Scienza

Un figlio tutto mio

Fecondazione in vitro

Luca Sciortino

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Se c'è una cosa straordinaria in alcuni scrittori questa è la loro capacità di immaginare utopie o distopie che a distanza di molto tempo divengono realtà. Ora che un gruppo di ricercatori giapponesi delle università di Kyoto guidati da Mitinori Saitou hanno prodotto in vitro cellule progenitrici di ovuli umani a partire da cellule del sangue sia di maschi sia di femmine, la società disumanizzata descritta nel ”Mondo nuovo” di Aldous Huxley diviene una possibilità concreta.

In quel libro venivano descritti squallidi edifici dalle stanze stracolme di provette numerate in cui erano contenuti gameti maschili o femminili. Qua e là, fecondatori in freddi abiti bianchi, chini su vetrini, creavano embrioni multipli. Erano i futuri nascituri umani, senza un cognome, senza un padre e una madre conosciuti e una relazione emozionale di coppia alle spalle. Qualcuno potrebbe osservare che già adesso le tecniche di fecondazione in vitro permettono di aggirare i processi affettivi che conducono alla procreazione. Ma queste tecniche non sono nulla in confronto alle potenzialità che stanno via via emergendo.

Ecco, infatti, nelle parole di Carlo Alberto Redi, uno dei massimi genetisti Italiani, alcuni sviluppi possibili di queste linee di ricerca:«la produzione in vitro di cellule uovo e spermatozoi, a partire da cellule umane non solo del sangue ma anche della pelle, sarà sicuramente possibile entro poco tempo, forse anche solo cinque anni. Si potranno prelevare cellule della pelle da un individuo, ottenere cellule staminali pluripotenti indotte, e da queste uova e spermatozoi». Ciò equivale a dire che un individuo potrà divenire genitore uniparentale di un altro essere (nel caso di un maschio utilizzando una madre surrogata). Infatti, una donna potrà produrre spermatozoi da cellule della pelle da usare per una fecondazione delle proprie cellule uovo, così come un uomo potrà produrre uova da fecondare con i propri spermatozoi.

Non è finita qui. Ci si può sbizzarrire a immaginare altre conseguenze, qualche volta agghiaccianti: per avere figli, coppie costituite da individui dello stesso sesso non dovranno necessariamente acquistare gameti maschili o femminili ma potranno produrli da sé; qualcuno potrebbe addirittura pensare di creare un figlio geneticamente simile da usare per i propri fini terapeutici; qualcun altro potrebbe donare o vendere gameti maschili o femminili a chi non ne può produrre o non è abbastanza ricco da potersene permettere la produzione. Nel “Mondo nuovo” di Huxley, la sessualità finalizzata al naturale processo di nascita era la pratica esecranda di una classe sociale inferiore. Per noi il rischio è che la sessualità venga ridotta a un complesso di comportamenti volto all'esclusiva ricerca del piacere.

Anche lo spettro dell'eugenetica aleggia nel nostro futuro. Dopotutto, il costo del sequenziamento dell'intero genoma umano si è abbassato dai 500 milioni di dollari di dieci anni fa ai 1500 dollari di oggi. Si può quindi credere a quanto ha affermato Henry Greely, docente di genetica alla Stanford University: tra una decina di anni sarà possibile sequenziare una cellula di un embrione per qualche decina di dollari. La notizia che in Cina sarebbero nate due gemelle da embrione geneticamente modificato per rendere l'organismo resistente a future infezioni non è quindi necessariamente infondata. Secondo Redi, la nuova e innovativa tecnica cosiddetta “Crispr”, una sorta di taglia-incolla del Dna, premette oggi, almeno in linea di principio, la nascita di esseri umani geneticamente modificati.

Fin qui i timori suscitati dai nuovi sviluppi della genetica. Non mancano, comunque, neanche le speranze di nuove cure. In alcuni casi queste ultime sono già realtà: le cellule staminali vengono utilizzate per rigenerare zone di necrosi dopo un infarto, per la ricostruzione delle cornee e la produzione di strutture che mimano le funzioni di organi umani. Altre applicazioni terapeutiche sono in arrivo:« Individui infertili a causa degli effetti di terapie oncologiche, o per difetti nello sviluppo di cellule germinali, possono sperare che nel giro di 5-10 anni potranno produrre gameti a partire da cellule della pelle o del sangue» sostiene Redi. E' anche facile immaginare che con queste ricerche l'umanità acquisterà un nuovo strumento per fronteggiare l'estinzione delle specie. Basterà un solo esemplare, maschio o femmina, e quando necessario una madre surrogata, per produrre una nuova vita e preservare così la specie. Resta comunque il problema che non abbiamo alcuna idee delle capacità di sopravvivenza di individui, umani o non umani, nati con fecondazioni che usano gameti artificiali.

Oggi l'umanità è a un bivio tra queste due alternative possibili: una società come quella di Huxley, pianificata nel nome della produzione, privata di esperienze che la rendono più umana, come quella della genitorialità, e una società nella quale i progressi delle biotecnologie vengono usati per dare più opportunità a chi vuole essere padre o madre. In un caso o in un altro, non potremo eludere domande come queste: quali sono i limiti dell'intervento umano? Questo tipo di tecniche saranno accessibili a tutti o solo ai più ricchi? La risposta richiede una riflessione urgente e profonda, avendo in mente che è preferibile una società meno “perfetta” ma più libera e meno egoista.

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