Il giornalismo sotto copertura non è certo un’invenzione recente. Le sue radici affondano infatti nel XIX secolo, quando alcuni cronisti americani si infiltravano nei mercati degli schiavi per documentare dall’interno ciò che nessuna fonte ufficiale avrebbe mai ammesso. Da allora, quella pratica affascinante (ed estremamente rischiosa) ha prodotto inchieste straordinarie e alimentato un dibattito mai sopito su dove finisca il mestiere e dove inizi la manipolazione.
Giorgio Sturlese Tosi, giornalista classe 1970 con una lunga esperienza a Panorama e attualmente a TGCom24, colma oggi una lacuna editoriale significativa. Il suo libro è il primo testo organico in italiano dedicato all’undercover journalism: un manuale che non si limita alla teoria, ma accompagna il lettore attraverso storia, tecnica, etica e diritto.
Giornalismo sotto copertura: dalla storia alle norme
Il volume parte da un’analisi delle minacce attuali alla libertà di stampa: manipolazione delle informazioni, uso distorto delle nuove tecnologie, pressioni sui cronisti. Su questo sfondo, Tosi ricostruisce l’evoluzione storica del metodo, dai pionieri d’oltreoceano fino alle inchieste più recenti in Italia. Approfondisce inoltre i casi più significativi, illustrando le tecniche operative, definendo il perimetro normativo e raccogliendo testimonianze dirette di chi ha lavorato sotto copertura.
La domanda centrale del libro è forse anche la più scomoda: quando è lecito ingannare per informare? L’infiltrazione giornalistica, scrive Tosi, «è rischioso e non può essere improvvisato». Esistono limiti etici, deontologici e normativi precisi, e rispettarli non è facoltativo. La giurisprudenza di riferimento, richiamata nel testo, offre coordinate concrete a chi voglia muoversi in questo territorio senza incorrere in responsabilità legali.
II doveri dei giornalisti e dei cittadini
Nella premessa, l’autore pone un preambolo netto: «Dove c’è meno informazione c’è meno libertà». Il giornalismo sotto copertura, in quest’ottica, non è un mero espediente narrativo. Rappresenta, nella visione di Tosi, «l’ultima risorsa per raccontare la realtà» quando ogni altra strada è sbarrata. «Chi appartiene a una comunità ha il dovere civico e morale di informarsi. […] I giornalisti hanno il dovere di informare. Questo diritto-dovere, bilanciato dalla tutela di altri diritti fondamentali, come la privacy e il rispetto della dignità degli individui, è universalmente riconosciuto come uno dei fondamenti della democrazia. […] Dove c’è meno informazione c’è meno libertà».
Un libro per professionisti e studenti, ma anche per chiunque voglia capire come funziona davvero questo mestiere nei suoi meandri più rischiosi e nascosti.



