Calcio

Bakayoko, la lite con Gattuso e l'addio (misterioso) al Milan

I dubbi dell'entourage del calciatore: due versioni dei fatti, le critiche dell'ultimo mese. E se fosse solo un riscatto che costa troppo?

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Giovanni Capuano

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La lite in panchina tra Gattuso e Bakayoko nei minuti della sostituzione di Biglia per infortunio, è la conferma della tensione che attraversa un club a rischio estromissione dalla zona Champions League a lungo frequentata in questa stagione. Un epilogo che spaventa perché - parole del presidente Scaroni - rallenterebbe i programmi di crescita del club che ambisce a tornare nell'elite del calcio europeo.

Su quegli istanti roventi in panchina è stato detto e scritto molto. ll centrocampista francese, in prestito dal Chelsea e con un riscatto fissato a 35 milioni, ha pubblicato sui social la sua versione dei fatti, molto diversa da quella raccontata a caldo a bordo campo e accreditata anche da Gattuso nel post-partita, quando lo scenario unico è stato quello di un rifiuto del giocatore ad entrare in campo con successivo insulto ("Fuck you man") verso l'allenatore che gliene chiedeva conto.

Una ricostruzione respinta sia dal calciatore che dall'entourage anche attraverso la rilettura delle immagini trasmesse in televisione, dove si vede Bakayoko andare a scaldarsi su richiesta del tecnico, tornare al suo posto quando entra Jose Mauri per decisione dell'allenatore e poi tacere fino al momento in cui Gattuso gli si rivolge portandosi un dito alla tempia col classico gesto di chi dice all'interlocutore "sei matto". Tutto di spalle, però, senza che si possa avere certezza delle parole di Rino e con in mezzo un Cutrone particolarmente stupito per quanto stava accadendo.

La sovrasposizione di Bakayoko nell'ultimo mese

Di sicuro la primavera di Bakayoko è stata tormentata. Prima la maglia di Acerbi mostrata al pubblico, costata una maxi multa e giorni di polemiche e insulti anche a sfondo razzista, poi il ritardo che ha fatto scattare il ritiro punitivo per tutta la squadra. In mezzo le voci di un comportamento poco professionale con nottate fuori e puntualità rivedibile negli appuntamenti a Milanello.

Tutto sempre risolto alla luce del sole e non nelle segrete stanze della sede del club o di Milanello, nel nome di quel principio per cui i panni sporchi si lavano in casa. Lo stesso Leonardo, nel post Milan-Bologna, ha ammesso una certa sovraesposizione: "E' stato troppo bersagliato in questo periodo, sono state troppo evidenziate certe cose".

Una riflessione che viene fatta anche dall'entourage del giocatore, nella convinzione che molte cose potessero essere gestite differentemente e col sospetto crescente che la berlina pubblica sia stata funzionale anche a giustificare la decisione di non procedere a un riscatto oneroso più per motivi di scelte di mercato e di bilancio che per ragioni di campo, avendo avuto Bakayoko un buon rendimento dopo le difficoltà iniziali.

 

Di sicuro il Chelsea sta monitorando la situazione, anche perché Bakayoko rimane patrimonio del club londinese che ha bisogno di vedersi restituire un calciatore senza troppe macchie. Il mercato c'è, anche senza riscatto da parte del Milan, con profilo e operazioni potenzialmente interessanti anche per altri club italiani.

Alla fine della stagione manca davvero poco. Quanto accaduto tra Gattuso e Bakayoko è la spia di un rapporto ormai al capolinea, ma le riflessioni di chi sta intorno al calciatore portano tutte alla conclusione che il distacco potesse essere vissuto in un clima più sereno e condiviso.

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