Anche l'Erasmus diventa un reality
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Anche l'Erasmus diventa un reality
Società

Anche l'Erasmus diventa un reality

Uno dei simboli più classici dell'adolescenza incrocia la sua strada con quella del fenomeno televisivo degli ultimi anni e dà vita a un programma pensato per il web

Il progetto Erasmus diventa un reality. Anzi, un sociality. Tutto merito di Optima, "azienda giovane e smart", "popolata da oltre 250 ragazzi", un "piccolo esercito di giovani professionisti", come si definisce.

Ed ecco che questo spirito giovanilistico si traduce nel progetto Optima Erasmus che si propone di valorizzare lo studio all’estero degli studenti italiani e mostrare la vita degli 8 prescelti con borsa di studio.

La vita degli Erasmus. Sant’iddio.

Certo, viaggiare, l’integrazione europea, le culture che si uniscono, esperienze sul campo in altre realtà di studio, etc, etc. Però, tutto questo mito dell’Erasmus è perlopiù soltanto un mito. E pensare alla classica "Serata Erasmus" di qualche locale, vuol dire figurarsi un amalgama di giovani dissoluti, ubriachi, spippacchiati, in cerca di avventure estemporanee, convinti che tanto, con la scusa della lingua, gli esami non saranno troppo difficili.

Ci sono sicuramente anche i seri- preparati-motivati che sfruttano l’esperienza per implementare il curriculum. Ma, mediamente, l’Erasmus è solo un modo per farsi 6 mesi di vacanza all’estero senza che i genitori sappiano quanto zuzzurellone sia il loro caro pargolo.

Gli italiani partono per la Spagna per fare questa "esperienza di vita" e gli spagnoli vengono in Italia per le stesse ragioni. Che è come dire: clima e cultura latineggiante sono simili, da una parte la siesta, dall’altra l’assenteismo, meglio rimanere nella parte pigra del continente.

Di solito, partono studenti di facoltà umanistiche (per passare gli esami di medicina non si può concionare, o sai o non sai) e al ritorno, molto si è appreso delle viziose tradizioni dei posti, qualcuno ha cambiato sponda di gusti sessuali, approfittando della fuga dal paesino, i più si sfogano facendo cose che in Patria, davanti a quelli che li conoscono, non farebbero mai.

Si lasciano fidanzati e fidanzate con cui non ci si voleva impegnare fin dall’inizio, con la scusa che la lontananza sai, è come il vento, e si estende il più possibile l’adolescenza, un’invenzione culturale che secoli fa (neanche troppi) non esisteva e che oggi è diventata la fase più importante della crescita di un individuo occidentale (ci sono posti in cui tutt’oggi non esiste), tanto da estenderla fino ai 30, 40 anni, complice la crisi, certo, ma anche complice questo cazzeggio europeo infinito, meglio conosciuto come Progetto Erasmus.

Per fortuna, questo progetto di reality pensato per il web, è molto edulcorato, i concorrenti virano tra il serio e la simpatica canaglia, hanno l’aria scouteggiante e rassicurante, sembrano i figli di Un medico in famiglia, faranno sembrare l’Erasmus una succursale dell’oratorio (altro luogo dove è bene che i genitori non sappiano che cosa fanno realmente i ragazzi).

Chissà se a qualcuno, sulla scia di quest’idea furbetta, verrà in mente di fare un vero reality sugli Erasmus: basterebbero poche puntate per decretare l’immediata fine del progetto (non quello del reality, quello dell’Erasmus proprio). Ma seguirlo sarebbe molto più divertente.

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