La prescrizione cancella Calciopoli. Juve, Moggi e scudetti: cosa succede adesso?
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La prescrizione cancella Calciopoli. Juve, Moggi e scudetti: cosa succede adesso?
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La prescrizione cancella Calciopoli. Juve, Moggi e scudetti: cosa succede adesso?

Reato estinto per l'ex dg e Giraudo, assoluzione per due frodi e per Bertini e Dattilo. Condannato De Santis. Ora le motivazioni e poi le sentenze sportive

Prescrizione. Dopo nove anni si è chiuso il processo Calciopoli con un verdetto della Cassazione che manda agli archivi la vicenda lasciando, però, spazio a interpretazioni in attesa delle motivazioni. Il verdetto dice, infatti, che il reato associativo è confermato, ma cancellato dal trascorrere del tempo; quasi tutti i reati dichiarati estinti e annullati senza rinvio, in particolare per Luciano Moggi (ex dg della Juventus) e Antonio Giraudo (ex ad), che hanno visto calare la mannaia della prescrizione sulle condanne per il reato associativo: non avendovi rinunciato i giudici non hanno potuto che prendere atto del trascorrere del tempo. Insieme a loro anche Pairetto e Mazzini. La III Sezione della Cassazione, però, è anche andata oltre e ha assolto Moggi per due delle frodi che gli venivano contestate. Assoluzione anche per Paolo Bertini e Antonio Dattilo, mentre su richiesta della Procura generale è rimasta la condanna per De Santis a 10 mesi.

Respinti i ricorsi di Diego e Andrea Della Valle e di Racalbuto. Per i risarcimenti dei danni presentati dal alcune società e dai ministeri che si erano costituiti parti civili sarà un giudice di Tribunale Civile a decidere in un secondo momento. Una sentenza destinata a far discutere perché, prescrizione a parte, riduce ulteriormente il perimetro della cupola moggiana, il sistema che ha portato ai verdetti sportivi dell'estate 2006: potevano bastare i dirigenti (Moggi e Giraudo), Pairetto, Mazzini e il solo De Santis con Racalbuto? Tutto sarà più chiaro con la pubblicazione delle motivazioni che verrano depositate entro 90 giorni. La lunghezza della camera di consiglio (oltre cinque ore) testimonia che non si è trattato di una decisione semplice. Che il processo fosse prescritto era noto da qualche mese, ma la Corte ha comunque distinto i destini di alcuni degli imputati. Prescrizione significa impossibilità di andare a sentenza definitiva. Non è un'assoluzione e, dunque, influirà anche su quanto accadrà da oggi perché la fine del processo ordinario segna l'inizio della nuova battaglia sportiva. Le carte sono in tavola e, una volta lette le motivazioni, Juventus e Figc potranno fare le proprie mosse.

Le richieste del Pg: "Moggi prescritto ma non assolto. Della Valle doveva denunciare"

Che si andasse verso un verdetto a metà tra assoluzione (per alcuni) e prescrizione (per tutti gli altri) lo si era capito già dall'intervento del Procuratore generale, Gabriele Mazzotta. Una requisitoria nella quale era stato chiesto l'annullamento senza rinvio "perchè il fatto non sussiste" (ovvero assoluzione) per Bertini e Dattilo, i due con De Santis, per il quale era stata richiesta la conferma della condanna, ad aver rinunciato alla prescrizione, oltre che per alcuni dei capi di imputazione di Moggi relativi al reato di frode sportiva, comunque già prescritto. Assoluzione anche per Pieri, Dondarini e Rocchi (inammissibile secondo la stessa Procura generale il ricorso contro di loro) e prescritto tutto il resto per Moggi, Pairetto, Giraudo e Mazzini.

La difesa di Moggi: "Questo processo parte con circa cinquanta indagati tra arbitri e assistenti più i vertici della Federazione. oggi questa mega associazione a delinquere si riduce a due arbitri e tre partite. Fatte tutte le scremature, assolti gli arbitri e gli assistenti, Moggi avrebbe fatto tutta lafrode sportiva da solo. Si sarebbe seduto e avrebbe detto 'domattina altero il risultato della partita'".

Poi alcuni passaggi meritevoli di essere sottolineati. Sui fratelli Della Valle (prescrizione): "La scelta corretta per loro sarebbe stata denunciare i soprusi", questi sì - secondo il pg - provati con la "attività di dossieraggio" del sistema Moggi nei confronti "della parte avversa". E poi Paparesta: "Avrebbe potuto deferire Moggi, ma non lo ha fatto e questa omissione denota l'esistenza di un elemento associativo". Coriandoli di un confronto in cui le difese hanno chiesto fino all'ultimo di azzerare tutto per la questione della competenza territoriale (perché Napoli e non altrove?) e per l'incompletezza delle indagini. Tante falle e contraddizione portate alla luce dalle contro inchieste e comunque evidenziate anche dai diversi processi.

