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Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, 'Città nascoste'

Trieste, Livorno, Taranto: viaggio nell'anima di tre città complesse, fragili come aquiloni pronti a spiccare il volo

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Città nascoste, particolare della copertina

Le categorie del bello e del brutto senza sfumature, che nell'epoca social hanno riassunto il senso comune nella serialità di un post, appaiono in questo libro clamorosamente superate. Ha ragione Alessandro Leogrande nella Prefazione a chiamare Paolo Merlini e Maurizio Silvestri flâneur postmoderni. Il loro vagabondaggio ha una radice antica ma una meta inattuale: l'autenticità. In Città nascoste raccontano il dietro le quinte di Trieste, Livorno, Taranto, città delle favole affacciate sul mare e unite da una segreta memoria affettiva. Città-ostriche come l'Ortigia di Siracusa, come Marsiglia o Napoli o Istanbul prima della forzata modernizzazione, gelose della propria storia aperta ai più svariati influssi, da Occidente a Oriente.

Il viaggio slow gode di un appeal in crescita esponenziale, di una manualistica capillare e di una letteratura già in odor di retorica. Merlini-Silvestri si spostano in treno, in bus, in battello, in bicicletta, in monopattino o a piedi ma non è il mezzo a fare la differenza. È il tempo, il modo di guardare, l'equilibrio tra ego e alter ego, l'attrazione per il meticciato. È l'abbraccio tra saggezza e follia. Il senso profondo e biunivoco del verbo errare. È la grande abbuffata di vizio e virtù che sprigiona da un'orgia gastronomica nella casbah di Livorno cara a Curzio Malaparte. I nostri viaggi, confessa Merlini pedalando sul vecchio tracciato di una ferrovia istriana, somigliano a giochi dell'oca. "Noi tiriamo i dadi alla partenza ma poi siamo guidati dagli incontri casuali". Un caso associato alla rabdomantica predisposizione agli incontri.

"Armata" di taccuino, biglietto ordinario, qualche appunto e una faretra di tabù da sfatare ("guardo ma non vedo" ripete Merlini come un refrain, arrivando a Taranto), la coppia procede a zig zag lungo le costole delle tre città, dandosi appuntamento per pranzo con sibillini sms, spesso disattesi. Viaggiano cioè ciascuno per proprio conto, eppure insieme. Una bella prova di amicizia stellare, un po' come stare soli in compagnia di qualcuno, direbbe il grande Donald Winnicott. Il libro asseconda l'alternanza con un ritmo da sonata a quattro mani, assegnando una veste tipografica diversa a ciascun narratore: il graziato a Merlini, viaggiatore incantato; il bastone a Silvestri, cacciatore-raccoglitore di storie.

Trieste, Livorno e Taranto, dunque. Per due marchigiani come Merlini-Silvestri, un altrove fatto di identità stratificate e complesse. Città d'arte, intensamente letterarie e dalle bibliografie imponenti, tutte però impregnate di salsedine. I due forestieri bypassano le dritte delle guide turistiche e accordano l'orecchio all'armonia nascosta dei quartieri, le periferie soprattutto. Senza dare nell'occhio, un invisibile cercapersone li conduce nei caffè e nelle locande, nei teatri off e nelle panetterie, nei mercati all'aperto, nelle cantine e nei centri sociali. Lì raccolgono indizi, confessioni, sapori e libeccio, senza timore di trovarsi a tu per tu anche con il cronico disagio della modernità.

Attraverso gli incontri con le persone compilano insomma una mappa sentimentale fatta di tenerezza e stupore, musica e parole, sguardi e odori, ruggine, nebbie e contentezza, rabbia, malinconia. Reinventano la scrittura di viaggio mescolando storia e immaginazione, memoria e cacciucco, autobiografia e vernacoliere. E mostrando finalmente che le periferie godono di una capacità rigeneratrice e di una bellezza per la quale non sono state costruite. Le periferie sono state fatte senza affetto, quasi con disprezzo, ha scritto Renzo Piano. "Eppure c'è una bellezza che riesce a spuntare fuori, fatta certo di persone ma anche di luci, orizzonti, natura e tanto spazio".

Il succo vitale di libertà e passione che Merlini e Silvestri estraggono dalle periferie è sintetizzato da una foto scattata a Livorno. Sulla saracinesca della storica libreria Belforte 1805 una scritta a caratteri cubitali recita: "No wi-fi zone parlate tra voi... che le parole sono importanti!" Città nascoste narra storie introvabili raccolte dentro comunità straordinariamente creative, che occupano spazi rubati all'omologazione. Come la sartoria sociale Lister al Parco di San Giovanni di Trieste, negli ex padiglioni del rivoluzionario ospedale di Franco Basaglia, o come l'atelier Blu Cammello che a Livorno battezza ogni giorno l'incontro fra arte e psichiatria, o ancora come il Crest, la compagnia teatrale nel famigerato rione Tamburi di Taranto che all'ombra delle ciminiere tiene viva la memoria del "gigantesco diamante in frantumi", secondo la definizione che nel 1959 diede della città Pier Paolo Pasolini.

Parafrasando un pensiero di Bertolt Brecht a proposito del teatro ("Il mondo d’oggi può essere espresso anche per mezzo del teatro, purché sia visto come un mondo trasformabile"), si potrebbe dire che Paolo Merlini e Maurizio Silvestri affidano alla scrittura di viaggio una segreta funzione sociale. Raccontando un pezzo di Italia vivissimo e resistente, sebbene invisibile, offrono un percorso turistico alternativo rispetto alla rappresentazione istituzionale basata sui cosiddetti beni culturali. Un pregio non da poco, se consideriamo che oggi l'onnipervasività delle immagini ha ridotto l'immaginario di un luogo alle sue icone, le quali corrispondono non al luogo reale ma all’immagine che vuole dare di sé, e che finisce per identificarsi anche con quel che vuole il turista.

Saluto il tram di Opicina, conclude Merlini lanciandosi in una commovente ode all'amata littorina "che di notte dorme qui in piazza come un barbone". Il futuro è proprio dietro le spalle, conclude Silvestri godendosi l'ultimo sole che infiamma le isole Cheradi all'orizzonte della città vecchia di Taranto. In questi avamposti mediterranei l'amore per l'arte e per il sapere, la cura per il territorio, il gusto del buon mangiare e buon bere sono storicamente legati alla cultura dell'accoglienza. Convivenza, coesistenza, integrazione. È la scia che lascia questo libro come un peschereccio in mezzo al mare, una scia da scrutare come promessa del futuro dietro le spalle: per capire ciò che siamo e dove potremo andare.

Paolo Merlini e Maurizio Silvestri
Città nascoste. Trieste Livorno Taranto
Exorma
192 pp., 15,50 euro

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