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Andrai all’inferno: la serie in cui la protagonista legge il destino degli altri

Andrai all’inferno: la serie in cui la protagonista legge il destino degli altri
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La Rubrica – Stili umani

Kazuko Hosoki sa dire alle persone che cosa accadrà loro. Lo fa con assoluta sicurezza: un’esitazione rovinerebbe l’effetto, e forse anche il lavoro. Davanti a lei si siedono uomini e donne pronti a credere a una sconosciuta, purché quella sconosciuta parli abbastanza forte. Quando serve, l’indice si alza, dritto: «Andrai all’inferno.» Kazuko, intanto, ha imparato molto presto che il futuro non si aspetta. Si prende.

Andrai all’inferno, la serie Netflix diretta da Tomoyuki Takimoto e Norichika Oba, ripercorre la vita di Kazuko: dalla povertà del dopoguerra agli studi televisivi, fino a un Paese intero in ascolto.

A cercarla arriva Minori Uozumi, una giovane scrittrice che vuole raccontarne la storia. All’inizio dubita. Poi ascolta, segue, scopre quanto sia facile restare affascinati da Kazuko anche quando si arriva con domande scomode. Più la conosce, meno bastano le risposte semplici. Forse perché, a un certo punto, una risposta può far male a entrambe.

Kazuko vuole decidere come sarà raccontata. Minori vuole capire che cosa sia accaduto davvero. Si studiano, si avvicinano, qualche volta sembrano persino fidarsi. Poi affiora un dettaglio e rimette tutto in discussione. Conoscere una persona rende soltanto più difficile fingere che sia fatta di una cosa sola.

Da bambina Kazuko ha conosciuto la fame. Più tardi viene derubata, picchiata e finisce sotto il controllo di un uomo che la tratta da schiava. Poi arriva il giorno in cui decide: basta. Non accetterò più di essere trattata così. Non dipenderò più da nessuno. E anche quando la vita cambia, resta addosso la paura che basti poco per perdere tutto.

Il problema arriva dopo, quando quel basta comincia a valere anche per gli altri. Kazuko riconosce la paura perché l’ha provata. Sa anche usarla. Apre una strada a chi crede in lei e ferisce persone che le hanno dato fiducia. Racconta di aver salvato la cantante Chiyoko Shimakura; qualcuno dal suo passato conosce un’altra versione. Ammetterlo costa, quando a ferirci è qualcuno che un tempo ci ha aiutati.

La serie tiene davanti a noi la bambina ferita e la donna che ferisce, tutte e due, senza chiedere di scegliere. Minori fa le domande che vorremmo fare, poi resta abbastanza a lungo da ascoltare risposte che non le piacciono. Da Kazuko impara qualcosa sulla forza, sull’ambizione, perfino sul coraggio di occupare uno spazio che nessuno intendeva offrirle. Il resto non è tenuta ad accettarlo.

Gli abiti di Kazuko si fanno via via più ricchi, più lucidi, più difficili da ignorare. Sotto la seta, però, continua ad affacciarsi la ragazza che aveva paura di perdere tutto.

Forse il fine giustifica i mezzi finché lo si racconta in una frase. «Voleva riscattarsi» è una frase. Le persone incontrate lungo la strada hanno un nome, una vita, qualche volta una ferita. Minori lo sa, eppure torna da Kazuko. Torniamo anche noi, con meno certezze di prima.

Kazuko aveva promesso a sé stessa che non avrebbe più subito. La promessa l’ha mantenuta. Resta da chiedersi quanto le sia costata.

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