato e dove le Frecce sono di casa, il dramma di Ramstein fu come un colpo al cuore. Difficile da smaltire. Ai funerali dei tre piloti tutta la città di Udine si fermò. Furono migliaia i presenti al tempio ossario di Piazzale XXVI luglio. Nessuno, però, pensò mai di "chiudere" l'esperienza, di fermare a terra le Frecce, tuttora amate, rispettate e apprezzate per il loro lavoro "di pubblicizzazione" dell'eccellenza italiana nel mondo. (ANSA)

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