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Cartografie del tempo: la storia in un disegno

Gli studiosi Daniel Rosenberg e Anthony Grafton nel loro libro raccontano come nel corso dei secoli è cambiata la nostra intuizione della storia. La linea con cui oggi rappresentiamo il tempo è emersa solo 250 anni fa

The New Chart of History, diagramma storico degli imperi del passato

Se qualcuno dovesse tracciare un segno con una matita per descrivere cos’è la storia probabilmente disegnerebbe una linea dritta, una sorta di freccia che punta verso destra. Questo tipo di diagramma rappresenta in un certo senso la nostra idea intuitiva della storia, un’idea talmente radicata nella nostra mente da farci pensare che è stata da sempre parte dell’immaginazione degli esseri umani. Nel libro Cartografie del tempo. Una storia della linea del tempo , appena uscito per Einaudi, Daniel Rosenberg e Anthony Grafton sfidano però questa concezione diffusa e dimostrano che la linea del tempo è in realtà emersa all’incirca soltanto 250 anni fa. Lo fanno esibendo le rappresentazioni grafiche del tempo in Europa e negli Stati Uniti dall’antichità a oggi.

Il loro racconto inizia da uno studio delle cronologie, cioè da quando i letterati greci e romani tracciavano liste di re, sacerdoti, magistrati o vincitori delle olimpiadi. Fino al Rinascimento le cronologie non erano solo un modo di riassumere in maniera succinta porzioni complesse della storia di un popolo; erano anche strumenti per fare previsioni o acquisire conoscenze. A noi suggeriscono che la maniera di rappresentare il tempo in epoche più antiche differiva dalla nostra: non vi erano distinzioni tra eventi naturali e azioni umane e non si alludeva a correlazioni fra gli eventi.
Per esempio, gli Annali di San Gallo, che registrano gli eventi accaduti nei regni franchi dal 700 fino all’anno Mille per noi sono quasi privi di significato: non capiamo come mai vengono scelti particolari eventi e tralasciati altri; inoltre la cronologia sembra iniziare e finire in determinati anni per una scelta arbitraria. In realtà, quelle scelte rispecchiano le domande e le ansie di quei secoli, in particolare, dicono gli autori, un mondo nel quale "le forze del disordine occupano il fronte di attenzione". Rosenberg e Grafton mostrano come le pratiche della rappresentazione del tempo riflettono le domande e le concezioni di determinate epoche.

Dopo le cronologie, un modello per la linea del tempo fu fornito dal teologo Eusebio di Cesarea nel quarto secolo. Potrebbe definirsi una tabella nella quale vi erano diciannove colonne, una per ciascun impero dell’antichità, coordinate in maniera che percorrendo con lo sguardo gli assi orizzontali e verticali si potevano individuare quali importanti personaggi storici erano contemporanei e quali non. Con un colpo d’occhio la tabella mostrava come i molteplici regni del passato si erano estinti e come la storia divenisse di fatto la storia di Roma stessa.

A metà del diciottesimo secolo, il problema fondamentale divenne quello di "creare uno schema visivo che trasmettesse chiaramente l’uniformità, la direzionalità e l’irreversibilità del tempo storico". In questo senso l’opera fondamentale, che offrì un nuovo modo di visualizzare la storia per i secoli successivi, fu quella dello scienziato e teologo Joseph Priestley. Per esempio, il suo diagramma Chart of Biography (vedi figura) è una linea del tempo in cui le date scorrono orizzontalmente con una scansione regolare lungo i margini superiore e inferiore.
Le vite di oltre duemila personaggi celebri della storia sono rappresentate da piccole linee distribuite su sei categorie e disposte in bande orizzonta. In un altro suo diagramma (vedi figura), The new Chart of history, muovendo l’occhio verticalmente si poteva vedere lo stato contemporaneo di tutti gli imperi del mondo; muovendo l’occhio orizzontalmente quali imperi uscivano di scena con l’andare del tempo. Questi diagrammi erano l’espressione di uno stile di pensiero nuovo in cui venivano tentate spiegazioni sul perché il presente era quello che era: teorie geologiche sull’origine della Terra o teorie dell’evoluzione. La conoscenza del passato diventava essenziale per spiegare il presente e i diagrammi di Priestley fornivano una visione sinottica di come dal passato si giungeva a ciò che era attuale.

Rosenberg e Grafton insegnano storia rispettivamente all’università dell’Oregon e alla Princeton University ma il loro lavoro ha avuto origine da un workshop sulla cronologia a Berlino sponsorizzato dal Max Planck Institute for the History of Science di Berlino. Questo istituto si è distinto per lo studio di come le pratiche e le categorie scientifiche sono cambiate nel corso della storia del pensiero scientifico. Una dei membri dell’istituto, Lorraine Daston, studiando immagini scientifiche di diversi periodi storici insieme al filosofo della scienza Peter Galison, ha mostrato come le norme di oggettività sono cambiate nel corso della storia della scienza. In quest’ottica, è possibile dire che libro di Rosenberg e Grafton si concentra invece sulla nostra intuizione della storia storicizzandola e offrendo così uno studio delle mappe del tempo che finora mancava.

Cartografie del tempo: Una storia della linea del tempo
Daniel Rosenberg e Anthony Grafton
Einaudi  
322 pagine, 70 euro

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