Ecco le sentenze cancellate dalla Cassazione

Con il dispositivo di oggi si chiude un procedimento lungo ben nove anni e che dopo le sentenze di appello, già in parte toccate dalla prescrizione, aveva disegnato questo quadro: Moggi (2 anni e 4 mesi), Pairetto (2 anni), Mazzini (2 anni), De Santis (1 anno), Dattilo (10 mesi), Bertini (10 mesi). Tutti per associazione a delinquere, essendo scattata la prescrizione per il reato di frode sportiva. Per l'ex designatore Bergamo la Corte d'Appello di Napoli aveva ordinato la ripetizione del processo che lo aveva visto condannato a 3 anni e 8 mesi. Otto gli imputati usciti assolti già dal primo grado: Fabiani, Rodomonti, Ambrosino, Gemignani, Cennicola, Mazzei, Scardina e la Fazi. Nel filone chiuso con il rito abbreviato, invece, c'erano state le condanne per Giraudo (1 anno e 8 mesi in appello), Dondarini (2 anni) e Lanese (2 anni) poi assolti in appello insieme all'ex arbitro Pieri che aveva preso 2 anni e 4 mesi. Fuori dal processo subito altri sette protagonisti della vicenda.

Una vicenda segnata dalla prescrizione (sportiva e non solo)

Già la sentenza d'appello del dicembre 2013 aveva visto chiudersi una serie di posizioni con il nulla di fatto della prescrizione: il Tribunale di Napoli l’aveva decretata per un lungo elenco di personaggi di spicco di questa inchiesta che si sono visti cancellare in tutto o in parte le condanne in primo grado: Moggi, Pairetto e Mazzini (con sconti di pena), i fratelli Della Valle, Lotito, Fabiani, Mazzei, Racalbuto, Foti, Mencucci, Meani, Puglisi e Titomanlio. Tutti usciti senza alcuna condanna grazie alla prescrizione. C'è anche chi vi ha rinunciato, come gli ex arbitri De Santis, Bertini e Dattilo, ma tutto questo procedimento è vissuto sui ritardi nello svolgimento delle inchieste (anche quelle sportive con la parte riguardante l’Inter e non solo) e dei processi.

Prescrizione non significa assoluzione anche se bisognerà attendere la pubblicazione delle motivazioni della Cassazione per capire quale decisione hanno preso i giudici: se, cioè, abbiano semplicemente fatto i conti del trascorrere del tempo o se, al contrario, siano entrati anche nel merito della vicenda. In ogni caso non è il migliore viatico per chi si attendeva una risposta definitiva: colpevolisti e innocentisti potranno continuare a mantenere le proprie posizioni, ciascuno fondandole sulle certezze che hanno accumulato in questi 9 lunghissimi anni. Resta un dato fondamentale: dei 36 imputati iniziali è rimasto un solo condannato (De Santis) con 5 imputati considerati centrali dall'impianto accusatorio prescritti e non assolti (Moggi, Giraudo, Mazzini, Pairetto e Racalbuto).

Verso la richiesta di revisione del processo sportivo del 2006

Scudetto o non scudetto? Ora che si è arrivati all’atto conclusivo Agnelli ha in mano tutte le carte per decidere quale sarà la strategia sportiva della Juventus. Fin qui i bianconeri sono stati respinti con perdite nei vari gradi di giudizio, però si sono sempre conservati per la fine l’arma più potente: la richiesta di revisione del processo. Ora, quando anche le motivazioni saranno state depositate e rese pubbliche, quel momento è arrivato. Tutto si fonda sull'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva che prevede la possibilità di riaprire anche procedimenti già chiusi e inappellabili in presenza di determinate condizioni. Un dedalo di ipotesi che si possono riassumere nella sopravvenuta presenza di nuovi elementi omessi o scoperti dopo la sentenza, oppure nell'esistenza di prove rivelatisi poi non veritiere.

Con in mano tutte le carte dei processi di Napoli e in particolare con la sentenza d'appello che ha parlato della regolarità dei sorteggi e dell'alterazione del campionato 2004-2005 (non provata), oltre che del dispositivo della Cassazione che riduce la 'cupola' a un ambito molto ristretto, Agnelli potrà chiedere l'articolo 39. L'aspetto più interessante per la Juventus è proprio in questo progressivo smaterializzarsi di uno dei capisaldi dei processi sportivi, anche se la prescrizione non è assoluzione e, dunque, lascia congelata al momento anche la parte della sentenza d'appello in cui si descriveva l'esistenza di un "sistema ben collaudato".

La Juventus riavrà indietro gli scudetti tolti?

