Libri

Paola Rondini, 'Crepapelle' - La recensione

Fuggire da sé stessi, scampare alla propria caricatura: un romanzo morbidamente plastico, di mutanti a metà

Crepapelle

Crepapelle, particolare della copertina – Credits: Zio Ziegler, Self Portrait Study, courtesy Antonio Colombo Arte Contemporanea

L'asimmetria del volto, il tempo oggettivo e quello della memoria, la moltiplicazione dei punti di vista: la bella copertina di Crepapelle, firmata dallo street artist americano Zio Ziegler e ispirata alle maschere africane delle Demoiselle d'Avignon, introduce ai temi di un romanzo cubista. Paola Rondini è il Picasso che spariglia le carte della rappresentazione del sé. Scorre in questa fiaba un'angoscia novecentesca che proietta la sua ombra gigante sulla cacofonia del nostro mondo. Iperconnesso ma sempre meno vicino e solidale, barricato in privatissime autarchie politiche ed esistenziali, fomentatore di ataviche paure, le stesse che studiava Freud un secolo fa: la diversità, l'esclusione, il senso di colpa, la rimozione delle pulsioni, la brevità dei piaceri della vita, l'ossessione per il tempo che passa. Eppure, non è ancora troppo tardi per provare a scomporre e ricomporre i frammenti. 

"L'uomo è infelice perché non sa di essere felice" ha scritto Dostoevskji dei suoi Demoni. Paola Rondini ribalta la celebre sentenza, costruendo il suo romanzo attorno ai demoni di un uomo e di una donna. Felici - o quantomeno disposti ad accettare della felicità gli stereotipi e le lusinghe - perché non sanno di essere infelici. Giacomo Selvi è un chirurgo plastico a cui lo specchio restituisce un'immagine plastificata di successo: "Il massimo della profondità che tu conosca è quella delle rughe" avrebbe potuto dirgli Benedicta, come nell'Aforisma d'autunno n. 37 di Valentino Zeichen. Greta Lensi invece è una donna che si specchia nel virus della mezz'età, con il desiderio non più inconfessabile di riprendersi artificialmente ciò che il tempo le ha depredato.

Il disagio della civiltà travolge i protagonisti un attimo prima che riescano ad accorgersene, e quindi a mettere in atto le consuete strategie difensive. Spaesati, esposti, minacciati, annientati da un istinto confuso. E poi atterriti, folli, reietti, bestiali. Abnormi e invisibili nello stesso tempo. Così ci si sente quando s'inceppa la routine del controllo. Quando la mente abdica al ruolo di fabbricante di illusioni e si espone alle geometrie non euclidee disegnate dall'inconscio. L'autrice prende le parti ora dell'uomo ora della donna, che all'insaputa l'uno dell'altra si scambiano le parti di vittima e carnefice: l'escalation di un thriller esistenziale dalla sceneggiatura perfetta.

A volte basta una scintilla per spalancare la porta che era già aperta. Il sentiero al di là dell'uscio porta nel buio di una grotta oppure verso la luce delle stelle, dipende da come si capovolge il quadro. Un signore anziano molto distinto si dirige verso l'auto del chirurgo ferma a un semaforo e, approfittando della sua disattenzione, gli porge un foglio di carta attraverso il finestrino. Accanto a una serie di frasi sconnesse è disegnata una lemniscata, l'otto rovesciato simbolo dell'infinito, lo stesso che Selvi troverà il giorno dopo in sala operatoria sulla pelle della sua paziente già anestetizzata: "il tatuaggio si inserì nel diluvio di coincidenze che già gli teneva la testa sott'acqua". La storia di quel vecchio partigiano si inserisce in flashback e con una sua forza autonoma nel racconto principale, dove confluirà sotto l'egida della connessione misteriosa e caotica di tutti gli esseri viventi.

Appassiona il racconto di questa tripla faticosa illuminazione - asciutto, cupo ma non privo di velature ironiche e di una poetica leggerezza - anche per le sue domande spalancate sul senso. L'avvenenza, la simmetria, il controllo sono lo specchio della nostra forza o della nostra debolezza? E la paura che ci attanaglia è quella di invecchiare o di sentirci privati della libertà di sbagliare, cioè di fare in qualsiasi momento una scelta fuori dalle aspettative? La felicità, si cela nell'istante o nella durata ("nell'attraversamento del vento e della tempesta" come direbbe il professor Vecchioni)?

Presi fra questi dilemmi gli uomini senza qualità di Crepapelle fuggono da sé stessi, comprimari di un'età della vita incerta e piena di paure, ma irresistibilmente attratti dalla foresta del proprio tempo interiore. Possiamo dirci diversi?

Paola Rondini
Crepapelle
Intrecci edizioni
175 pp., 14 euro

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti