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Lo Spid cambia nel 2026: identità digitale salva, ma non più gratuita per tutti

Lo Spid cambia nel 2026: identità digitale salva, ma non più gratuita per tutti

Dopo il rinnovo delle convenzioni, il Sistema pubblico di identità digitale resterà attivo per altri cinque anni. Ma il modello gratuito lascia spazio a un canone annuale: anche Poste introduce un canone annuale, mentre altri gestori restano senza costi per i cittadini. Le alternative ci sono: CIE e IT Wallet

Lo Spid nel 2026 cambia pelle. Dopo il “salvataggio” in extremis dello scorso autunno, con il rinnovo delle convenzioni per altri cinque anni, il Sistema pubblico di identità digitale continuerà essere utilizzato ancora per anni, ma sempre meno come l’unico passaggio obbligato e gratuito e sempre più come una delle opzioni disponibili in un ecosistema digitale che guarda già oltre, con un crescente ruolo delle alternative: la Carta d’identità elettronica e l’IT Wallet.

Spid nel 2026: salvo, ma non più gratis per tutti e per sempre

Lo scorso autunno il conto alla rovescia era arrivato quasi allo zero. Senza un accordo tra governo e gestori, lo Spid avrebbe rischiato lo spegnimento già a ottobre. L’intesa, firmata all’ultimo minuto tra Assocertificatori, Agenzia per l’Italia Digitale e Dipartimento per la Trasformazione Digitale, ha garantito la continuità del servizio per altri cinque anni. Il governo ha sbloccato 40 milioni di euro già previsti da un decreto del 2023, assicurando ossigeno immediato a un sistema che oggi conta oltre 40 milioni di identità digitali e più di un miliardo di accessi l’anno. Il problema di fondo, però, resta la sostenibilità. La gestione di un’identità digitale certificata richiede investimenti costanti in sicurezza, infrastrutture e assistenza. I fondi pubblici, spesso erogati con ritardi, non bastano a garantire stabilità nel lungo periodo. Da qui la scelta, già adottata da alcuni operatori e ora anche da Poste Italiane, di introdurre un canone per gli utenti. Lo Spid è salvo, dunque, ma il modello completamente gratuito appartiene sempre più al passato.

Spid a pagamento: perché si paga e cosa è cambiato

Il passaggio a un Spid a pagamento non è una sorpresa improvvisa, ma il risultato di un percorso di anni. I gestori operano in convenzione con lo Stato, ma devono anticipare costi elevati per garantire livelli di sicurezza adeguati a un sistema utilizzato quotidianamente per sanità, fisco, previdenza e servizi locali. In assenza di finanziamenti strutturali e continui, parte di questi costi viene trasferita sugli utenti finali.
E così è arrivata la decisione di Poste Italiane, che dal 1° gennaio 2026 ha introdotto un canone annuale di 6 euro per PosteID abilitato a Spid, a partire dal secondo anno di utilizzo. Poste gestisce circa 28,7 milioni di identità digitali, su un totale di poco inferiore ai 40 milioni attivi in Italia. Il primo anno resta gratuito; dal secondo, il contributo riguarda la funzionalità di accesso ai servizi che espongono il logo Spid. Il pagamento può avvenire online o negli uffici postali e, in caso di mancato rinnovo, l’identità resta attiva ma l’accesso ai servizi viene sospeso fino al versamento del canone. Restano esenti dal canone i minorenni, gli over 75, i residenti all’estero e chi utilizza lo Spid per finalità professionali. È inoltre previsto il diritto di recesso senza costi entro 30 giorni per chi non accetta le nuove condizioni.

Chi chiede un canone per lo Spid: da Poste ad Aruba e InfoCert

Poste non è un caso isolato, ma l’ultimo in ordine di tempo a introdurre un canone. Nel panorama dei dodici gestori accreditati, sono ormai cinque quelli che prevedono un canone annuo per lo Spid personale. Aruba ID e InfoCert adottano un modello simile: primo anno gratuito, poi un contributo di 4,90 euro più IVA, circa 6 euro l’anno. A questi costi possono aggiungersi eventuali spese di riconoscimento iniziale, soprattutto se si sceglie la procedura via webcam, che può superare i 20 o 30 euro. Le alternative gratuite restano il riconoscimento tramite CIE, CNS o firma digitale. TeamSystem ID applica un canone leggermente più alto, pari a 7 euro più IVA all’anno. Più onerosa è l’offerta di SpidItalia (Register.it), che propone il servizio Spid Power a oltre 70 euro già dal primo anno, con ulteriori costi di rinnovo annuali. Si tratta di un prodotto più strutturato, pensato anche per un’utenza che cerca servizi aggiuntivi.

Spid gratis: quali provider lo offrono ancora

Ottenere e mantenere uno Spid gratuito è ancora possibile. Provider come Intesi Group, ID InfoCamere, TIM ID, Sielte ID, Namirial, Lepida ed EtnaID continuano a non prevedere canoni annui, a condizione che l’utente utilizzi modalità di identificazione già certificate. Nella maggior parte dei casi, chi possiede una Carta d’identità elettronica, una Carta nazionale dei servizi o una firma digitale può completare l’attivazione senza alcun costo. Le spese emergono solo se si opta per il riconoscimento da remoto tramite webcam o videochiamata, con tariffe che oscillano indicativamente tra i 10 e i 30 euro una tantum. La vera discriminante, oggi, non è tanto il provider quanto gli strumenti di cui il cittadino dispone. Chi ha già una CIE o una firma digitale può continuare a usare lo Spid senza pagare nulla nel tempo.

Alternative allo Spid: CIE e IT Wallet

Cosa fare per chi cerca un’alternativa? L’alternativa più solida e immediata è la Carta d’identità elettronica, che consente di accedere agli stessi servizi online senza canoni. La CIE è gestita direttamente dallo Stato, offre standard di sicurezza elevati ed è ormai diffusa presso la quasi totalità dei cittadini. L’attivazione digitale, tramite app, richiede pochi minuti. Accanto alla CIE cresce anche l’IT Wallet, il portafoglio digitale integrato nell’app IO, destinato a diventare il fulcro dell’identità digitale italiana ed europea. È qui che confluiranno documenti, credenziali e certificazioni, in linea con il futuro wallet digitale europeo atteso entro il 2026.

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