Agnelli e la Juventus, adesso che anche il terzo grado di giudizio si è esaurito, hanno la certezza di vincere e vedersi restituire gli scudetti del 2004-2005 e 2005-2006? O, almeno, di veder revocato quello del 2006 consegnato dalla Figc del commissario Guido Rossi all’Inter? Certezze non ce ne sono perché la materia è altamente spinosa, come dimostrano gli scontri del passato nei quali la Figc si è arresa all'intreccio di competenze contrapposte. C’è poi il nodo della prescrizione che ha congelato la relazione del procuratore Palazzi (72 pagine contro l'Inter e altri nelle quali va, però, ricordato lo stesso Palazzi ha messo nero su bianco che l'illecito contestato al club di Moratti sarebbe probabilmente finito derubricato come accaduto ad altre società nell'estate 2006) e bisognerà capire quale è la posizione dei supremi giudici, considerato che la stessa sentenza d’appello di Napoli ha tratteggiato l'esistenza di un sistema collaudato, retrodatandolo addirittura al 1999. E fino a prova contraria Moggi e Giraudo erano all'epoca dirigenti ai massimi livelli della Juventus. In assenza di una assoluzione piena, dunque, la giustizia sportiva potrebbe limitarsi a confermare che il comportamento di amministratore delegato e direttore generale bianconeri era contro le regole.

Il ricorso al Tar da 444 milioni e la soluzione bonaria di Tavecchio

Ufficialmente la Juventus è arrivata al conto di 444 milioni di euro sommando i danni subiti per il calo azionario in Borsa (133 milioni), i mancati ricavi da partecipazione alla Champions League (79), la svalutazione del marchio (110), gli introiti ridotti per la cessione frettolosa di grandi giocatori come Ibrahimovic, Vieira, Cannavaro, Zambrotta e altri (60), il calo dei diritti tv (41) e i ritardi nel progetto del nuovo stadio (20). Un conto che, ovviamente, dovrà passare al vaglio dei giudizi amministrativi e l'udienza non è ancora nemmeno stata fissata. Il punto, però, è un altro. La Figc sin è finora rifiutata anche solo di accantonare a bilancio parte di quella cifra e in via informale fa sapere di ritenersi al riparo da ogni problema. Anzi, il presidente Tavecchio ha minacciato di poter adire lui stesso le vie legali accusando la Juventus di “lite temeraria”: una strada che porterebbe alla richiesta danni della Figc nei confronti del club.

Da qualche settimana il dialogo tra Agnelli e Tavecchio si è riaperto, ufficialmente alla ricerca di una soluzione “bonaria” per poi discutere di tutto. Il capo del calcio italiano si aspetta un passo indietro rispetto alla causa al Tar per poi parlare anche delle riforme e, perché no, degli scudetti cancellati. La Juve fin qui è rimasta ferma sulle sue posizioni. Adesso cosa succede? Il processo di Napoli aveva già escluso in primo grado la responsabilità civile della società e già con questa carta in mano Agnelli può tentare di riscrivere la storia di Calciopoli. Con la prescrizione, però, si torna al punto di partenza e cioè che tutto si giocherà sull'interpretazione del verdetto, discorso che vale anche per l'ipotesi di revisione del processo sportivo per tentare di farsi restituire i due scudetti, uno revocato (2004-2005) e l'altro assegnato all'Inter (2005-2006).

Lo scenario politico: Juve sempre all'opposizione, ma...

Tutto va poi inquadrato nel momento di forte fibrillazione politica che attraversa il calcio italiano. La posizione della Juventus è nota e non è difficile da interpretare: opposizione. Agnelli è contro Tavecchio, sia dal punto di vista dello schieramento (già dalle elezioni della scorsa estate), sia dei compagni di viaggio perché il presidente bianconero si è posto più volte in conflitto con l'asse Lotito-Galliani che oggi domina gli equilibri della Lega. Le critiche sono state spesso feroci e portate anche in contesti internazionali dove la Juventus ha più volte spiegato di sentirsi mal rappresentata dall'attuale governance del calcio italiano e di ritenersi anche penalizzata dall'assenza di competitors interni che elevino il valore del prodotto.

Detto questo, però, anche Agnelli sa di dover discutere e parlare con questa Federazione e i contatti, pur tra mille freddezze, sono proseguiti negli ultimi mesi. Anche la faticosa ricerca dell'accordo per portare la nazionale allo Stadium per l'amichevole contro l'Inghilterra (ha spinto la Figc) dimostra che esiste un canale non interrotto. Adesso Tavecchio si attende da Torino un passo indietro e un gesto concreto, ovvero il ritiro della causa al Tar da 444 milioni di euro. Offre in cambio la disponibilità a sedersi a un tavolo e parlare di tutto. il punto di partenza è che la Juve di oggi è diversa da quella del 2011, quando arrivò Agnelli, e non dovrebbe - secondo il pensiero federale - avere più bisogno di agitare i fantasmi del passato. Ma anche la Figc non è più uguale a quella di Abete e la cosa potrebbe riservare più di una sorpresa.

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