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Tra Pompei e Paestum, il misterioso mondo dei tombaroli

Tra Pompei e Paestum, il misterioso mondo dei tombaroli

Alla scoperta dei tombaroli: tra archeologia e mito, un viaggio nella storia nascosta raccontata da Gaetanina Longobardi con il suo “Tuono”

Prova a fare luce su un mondo misterioso, appeso tra la storia classica e l’illegalità contemporanea, Gaetanina Longobardi che nel suo recente “Tuono” (Edizioni Homo Scrivens, 2024) guida il lettore nel mondo dei tombaroli. L’elemento storico si congiunge al favoloso e al mitologico, leggende di oggetti scavati e venduti che soltanto pochi uomini hanno avuto la fortuna di ammirare, reperti su cui non ci sono certezze, uomini che si arricchiscono semplicemente scavando nel passato per vendere vasi, statue, pezzi di una storia che rimarrà muta per sempre.

«Non è stato facile scrivere di tombaroli -ci confida l’Autrice, salernitana di Angri con studi in storia- «è stato come capovolgere lo spazio e allontanarsi dalla metodologia usata. Io sono fedelissima di Giambattista Vico, la ricerca e la documentazione sono il fondamento della funzione formativa della Storia. E soprattutto la teoria dei corsi e ricorsi storici, perché la Storia si ripete. Non con gli stessi eventi, ma con fatti analoghi. Spetta a noi scegliere come affrontarli. Vichiana ovunque: nelle ricerche in biblioteca e seduta alla scrivania».

Intanto partiamo dalle coordinate geografiche…

«Tuono è un romanzo che si allarga nel palinsesto geografico, paesaggistico, archeologico a tutta la Campania. Il viaggio nel mondo dei tombaroli attraversa il Cilento, con l’incipit ad Agropoli e prosegue nelle ville romane tra Stabia, Ercolano e Pompei. Come scriveva Giuseppe Cosenza, storico di Castellammare di Stabia del XIX secolo, della Campania tanto decantata da scrittori e poeti: “Sulle rive più belle del mar Tirreno e sotto il più bel sorriso di cielo”».

Perché scrivere di archeologia illegale?

«Tuono non vuole esaltare l’illecito, vuole gettare una luce su di una strada remota e sconosciuta ai più. L’itinerario del libro attraversa la Campania seguendo la narrazione di singoli reperti ricercati dal protagonista: oggetti richiesti per essere riprodotti e poi venduti nel mercato illegale. Il mondo dei tombaroli è una realtà falotica -inspiegabile…- di un mondo contemporaneo. Non ci sono guerre o crisi economiche in questo mondo».

Che cos’è mai Tuono, allora?

«Se partiamo dall’inizio, il tuono è il ferro usato per cercare le tombe greche. In una notte si usa il ferro a forma di Ti nelle campagne intorno a Paestum, ad Agropoli, ovvero nel Cilento. Sono scavi di tre, quattro metri e quando si trova la tomba, si fa involare il corredo funebre. Ma se si tratta di una villa romana, la scena cambia. Lo scavo intorno a Pompei, Ercolano oppure Castellammare di Stabia non si può fare in una notte».

In che senso, ci perdoni?

«Solitamente si parte da un pozzo asciutto e si scava per almeno due anni. Si scende a venti metri sottoterra costruendo lunghe gallerie di venti metri. Sempre e soltanto di notte. Il mondo dei tombaroli è un mondo notturno. In “Tuono” c’è una scena che ho immaginato di un tunnel che crolla addosso a un gruppo di tombaroli. Sarà Carlo, il protagonista del mio romanzo, a venire in soccorso e salvarli».

A questo punto ci spieghi chi sono i tombaroli!

