Calcio

Inter, crisi senza fine: tutti i numeri dal Triplete ad oggi

Anche Spalletti rischia di uscire dalla zona Champions League. I numeri dicono che dal 2011 ha vinto meno della metà delle gare giocate

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Giovanni Capuano

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L'Inter non riesce a rialzarsi e rischia di uscire per la prima volta dall'inizio della stagione dalla zona Champions League. La sconfitta contro il Genoa allunga il momento di crisi: una sola vittoria nelle ultime 10 giornate (8 punti conquistati) e addio ai sogno di grandezza. Non una sorpresa, anche se il crollo è verticale. L'analisi dei numeri dice, infatti, che nel post-Triplete la dimensione di squadra e club è stata questa. Una ex grande in difficoltà.

E' vero che non tutti i dati sono perfettamente sommabili e che dopo l'abbuffata era anche fisiologico attendersi l'apertura di una fase diversa. Però l'anomalia è la partenza sparata di Spaletti in questa stagione così come lo era stata quella di Mancini nel 2015-2016.

L'analisi dei numeri è impietosa. Dal 2011 l'Inter è stata capace di vincere meno delle metà delle partite di campionato cui ha preso parte (114 su 253, il 45%) e ne ha perse un terzo (77, ovvero il 30,4%). Statistica che peggiora ulteriormente se si contano anche le altre manifestazioni. 

Ogni ragionamento sull'attuale momento nerazzurro deve tenere conto di questo. Negli occhi e nella testa dei tifosi rimane l'epopea del Triplete e nelle orecchie ci sono le promesse di Suning e quel "andiamo a comandare" improvviadamente ribadito anche pochi mesi fa. La realtà, però, è diversa. 

Prima Moratti ha progressivamente ridotto il suo impegno, appagato dalla stagione perfetta e piegato dall'impossibilità di reggere la competizione con i club emergenti. Poi Thohir ha attraversato la storia dell'Inter senza lasciare traccia e adesso Suning sta tradendo le grandi premesse (promesse) con cui si era presentato.

La società è assente, lontana, incapace di incidere in un momento nero in cui servirebbe la voce del padrone. Zhang senior sta a Nanchino, Steven non ha la forza e il ruolo per intervenire e i dirigenti italiani rischiano di essere alle prese con una guerra interna aperta da Spalletti che li accusa tra le righe di essere talpe che fanno circolare ipotesi di mercato e rifondazione danneggiando la squadra.

A gennaio sarebbero serviti rinforzi e non sono arrivati, a meno di non considerare Rafinha più di quello che è: una scommessa legata al recupero in tempo per essere utile alla causa. Nel primo mese ad Appiano ha messo piede in campo per 88 minuti complessivi, impressionando ma non avendo modo di incidere.

Mancanza di investimenti e di chiarezza, giocatori scarsi di personalità, allenatore che si sta avvitando nel momento più difficile e lo scoramento che rischia di sfociare in depressione. Oggi l'Inter è questa. Sorprendente? No. E' già accaduto almeno altre quattro volte nell'era post-Triplete e ha bruciato stagioni e allenatori. Sempre con lo stesso copione, quello di una ex grande squadra che pensa a se stessa ancora così e non con l'umiltà che serve per ripartire.

L'approdo alla Champions è fondamentale per non rischiare una rifondazione che assomigli a un ridimensionamento. Il confronto con la Juventus e le altre big italiane è impietoso e il divario non si è colmato ma solo ridotto. Con il resto d'Europa nemmeno a parlarne. Solo l'apporto della gente rimane di quel livello, ma quanto potrà durare la passione tradita di una tifoseria che era stata illusa di essersi lasciata alle spalle l'anno zero?

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