Televisione

Da La7 alla Rai a Mediaset, è overdose di cronaca in tv. Ecco le ragioni del flop

Due esperti, Gregorio Paolini autore e produttore e Gianpaolo Gamaleri, docente all'Università Roma 3, spiegano la crisi di talk show basati sulla cronaca

Barbara D'Urso (Credits: Gettyimages)

Grave intossicazione da overdose di cronaca e politica in tv. Questa sembra essere la patologia di cui soffre il piccolo schermo. Non solo, la televisione mostra chiari sintomi della fine del suo potere taumaturgico nell'affrontare e risolvere problematiche sociali. Insomma sembra di essere dinanzi ad una svolta fondamentale della tv, nella cui ottica vanno letti gli ultimi, significativi, eventi. Tre in particolare: il basso riscontro di pubblico del nuovo talk show Cristina Parodi live in onda ogni pomeriuggio su La7, la soppressione del programma pomeridiano di Rai2 Parliamone in famiglia con padrona di casa Lorena Bianchetti e la sterzata verso l'intrattenimento puro del contenitore festivo di Canale 5 Domenica live, dove, dalla prossima settimana dovrebbe tornare Barbara D'Urso per sostituire Alessio Vinci e Sabrina Scampini. Un trend generale, dunque, che interessa sia la tv pubblica che quella commerciale, compresa La7.

Sull'overdose di cronaca si esprimono all'unisono l'autore e produttore Gregorio Paolini e Gianpiero Gamaleri, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, all'Università Roma 3. "Siamo in presenza di un processo di logoramento del talk show, soprattutto per quanto riguarda la denuncia televisiva nel riparare torti e ingiustizie della società" sostiene Gamaleri. "Si sta insomma scoprendo che i media non possono sostituire le istituzioni preposte alla risoluzione dei problemi"  "La cronaca, inserita nei palinsesti, rappresenta un efficace strumento di risparmio per le aziende televisive. Ma spalmarlo anche sulla domenica pomeriggio ha accelerato il processo di overdose" fa eco  Paolini. Che continua: "con la crisi in atto il pubblico richiede più intrattenimento, mentre proprio perchè c'è la crisi le aziende tv tendono a risparmiare e danno sempre più spazio alla cronaca".

Secondo Gamaleri chi guarda la tv non aspira più, come un tempo, a identificarsi nei personaggi che discutono e litigano nei talk show, vuole invece, essere protagonista in prima persona. E questo lo ottiene solo sul web. La crisi, dunque, di alcuni contenitori di cronaca, non è colpa dei conduttori ma delle mode che cambiano e del mondo internettiano che consente a tutti ampia visibilità.

"A questo punto l'intrattenimento elegante, ben fatto, sarebbe da preferire a tale overdose di cronaca", afferma Paolini che, sulla trasmissione Cristina Parodi live, ha le idee chiare: "innanzitutto La7 dovrebbe decidere che tipo di tv vuole essere. Sembra un canale all news per tutto il giorno, poi improvvisamente, il pomeriggio, si trasforma in qualcosa di differente. E certo non è colpa della Parodi, in quanto realizza anche un programma elegante, non volgare, senza sbavature. Ma si trova su una rete che non parla a quel tipo di pubblico in grado di apprezzarla".

Dunque bisogna voltare pagina e andare finalmente oltre la cronaca, sia essa politica, nera, di costume, che non può invadere ogni segmento della programmazione, ma deve restare confinata negli appositi programmi che ne contemplano la fruizione da parte del pubblico.

"La platea televisiva non ama la ripetitività che invece impazza da un palinsesto all'altro e che potrebbe essere responsabile dell'interruzione di Parliamone in famiglia nel pomeriggio di Rai2, sottolinea Gamaleri. Che continua: "andare oltre la cronaca si può, ma le modalità tramite le quali avverrà il passaggio sono ancora tutte da decidere"  "Restituire alla domenica la vocazione di giorno di riposo dedicato all'intrattenimento è una buona scelta e mi rifersico a quanto si prepara a fare Domenica live su Canale 5. Altrimenti, conclude Gamaleri,  "si consoliderà questo trend in atto che porta il pubblico a considerare la fiction più affidabile della realtà rappresentata nei vari talk show. La gente è stanca di assistere alla spettacolarizzazione della realtà che intravede come costruita e non genuina e quindi preferisce la fiction. Si leggono in quest'ottica i grandi dati di ascolto del racconto televisivo".

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