«Sono uomini che realizzano sè stessi. Sono uomini che conoscono l’arte, i monumenti antichi e che riconoscono i falsi da una semplice fotografia. Sono viaggiatori di un mondo sotterraneo che si estende oltre questo «Paradiso abitato da diavoli» come aveva scritto Croce. Il mondo dei tombaroli è inaccessibile, non si entra. Non ci sono hotspot o punti d’accesso. Non esiste una loro filologia. I miei studi mi hanno condotto nei musei, e gli oggetti conservati nei tanti musei visitati hanno soddisfatto la mia curiosità».

L’ambientazione racconta di scenari naturali di pittoresca e maestosa bellezza.

«Samuel Rogers, poeta inglese romantico vissuto all’epoca del Grand Tour, parlava della Campania come lo spettacolo di “una terra che non appartiene al mondo”. Credo che non sia molto diverso dal fascino che i tombaroli subiscano quando si ritrovano tra le suggestioni della classicità. La provincia di Salerno vanta una civiltà antichissima. Infatti sin dal VI secolo a.C. in Elea (che sarà poi Velia), Senofane di Colofone, nella scuola da lui fondata, detta appunta eleatica, nei ragionamenti con i suoi discepoli avanzava l’idea dell’esistenza di un Essere superiore, infinito ed eterno».

Siamo nel Cilento, allora…

«L’incipit di “Tuono” è nella Baia di Trentova ad Agropoli. Ma devo ammettere che il libro è nato perché il nostro territorio dal nord al sud è un unico paesaggio archeologico: ovunque si scava, ci sono reperti che lo narrano. Il mondo dell’archeologia è popolato da luoghi meravigliosi: Paestum fu fondata dai greci di Sibari intorno al VII secolo a.C. e da loro chiamata Poseidonia o città di Nettuno. Il più grande dei templi è il perfetto esempio di architettura dorica templare. Il tempio di Nettuno fu costruito nel 450 a.C. era dedicato alla dea della maternità e della fecondità Hera Argiva. Vi è poi il Tempio Italico costruito intorno all’80 a.C. dedicato a Giove, Giunone e Minerva».

La bellezza non dà scampo a Paestum…

«Meraviglioso è il Giro delle Mura che cingono la città per circa 5 chilometri. Poderosi blocchi parallelepipedi di calcara e intervallata da torri quadrate e cilindriche. Uscendo dal recinto degli scavi si può visitare il meraviglioso Museo che raccoglie quanto è stato rinvenuto nell’antica città e nelle necropoli dei dintorni. Qui mi fermo perché le varie metopi sono assolutamente da vedere almeno una volta nella vita. Tutta la storia ellenica e mitologica viene rappresentata.

Se ci spostiamo alle pendici del Vesuvio, emerge una civiltà sepolta sotto cenere e lapilli…

«Giuseppe Cosenza, racconta che già nel 1600 vi era “gente impegnata a praticare passaggi sotterranei per ritrovare, togliere e vendere oggetti preziosi antichi”. Ma la scoperta di Ercolano, Pompei e Stabia avvenne per caso in pieno secolo decimo ottavo. Bisogna aspettare Carlo III di Borbone che avrà il merito di svelare le tre città sepolte. I tombaroli hanno un legame autentico con i Borboni, rispettano la preparazione che proprio il Sovrano Borbone pretende per poter riconoscere epoche e stili. Nel 1706 venne alla luce Ercolano, poi toccherà a Pompei e Stabia. Per opera di quel re fu istituito un museo che raccogliesse gli oggetti antichi e nel 1755 veniva costituita l’Accademia Ercolanense dalla quale sono scaturiti i più dotti libri di scienza archeologica».

Perché leggere “Tuono”, allora?

«Per scoprire l’archeologia illegale e ritrovare differenze e similitudini rispetto alla vita che ci appartiene. I tombaroli portano una maschera, non possono rivelare l’essenza delle loro passioni. Spero che dopo la lettura di “Tuono” persino gli oggetti nei musei vengano visti con percezioni nuove. La nostra identità è in quelle teche esposte ed è assolutamente reale».

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