Due campioni sulla pista di atletica, un dittatore in tribuna, sullo sfondo la seconda guerra mondiale e i suoi orrori, Berlino, il generale Patton e le Olimpiadi. In 270 pagine Claudio e Nino Minoliti raccontano una storia avvincente fatte di umanità e di un’amicizia impensabile, ma anche di dolore e con particolari inediti della nostra storia. “Il salto più lungo. Jesse Owens e Luz Long, il nero e l’ariano uniti da Berlino alla Sicilia” edito da Mimesis (22 euro il prezzo di copertina) racconta come nasce l’amicizia tra due campioni che non avevano niente in comune, che si sfidarono sulla pista del salto in lungo alle Olimpiadi di Berlino e che da lì costruirono una solida amicizia. Siamo all’Olympiastadion, Jesse Owens e Luz Long sono sdraiati insieme sul prato, immortalati da Heinrich Hoffmann, il fotografo personale di Hitler che poi seguirà Long fino al 14 luglio 1943, all’aeroporto di Biscari, dove l’atleta tedesco morirà trentenne. A pochi chilometri, peraltro, dal luogo della strage di 73 prigionieri italiani compiuta dagli uomini del generale Patton.
I luoghi e le persone
Gli autori partono dai due campioni, smentendo anche la leggenda metropolitana della mancata stretta di mano tra Owens e Hitler dopo la vittoria dell’americano e arrivano fino alla Sicilia, nel cimitero di Motta Sant’Anastasia dove è stato sepolto Lang dopo la morte. Sulla pista di Berlino Long dà consigli a Owens e l’americano grazie alle dritte del tedesco vince l’oro. Un’amicizia che andrà avanti anche dopo la morte di Long grazie a figli e parenti. E intanto gli autori ci raccontano come la Sicilia ha vissuto i giorni dell’invasione americana, la crudeltà del generale Patton e anche un possibile intreccio mafioso.
