Mps: aumento di capitale, beffa per gli azionisti
Ansa
Economia

Mps: aumento di capitale, beffa per gli azionisti

Chi vuole partecipare dovrà ovviamente sborsare denaro mentre chi possiede già azioni della banca senese ma non volesse sottoscrivere l'aumento conta già le perdite

Un balzo del 20% fino al prezzo di 1,848 euro. E' la performance messa a segno ieri dal titolo Monte dei Paschi di Siena che anche oggi, come nella seduta precedente, è sospeso dalle contrattazioni a Piazza Affari dopo una serie di rialzi-record. L'exploit in borsa è legato all'aumento di capitale da 5 miliardi di euro che la banca toscana ha finalmente avviato, dopo mesi di attesa, per portare avanti i piani di risanamento.

MPS E L'AUMENTO DI CAPITALE

Tuttavia, il boom del titolo sul listino (così lo hanno definito molti giornali) non rappresenta necessariamente una lieta notizia per gli azionisti Mps. Anzi, per come è stato architettato, l'aumento di capitale rischia di diventare una beffa per molti piccoli investitori. La ragione? Per capirla, basta fare due conti e vedere le caratteristiche dell'operazione messa in cantiere dai vertici dell'istituto toscano, guidati dal presidente Alessandro Profumo e dall'amministratore delegato, Fabrizio Viola.

La scorsa settimana, le azioni Mps valevano infatti circa 24,6 euro ciascuna. Chi aveva nel portafoglio mille titoli della banca, dunque, possedeva un capitale attorno a 24.600 euro. Poi è arrivata la ricapitalizzazione e il valore azioni Mps, come avviene spesso nelle operazioni di questo tipo, è stato diviso in due: una parte è stata assegnata alle azioni della banca post-aumento di capitale mentre un'altra parte è stata assegnata a dei diritti di opzione, che permetteranno di acquistare al prezzo di 1 euro i titoli Mps di nuova emissione (con un rapporto di 214 nuove azioni per ogni 5 possedute in precedenza). Dunque, chi la scorsa settimana aveva nel portafoglio un vecchio titolo del Monte dei Paschi, da ieri si è ritrovato in tasca una nuova azione, più un diritto di opzione per acquistare altri titoli.

Peccato, però, che nella ripartizione effettuata ci sia qualcosa che non torna. Alle nuove azioni della banca, infatti, è stato assegnato un valore di appena 1,54 euro circa e ai diritti di opzione un valore di ben 23,1 euro. Totale: circa 24,6 euro, equivalenti al prezzo di un vecchio titolo. Dov'è allora il problema? Sta nel fatto che i diritti di opzione sono strumenti finanziari che hanno una scadenza: una volta terminato l'aumento di capitale si trasformeranno infatti in carta straccia e non serviranno più a nulla. Di conseguenza, i vecchi azionisti di Mps possono fare adesso due scelte. La prima consiste nel tenersi i titoli Mps e sottoscriverne di nuovi, partecipando anche all'aumento di capitale con i diritti di opzione che hanno nel portafoglio. L'alternativa, per chi non vuole partecipare alla ricapitalizzazione o non ha i soldi per farlo, è di vendere almeno i diritti di opzione, che da ieri sono quotati in borsa, separatamente dal titolo.

AZIONI A GONFIE VELE, DIRITTI A PICCO

C'è però un particolare tutt'altro che trascurabile: mentre ieri il prezzo dell'azione è andato a gonfie vele, con un rialzo di circa il 20% da 1,54 a 1,85 euro circa, il valore sul listino dei diritti è colato a picco. Da 23,1 euro di partenza è sceso a 21,5 euro (-7% circa) e oggi si è avvicinato ulteriormente alla soglia di di 21 euro. Molti investitori, insomma, hanno deciso di vendere i diritti. Ed era prevedibile che fosse così, visto che la partecipazione all'aumento di capitale significa sborsare altri soldi per comprare nuovi titoli e non tutti sono disposti a farlo.

Dunque, tornando all'esempio di partenza, chi la scorsa settimana aveva mille delle vecchie azioni Mps e un capitale di oltre 24mila euro nel portafoglio, da ieri si trova in tasca una cifra inferiore: mille nuove azioni che vagono in teoria quasi 1.850 euro (al prezzo unitario di 1.848 euro) e mille diritti di opzione che oggi valgono poco più di 21mila euro (al prezzo unitario di 21 euro circa ciascuno). Totale: circa 23mila euro, molto meno del capitale posseduto la scorsa settimana.

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Andrea Telara

Sono nato a Carrara, la città dei marmi, nell'ormai “lontano”1974. Sono giornalista professionista dal 2003 e collaboro con diverse testate nazionali, tra cui Panorama.it. Mi sono sempre occupato di economia, finanza, lavoro, pensioni, risparmio e di tutto ciò che ha a che fare col “vile” denaro.

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