Scende giù per il quartiere e viene verso di noi un uomo che blatera ad alta voce parole indecifrabili. È tutto matto o vuole dirci qualcosa? Dobbiamo interagirci o allontanarci? Se finora dare un occhio alle orecchie, vestite o meno del lieve stelo di un auricolare, avrebbe aiutato a chiarire l’arcano, presto sarà più complesso capire se qualcuno sta parlando da solo, alle prese con i suoi demoni, oppure è impegnato al telefono.
È appena arrivata sul mercato una generazione di occhiali tecnologici rivestiti di piccoli altoparlanti e di microfoni. Un armamentario imboscato nella montatura che rende possibile ascoltare musica o conversare senza tapparsi i timpani con le cuffie. La novità è una sottrazione: questi modelli hanno rinunciato alla coppia di fotocamere incastrate sul davanti.

Via le fotocamere dalla montatura
La svolta non arriva da un’arrembante start-up ma dalla stessa Meta, il colosso dietro Facebook e Instagram, che mentre insiste sulla sacra inviolabilità della privacy altrui, su quel led lampeggiante che dovrebbe segnalare a chi ci sta intorno se stiamo scattando un’immagine o riprendendo un video dagli occhiali dotati di occhi elettronici, tenta di sedurre i diffidenti. Sradica il problema con un’alternativa commerciale, alleggerendo la struttura di una decina di grammi e dunque aumentando il comfort sul viso. In parallelo, certificando l’ovvio: che la parte audio è la funzione preferita dai suoi acquirenti.
Perché non in tantissimi sono ansiosi di fissare e condividere sui social tutto ciò che gli passa sotto il naso. Le foto di un piatto o di un tramonto catturate col cellulare, e imbottite di filtri, sono più che sufficienti. Dopo aver invaso i polsi e aver tentato la conquista delle dita con gli anelli smart (e con risultati, invero, tiepidi), la tecnologia indossabile si è messa a corteggiare il volto.
Un boom delle vendite
I segnali, d’altronde, sono incoraggianti: la società di ricerca Counterpoint parla di un boom di questi aggeggini, che solo nel primo semestre del 2026 hanno registrato un aumento nelle vendite del 263 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. L’intero settore vive un momento di fermento. Un’altra caratteristica che intriga moltissimo è lo schermetto trasparente che compare davanti ai nostri occhi senza che gli altri se ne accorgano. Permette di leggere le notifiche evitando di estrarre il telefonino dalla tasca, di seguire un percorso per strada ricevendo indicazioni visive svolta dopo svolta, godendoci vie e piazze e non tenendo il capo chino sul telefonino.

Era un privilegio riservato ai mercati esteri, ora Meta si è decisa a portarlo anche in Italia: i Ray-Ban Display sono disponibili da metà ottobre. Costano 899 euro e non solo l’unica alternativa: altri produttori, da Even Realities a RayNeo (foto sopra), che ha dietro il gigante cinese dell’elettronica Tcl, offrono opzioni a poche centinaia di euro in meno.
Il ritorno della realtà virtuale
Ma l’oggetto più avveniristico è un ritorno al passato, con i dovuti correttivi. È un visore per la realtà virtuale che non è un casco, ma un paio di occhiali – il nome, Vr Glasses, lo rimarca – dal peso di 100 grammi, a cui è attaccato con un filo un piccolo modulo rettangolare.

Non fa niente di troppo inedito: consente di guardare film, concerti, incontri sportivi e serie televisive in 3D o giocare immergendosi nell’azione, solo che è agile e leggero, non va agganciato a un computer. Lo si può inserire in uno zaino e in una borsa e portare dappertutto, usarlo in treno o in autobus per isolarsi dal contesto, dai bambini che frignano e dal vicino molesto che spara TikTok a tutto volume. Insomma, per godersi i propri contenuti preferiti come se ci si trovasse al cinema o a bordocampo in uno stadio. Applicazioni d’intrattenimento a parte, è un ufficio viaggiante: collegandolo a un computer, si hanno a disposizione tre schermi giganti su cui gestire presentazioni, fogli di calcolo, testi e pagine web. E la tastiera non occorre: basta un piano d’appoggio per vederne comparire per magia una virtuale, con accanto un rettangolino che fa da mouse.
Comandi geniali
I Vr Glasses si comandano agitando in aria le dita, riconoscono cosa stiamo guardando e rendono ogni interazione con lo spazio digitale intuitiva. Se si ha un difetto della vista e non si indossano le lenti a contatto, si possono ordinare due piccoli innesti graduati con la propria prescrizione.
È un indubbio salto di qualità rispetto alla consuetudine di schiacciare la montatura sul visore. Una certa prudenza rimane ragionevole perché questa tecnologia non è mai decollata per davvero e persino Apple, con il suo Vision Pro, complice un prezzo spaventoso (da 3.200 euro circa), non ha sfondato. I Vr Glasses, in arrivo la prossima primavera, dovrebbero costare duemila euro in meno, quanto uno smartphone di alta gamma. Proveranno a inserirsi nel fiorente filone introspettivo degli occhiali intelligenti che, senza intrufolarsi nelle cose altrui, ci aiutano a fare meglio i fatti nostri.
